Giordania, spari in una chiesa, 7 morti e 10 feriti. Israele sigilla la Cisgiordania

Le forze israeliane si dispiegano sul posto in seguito a uno scontro a fuoco con due uomini palestinesi armati presso il posto di blocco settentrionale di Hebron, in Cisgiordania – territorio sotto occupazione israeliana – il 23 ottobre 2026.
IL PUNTO - L'allarme ai massimi livelli lanciato nei giorni scorsi dal governo israeliano per il rischio di attacchi imminenti si è trasformato in realtà. Venerdì mattina, a quattro giorni dalle elezioni per la ventiseiesima Knesset, un commando palestinese ha aperto il fuoco contro un posto di blocco provvisorio delle Forze di difesa israeliane (IDF) all'uscita di Hebron. La sparatoria, durata circa venti minuti, ha causato la morte di due soldati israeliani e il ferimento di altri tre, prima che i militari neutralizzassero a morte i due attentatori. La risposta istituzionale e militare è scattata immediata: il primo ministro Benjamin Netanyahu ha disposto la chiusura totale della Cisgiordania e promesso una rappresaglia senza precedenti, annunciando l'evacuazione del quartiere di provenienza dei due assalitori e la demolizione delle strutture legate alle fazioni armate per fare spazio a nuovi insediamenti ebraici. Contestualmente, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha dato ordine di abbattere le costruzioni palestinesi considerate abusive situate nei pressi dell'area dell'agguato. La dinamica dell'agguato a Farsh al-Hawa Secondo la ricostruzione dell'esercito e l'analisi dei filmati circolati sui canali social, i due responsabili — identificati come Mohammad Jaaba e Firas Jaaba, entrambi ventisettenni residenti a Hebron — sono arrivati a bordo di un'auto intorno alle 7:30 del mattino presso il checkpoint. Resisi conto dell'impossibilità di superare i controlli di routine per raggiungere la Route 35 e prendere di mira veicoli civili israeliani, i due hanno impugnato un fucile d'assalto e una pistola, aprendo il fuoco contro i militari in servizio. L'ingente quantitativo di proiettili e caricatori rinvenuto all'interno del veicolo dopo lo scontro a fuoco lascia supporre che l'obiettivo originario fosse un attentato di portata ben maggiore. L'azione è stata subito elogiata da Hamas, che vanta un forte radicamento nella città e ha rinnovato l'appello alla mobilitazione armata generale. Poche ore dopo, filmati verificati mostravano le truppe israeliane intimare l'evacuazione forzata agli abitanti del sobborgo di Farsh al-Hawa prima dell'ingresso dei bulldozer, manovra denunciata dall'Autorità Nazionale Palestinese come un'illegittima "punizione collettiva". Davanti alle telecamere posizionate sul luogo dell'attentato, Netanyahu ha ribadito la linea dura: le case degli attentatori saranno rase al suolo e sostituite da nuovi avamposti di coloni. Il voto della 26ma Knesset nell'ombra della crisi L'attentato piomba su una campagna elettorale già segnata da profonde lacerazioni interne. Israele arriva alle urne in un clima di forte esasperazione sociale: pesano le manifestazioni degli ebrei ultraortodossi contro l'arruolamento obbligatorio, le intimidazioni rivolte ai candidati, le crescenti violenze dei coloni radicali in West Bank e l'incubo di un conflitto regionale allargato. A esasperare ulteriormente lo scenario sono giunte venerdì sera le dichiarazioni dell'ambasciatore statunitense in Turchia, Tom Barrack, che ha paventato la possibilità concreta di un raid americano contro l'Iran entro il fine settimana. Sul piano politico, gli analisti evidenziano come la tragedia di Hebron difficilmente sposterà gli equilibri elettorali. Il coro di solidarietà espresso alle IDF dai principali leader dell'opposizione, tra cui Yair Golan e Gadi Eizenkot, impedisce a Netanyahu di monopolizzare il tema della sicurezza nazionale. Gli ultimi sondaggi continuano a delineare una situazione di stallo, con nessuno dei due schieramenti in grado di assicurarsi una maggioranza solida per governare. Sullo sfondo restano le preoccupazioni internazionali ammesse dallo stesso premier israeliano in un'intervista a Channel 10, nella quale ha manifestato timori per le sanzioni e per la tenuta dei rapporti con Washington: secondo Netanyahu, i massicci aiuti militari americani sono destinati a ridursi nel lungo periodo perché «l'America è cambiata ed è solo questione di tempo» prima che muti il quadro delle relazioni bilaterali.
L'allarme ai massimi livelli lanciato nei giorni scorsi dal governo israeliano per il rischio di attacchi imminenti si è trasformato in realtà. Venerdì mattina, a quattro giorni dalle elezioni per la ventiseiesima Knesset, un commando palestinese ha aperto il fuoco contro un posto di blocco provvisorio delle Forze di difesa israeliane (IDF) all'uscita di Hebron. La sparatoria, durata circa venti minuti, ha causato la morte di due soldati israeliani e il ferimento di altri tre, prima che i militari neutralizzassero a morte i due attentatori.
La risposta istituzionale e militare è scattata immediata: il primo ministro Benjamin Netanyahu ha disposto la chiusura totale della Cisgiordania e promesso una rappresaglia senza precedenti, annunciando l'evacuazione del quartiere di provenienza dei due assalitori e la demolizione delle strutture legate alle fazioni armate per fare spazio a nuovi insediamenti ebraici. Contestualmente, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha dato ordine di abbattere le costruzioni palestinesi considerate abusive situate nei pressi dell'area dell'agguato.
La dinamica dell'agguato a Farsh al-Hawa
Secondo la ricostruzione dell'esercito e l'analisi dei filmati circolati sui canali social, i due responsabili — identificati come Mohammad Jaaba e Firas Jaaba, entrambi ventisettenni residenti a Hebron — sono arrivati a bordo di un'auto intorno alle 7:30 del mattino presso il checkpoint. Resisi conto dell'impossibilità di superare i controlli di routine per raggiungere la Route 35 e prendere di mira veicoli civili israeliani, i due hanno impugnato un fucile d'assalto e una pistola, aprendo il fuoco contro i militari in servizio.
L'ingente quantitativo di proiettili e caricatori rinvenuto all'interno del veicolo dopo lo scontro a fuoco lascia supporre che l'obiettivo originario fosse un attentato di portata ben maggiore. L'azione è stata subito elogiata da Hamas, che vanta un forte radicamento nella città e ha rinnovato l'appello alla mobilitazione armata generale.
Poche ore dopo, filmati verificati mostravano le truppe israeliane intimare l'evacuazione forzata agli abitanti del sobborgo di Farsh al-Hawa prima dell'ingresso dei bulldozer, manovra denunciata dall'Autorità Nazionale Palestinese come un'illegittima "punizione collettiva". Davanti alle telecamere posizionate sul luogo dell'attentato, Netanyahu ha ribadito la linea dura: le case degli attentatori saranno rase al suolo e sostituite da nuovi avamposti di coloni.
Il voto della 26ma Knesset nell'ombra della crisi
L'attentato piomba su una campagna elettorale già segnata da profonde lacerazioni interne. Israele arriva alle urne in un clima di forte esasperazione sociale: pesano le manifestazioni degli ebrei ultraortodossi contro l'arruolamento obbligatorio, le intimidazioni rivolte ai candidati, le crescenti violenze dei coloni radicali in West Bank e l'incubo di un conflitto regionale allargato. A esasperare ulteriormente lo scenario sono giunte venerdì sera le dichiarazioni dell'ambasciatore statunitense in Turchia, Tom Barrack, che ha paventato la possibilità concreta di un raid americano contro l'Iran entro il fine settimana.
Sul piano politico, gli analisti evidenziano come la tragedia di Hebron difficilmente sposterà gli equilibri elettorali. Il coro di solidarietà espresso alle IDF dai principali leader dell'opposizione, tra cui Yair Golan e Gadi Eizenkot, impedisce a Netanyahu di monopolizzare il tema della sicurezza nazionale. Gli ultimi sondaggi continuano a delineare una situazione di stallo, con nessuno dei due schieramenti in grado di assicurarsi una maggioranza solida per governare.
Sullo sfondo restano le preoccupazioni internazionali ammesse dallo stesso premier israeliano in un'intervista a Channel 10, nella quale ha manifestato timori per le sanzioni e per la tenuta dei rapporti con Washington: secondo Netanyahu, i massicci aiuti militari americani sono destinati a ridursi nel lungo periodo perché «l'America è cambiata ed è solo questione di tempo» prima che muti il quadro delle relazioni bilaterali.
Medio Oriente: raid e blocco in Cisgiordania dopo l'attacco a Hebron, nuovi bombardamenti nel sud del Libano
Circa venti veicoli militari israeliani hanno fatto irruzione a Hebron, nella Cisgiordania occupata, a seguito dell'attacco a fuoco che ha provocato la morte di due soldati israeliani e il ferimento di altri militari. In risposta all'agguato, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ordinato il blocco totale del territorio cisgiordano.
Parallelamente, la tensione resta alta anche sul fronte settentrionale: secondo quanto riferito dall'agenzia libanese NNA, le forze israeliane hanno intensificato i raid contro la città di Khiam e proseguito bombardamenti a intermittenza su diversi centri abitati del sud del Libano, colpendo tra gli altri Mayfadoun, Zawtar al-Sharqiyah, Barashit, Majdal Zoun e Qantara.
Cisgiordania, attacco a Hebron: uccisi due soldati israeliani, scattano demolizioni e chiusure
A quattro giorni dalle elezioni politiche in Israele, due uomini armati palestinesi hanno aperto il fuoco contro un checkpoint militare a Hebron, uccidendo due soldati delle IDF e ferendone lievemente altri tre. In risposta all'agguato, le forze israeliane hanno imposto l'assedio alla città e avviato demolizioni ed evacuazioni forzate in un quartiere dell'area. Dopo aver inizialmente annunciato il blocco totale della Cisgiordania, il premier Benjamin Netanyahu ha parzialmente corretto il tiro, ipotizzando un cordone di sicurezza concentrato principalmente attorno a Hebron e Halhul.
Stretto di Hormuz, due superpetroliere colpite da mine: equipaggi evacuati
Due superpetroliere cariche di greggio sono state messe fuori uso nelle prime ore di oggi dopo aver urtato delle mine navali lungo la costa meridionale dello Stretto di Hormuz. A renderlo noto è l'ufficio stampa della Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, secondo cui le imbarcazioni stavano tentando di attraversare il braccio di mare seguendo una rotta non autorizzata. Le detonazioni hanno innescato violenti incendi e distrutto le sale macchine, rendendo ingovernabili i natanti e costringendo gli equipaggi ad abbandonare le navi. Complessivamente, i due convogli trasportavano oltre 4,5 milioni di barili di petrolio greggio.
Idf: parte a Hebron operazione antiterrorismo. Residenti interrogati, poi via
L'Idf e lo Shin Bet, dopo l'attentato di questa mattina, hanno avviato un'operazione antiterrorismo nella città di Hebron, nel sud della Cisgiordania, che ''durerà diversi giorni''. Lo riferisce il portavoce dell'Idf. ''Le forze in campo hanno avviato perquisizioni mirate per individuare e smantellare infrastrutture terroristiche e armi, e interrogare sospettati.
L'operazione è mirata e circoscritta all'area da cui operavano i terroristi". ''I residenti della zona interessata potranno uscire attraverso tre punti designati, previa verifica e interrogatorio. Chiunque susciti sospetti verrà trasferito per essere interrogato''.
Cisgiordania, Netanyahu: Idf pronte a "operazione su vasta scala"
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato oggi che le Forze di difesa israeliane (Idf) sono pronte per "un'operazione su vasta scala" in Cisgiordania, "di una portata che non si vedeva dalla Guerra dei Sei Giorni", nel corso della sua visita nei pressi di Hebron, dove questa mattina due palestinesi hanno aperto il fuoco contro soldati israeliani, uccidendo due militari e ferendone altri tre.
"Innanzitutto, agiremo per distruggere questo posto, per trasformarlo completamente - ha detto in un video diffuso dal suo ufficio e riportato dai media israeliani - ma faremo qualcosa che finora non era mai stato fatto: applicheremo il modello, efficace e aggressivo, che abbiamo utilizzato nei campi profughi, che sono, a tutti gli effetti, roccaforti terroristiche".
"È esattamente quello che faremo qui, nel quartiere di Hebron da cui sono usciti i terroristi - ha aggiunto Netanyahu - evacueremo i residenti, passeremo casa per casa, rimuoveremo le armi e ci occuperemo di smantellare e distruggere l'intera infrastruttura terroristica".
Netanyahu ha quindi annunciato "un'operazione su vasta scala" in Cisgiordania, la più imponente dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967: "Le Idf sono pronte a eseguirla; decideremo noi il momento, ma è in arrivo".
Netanyahu ordina la chiusura della Cisgiordania dopo i fatti di Hebron
(di Antonella Alba) Si complica la situazione in Israele a quattro giorni delle elezioni politiche. Il Governo si prepara "a un blocco totale di tutta la Giudea e la Samaria a partire da oggi".
Chiama i luoghi col loro antico nome Benjamin Netanyahu mentre annuncia la decisione seguita - secondo quanto dichiarato da lui stesso - al tentativo di attacco terroristico condotto da miliziani palestinesi avvenuto nei pressi di Hebron. Due persone sono morte e cinque sono rimaste ferite in una sparatoria.
Un giornalista di Afp sarebbe testimone di quanto accaduto: le due vittime i presunti aggressori, sono stati uccisi in un conflitto a fuoco con i soldati dell'Idf, mentre i feriti sono tutti israeliani.
Netanyahu, impegnato in una serrata corsa per un nuovo mandato alle elezioni di martedì prossimo, ha affermato che le truppe israeliane hanno sventato quello che avrebbe potuto essere un attacco di vasta portata, con gli aggressori che presumibilmente trasportavano una grande quantità di munizioni nel loro veicolo.
Ieri una minaccia di Hamas era trapelata nelle agenzie “siamo pronti a un attacco come il 7 ottobre” anche in Cisgiordania e all'estero. Il messaggio trasmesso attraverso il Coordinatore Onu Ramiz Al-Akbarov. La minaccia considerata senza precedenti è stato trasmesso allo Stato ebraico.
I leader della milizia hanno lamentato l'indebolimento del controllo su Gaza: la prosecuzione delle operazioni militari israeliane, le modifiche alla Linea Gialla, la cancellazione delle elezioni previste per il 28 novembre da parte del presidente dell'Autorità palestinese Abu Mazen.
Oggi poi la nota apparsa su Telegram con la quale Hamas ha definito l'accaduto eroico ma senza rivendicarlo…CONTINUA A LEGGERE QUI
Coloni israeliani reagiscono sul luogo in cui, in precedenza, si è verificato uno scambio di fuoco tra palestinesi armati e forze israeliane, in seguito a un incidente presso il posto di blocco settentrionale di Hebron, nella Cisgiordania occupata da Israele, il 23 ottobre 2026. (afp)
Due italiani arrestati ed espulsi in Cisgiordania, sono volontari umanitari
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