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Thursday, October 8, 2026

Pietracatella, perquisiti 70 pc per scoprire se siano state fatte ricerche sulla ricina

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Oltre 70 computer di una scuola da analizzare per capire se qualcuno li abbia usati per cercare informazioni sulla ricina e, se le tracce informatiche esistono ancora, provare a stabilire quando siano state lasciate e chi fosse davanti allo schermo. Proseguono su questo filone le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate dalla ricina alla fine di dicembre 2025 a Pietracatella, in provincia di Campobasso. La procura di Larino ha ordinato per martedì una perquisizione informatica all’istituto agrario di Riccia.

A occuparsene sarà la squadra mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano, insieme agli esperti del servizio centrale operativo della polizia di Stato. Gli accertamenti, come si legge nelle circa otto pagine della notifica, riguarderanno decine di computer presenti nella scuola, dalle aule ai laboratori, inclusi quello di chimica e quello adiacente alla serra, dove sono conservati i semi e coltivate diverse piante, tra le quali si è già cercato, senza esito, il ricino.

Se saranno individuati computer, supporti o informazioni utili per l’inchiesta è previsto il sequestro degli strumenti informatici. Gli investigatori si chiedono se da uno di quei computer qualcuno abbia cercato la ricina o sostanze compatibili con la sua estrazione dai semi. Per scoprirlo non saranno analizzate soltanto le normali cronologie internet, ma anche pagine visitate, download, file e dati eventualmente cancellati. Le verifiche si estenderanno inoltre all’eventuale utilizzo di sistemi di navigazione anonima, all’uso di Tor Browser e agli accessi al dark web.

Tra le chiavi di ricerca sotto la lente degli investigatori ci sono “ricina”, “veleno”, “ricino”, “semi di ricino” e “olio di ricino”, ma anche termini per addetti ai lavori come “esano”, “solfato di ammonio” e “solfato di sodio”, relativi ai procedimenti di estrazione e trattamento della tossina. Non c’è nessuna certezza sul fatto che dai computer dell’istituto agrario di Riccia siano partite ricerche sulla ricina: è proprio ciò che la perquisizione dovrà scoprire.

La scelta di questa scuola non è però casuale. All’epoca della morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, nell’istituto lavorava come docente di matematica una donna di Pietracatella molto vicina a Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. È già stata ascoltata più volte dagli investigatori e a metà agosto è stata messa a confronto diretto con Gianni Di Vita in questura.

Nella stessa scuola è impiegato come tecnico di laboratorio anche il marito. Gli investigatori stanno scavando da mesi su persone e relazioni precise, nel solco della cosiddetta “pista passionale”, nel tentativo di trovare riscontri a una serie di sospetti. Le analisi dei computer si basano anche su navigazioni e interrogazioni online relative alla ricina e ai veleni effettuate da persone non ancora identificate nelle quali si sono imbattuti gli inquirenti, che finora hanno ascoltato oltre duecento persone, alcune più volte.

Gli inquirenti stanno vagliando in particolare Reddit, la piattaforma sulla quale sono comparsi post e discussioni sulla ricina, sulla sua reperibilità e sul suo possibile utilizzo. Per approfondire il filone delle ricerche online è stato chiesto anche il supporto dell’Fbi, la polizia federale statunitense.

La procuratrice titolare dell’inchiesta è intervenuta sull’ipotesi che Antonella e Sara possano essere rimaste vittime di un avvelenamento accidentale. “Stiamo raccogliendo tutti gli elementi di rilievo su tutte le piste possibili. Quella dell’accidentalità è, francamente, la più improbabile”, ha dichiarato il magistrato, che procede per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso del veleno.

Del resto sia Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, sia il medico legale Benedetta Pia De Luca, i due esperti medico-scientifici, hanno osservato che gli accertamenti hanno consentito di stabilire con certezza l’intossicazione da ricina, ma che i soli dati scientifici non consentono di determinare se l’assunzione sia stata accidentale oppure provocata da terzi.

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