Riscaldamento 2026, quando si possono accendere i termosifoni? Le date zona per zona

Con l’arrivo dell’autunno si avvicina anche il momento di riaccendere il riscaldamento. Le date, però, come ogni anno, non sono uguali in tutta Italia: cambiano in base alla zona climatica in cui si trova il Comune di residenza. A variare sono anche il periodo di utilizzo degli impianti e il numero massimo di ore giornaliere consentite. Ecco cosa sapere.
Quello che devi sapere
I Comuni possono modificare date e orari del riscaldamento
La data di accensione e il numero massimo di ore giornaliere dipendono dalla zona climatica in cui si trova il Comune, secondo la classificazione prevista dalla normativa nazionale. I sindaci possono però intervenire con apposite ordinanze e, in presenza di comprovate esigenze, anticipare o posticipare il periodo di accensione, ridurre o aumentare la durata giornaliera di funzionamento degli impianti e stabilire una temperatura massima più bassa rispetto a quella prevista.
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TERMOSIFONE - ©IPA/Fotogramma
Le regole cambiano in base alla zona climatica
Per conoscere le regole previste nella propria città bisogna quindi verificare la relativa fascia climatica. Nelle aree più calde del Paese il riscaldamento può essere acceso più tardi, mentre nei comuni montani appartenenti alla fascia più fredda non sono previsti limiti stagionali.
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Dal 15 ottobre nelle città della zona E
La prima data da segnare per molte città italiane è il 15 ottobre. Da quel giorno possono essere accesi gli impianti nei Comuni appartenenti alla zona climatica E, che comprende una larga parte del Nord Italia. In questa fascia il riscaldamento può rimanere acceso fino al 15 aprile, per un massimo di 14 ore al giorno.
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Milano, Torino e Bologna nella zona E
Milano, Torino e Bologna appartengono alla zona climatica E. In queste città i termosifoni possono quindi essere accesi dal 15 ottobre al 15 aprile. Nella stessa fascia rientrano anche numerosi altri capoluoghi del Nord, tra cui Venezia, Verona, Brescia, Bergamo e Trieste.
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Tutte le province della zona E
Nello specifico, la zona E riguarda le province di Alessandria, Aosta, Arezzo, Asti, Bergamo, Biella, Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Como, Cremona, Enna, Ferrara, Frosinone, Gorizia, L’Aquila, Lecco, Lodi, Milano, Modena, Novara, Padova, Parma, Pavia, Perugia, Piacenza, Pordenone, Potenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rieti, Rimini, Rovigo, Sondrio, Torino, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Verbania, Vercelli, Verona, Vicenza. È compresa anche la provincia di Forlì-Cesena, ad esclusione dei comuni di Forlì e Forlimpopoli inseriti in fascia D, considerata più calda.
A Roma dal primo novembre
A Roma bisogna invece aspettare il primo novembre. La Capitale appartiene alla zona climatica D, nella quale il riscaldamento può essere utilizzato fino al 15 aprile. Il limite massimo previsto è di 12 ore al giorno. Nella stessa fascia rientrano anche Firenze, Ancona, Perugia e Genova.
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La zona D
La zona D comprende le province di Ascoli Piceno, Avellino, Caltanissetta, Chieti, Firenze, Foggia, Forlì, Genova, Grosseto, Isernia, La Spezia, Livorno, Lucca, Macerata, Massa Carrara, Matera, Nuoro, Pesaro, Pescara, Pisa, Pistoia, Prato, Savona, Siena, Teramo, Terni, Vibo Valentia, Viterbo.
Napoli, Bari e Lecce dal 15 novembre
Nelle città apparenti alla zona C bisogna invece attendere il 15 novembre. In questa fascia rientrano Napoli, Bari e Lecce. Il riscaldamento può essere utilizzato fino al 31 marzo, per un massimo di 10 ore al giorno.
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La zona C
Nella zona C sono compresi territori di Bari, Benevento, Brindisi, Cagliari, Caserta, Catanzaro, Cosenza, Imperia, Latina, Lecce, Napoli, Oristano, Ragusa, Salerno, Sassari e Taranto.
La zona A
Nella zona A, che comprende Lampedusa, Porto Empedocle e Linosa, i termosifoni potrenno essere accesi dal primo dicembre, per 6 ore giornaliere al massimo, e dovranno essere spenti entro il 15 marzo.
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Zona B
Anche nella zona B, nella quale sono incluse le province di Agrigento, Catania, Crotone, Messina, Palermo, Reggio Calabria, Siracusa e Trapani, la data di accensione può essere stabilita dal primo dicembre, per un massimo di 8 ore giornaliere, con spegnimento fissato al 31 marzo.
La zona F
Nella zona F, al contrario di altre aree, non sono previsti limiti. Questa zona accorpa i territori di Belluno, Cuneo e Trento. Sono inclusi anche comuni dell’arco appenninico in cui il clima autunnale e invernale risulta particolarmente rigido e non hanno alcuna limitazione per quanto riguarda il periodo di accensione del riscaldamento e i limiti per la temperatura interna agli edifici. Ecco la lista. Provincia di Bologna: Lizzano in Belvedere, Porretta Terme e Granaglione, Castel d'Aiano, Loiano, Monghidoro. Provincia di Modena: Frassinoro; Pievepelago; Fiumalbo; Riolunato; Montefiorino, Palagano, Lama Mocogno, Montecreto, Sestola e Fanano. Provincia di Reggio Emilia: Reggio Emilia: Ramiseto; Collagna; Busana; Ligonchio; Villa Minozzo, Toano; Castelnovo ne’ Monti e Vetto. Provincia di Parma: Corniglio; Monchio; Palanzano; Albareto; Borgotaro; Compiano; Bedonia e Tornolo. Provincia di Piacenza: Zerba, Cerignale, Ottone e Ferriere. Provincia di Forlì-Cesena: il comune di Verghereto.
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Le sei zone climatiche
Il calendario previsto è il seguente:
- Zona A: dal 1° dicembre al 15 marzo, per un massimo di 6 ore al giorno.
- Zona B: dal 1° dicembre al 31 marzo, per un massimo di 8 ore al giorno.
- Zona C: dal 15 novembre al 31 marzo, per un massimo di 10 ore al giorno.
- Zona D: dal 1° novembre al 15 aprile, per un massimo di 12 ore al giorno.
- Zona E: dal 15 ottobre al 15 aprile, per un massimo di 14 ore al giorno.
- Zona F: nessuna limitazione.
TERMOSIFONE - ©IPA/Fotogramma
La temperatura massima negli edifici
Le regole non riguardano soltanto il periodo di accensione, ma anche la temperatura degli ambienti. Per le abitazioni e gli altri edifici a uso civile il riferimento indicato è di 20 °C, con una tolleranza di 2 °C. Per gli immobili destinati ad attività industriali o artigianali il limite indicato è invece di 18 °C, sempre con una tolleranza di 2 °C.
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