Violente proteste a Tirana, sassi e molotov contro la polizia
Manifestanti incappucciati hanno lanciato pietre contro la polizia a Tirana, capitale dell'Albania, durante una nuova protesta contro il governo per chiedere le dimissioni del primo ministro Edi Rama. La manifestazione, iniziata pacificamente davanti al ministero dell'Istruzione, è degenerata quando decine di giovani hanno cominciato a scagliare pietre divelte dalla pavimentazione contro gli agenti e a incendiare cassonetti dei rifiuti.
Le proteste, prive di una leadership riconosciuta, sono cominciate a maggio contro la presunta corruzione, in seguito alle contestazioni per un progetto di hotel di lusso in una riserva naturale protetta, legato alla famiglia del presidente americano Donald Trump. Da meta' ottobre si sono trasformate in un'ondata di manifestazioni, spesso violente, alimentate anche dal malcontento per le carenze del sistema sanitario e la mancanza di prospettive per i giovani.
Secondo il ministro dell'Interno Ervin Demo, dall'inizio delle proteste sono rimaste ferite 350 persone, tra cui circa 200 agenti di polizia e una quarantina di passanti. Sono stati inoltre arrestati 269 minorenni. Mercoledì il governo ha inasprito le misure contro le violenze durante le manifestazioni, introducendo multe fino a 5.500 euro per i partecipanti responsabili di atti violenti.
L'opposizione di centrodestra, guidata da Sali Berisha, ha tentato di unirsi alla manifestazione, ma è stata respinta. "L'opposizione siamo noi", hanno dichiarato i giovani, i quali avevano creato anche un cordone per ostacolare l'avanzare dei militanti dell'opposizione.
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