Tutto normale: è solo crisi climatica! Contro il disfattismo, torniamo in strada
L’autunno è iniziato: dopo quella che passerà alla storia probabilmente come la prima estate in cui la crisi climatica si è fatta a sentire con una violenza tutta nuova, anche la stagione autunnale vive un caldo eccezionale che sentiamo meno sulla pelle ma che sentiremo ugualmente tramite tutti gli effetti che gli sconvolgimenti climatici stanno portando.
La precisione dei modelli climatici nel prevedere gli effetti delle emissioni climalteranti è stata semplicemente un caso unico. L’amara considerazione che possiamo concederci è che abbiamo la prova che quando si finanzia un settore di ricerca al quale lavorano per decenni alcuni dei migliori scienziati del mondo, si ottiene una grande affidabilità nel risultato prodotto. L’ultimo report dell’IPCC – il gruppo di lavoro dell’ONU sui cambiamenti climatici -, l’AR6, affermava che il picco delle emissioni per restare sotto il +1,5°C di aumento della temperatura media globale doveva avvenire entro il 2025. Ciò non è avvenuto e infatti il 2025 è stato il primo anno in cui si è raggiunta questa soglia, destinata a essere superata anche in queste annate di caldo ormai non più eccezionale.
Le previsioni sul collasso dei ghiacciai e sul riscaldamento degli oceani sono similmente in linea con quanto stiamo osservando in questi mesi. Quando sbaglia, la scienza climatica lo fa per eccessivo ottimismo, tipico dei report scientifici che devono evitare toni sensazionalistici.
Agosto è stato il mese più caldo da quando esistono le registrazioni secondo Copernicus e il ghiacciaio della Marmolada, negli anni diventato simbolo della crisi climatica, è destinato a scomparire entro 20 anni. Chi nasce in questi mesi vivrà la maggiore età in un mondo sconvolto rispetto a quello di oggi e di ieri, un mondo al quale non siamo assolutamente preparati. Un mondo che non riusciamo nemmeno a immaginare fuori dai report scientifici e dalle descrizioni in climatologia.
Questo corollario degli orrori non è però la fredda stima di un qualche lontano avvenimento. Non siamo gli scienziati di noi stessi: siamo dentro questo cambiamento. Mentre le Nazioni Unite affermano che è ormai impossibile stare sotto il +1,5°C e che il clima cambierà con enormi conseguenze, il pessimismo è la principale è più potente arma nelle mani di chi ha scelto deliberatamente e coscientemente di portare al collasso intere nazioni nel mondo. Abbiamo troppo da perdere per essere pessimisti: chiamarci fuori dalla storia oggi è comodo ma misantropo, un comportamento antietico che dobbiamo riconoscere come inaccettabile. Il disfattismo è proprio di chi non ha compreso la portata di quanto sta avvenendo ed è compito della società civile affermare quanto sia possibile oggi salvare ancora tanto e quanto sia oggi più che mai necessario difendere il diritto di tutti a una vita normale.
Mentre in Europa e nel Mondo emerge l’idea che sia accettabile un futuro di guerre e privazioni, dobbiamo riaffermare la possibilità che abbiamo di cambiare il futuro che ci viene imposto. Già in questi anni la solidarietà internazionale e le mobilitazioni in tutto il mondo hanno limitato alcuni dei peggiori danni della crisi climatica, rendendo alcuni dei peggiori scenari IPCC non più plausibili. Anche localmente le città possono fare proprie strategie di mitigazione della crisi climatica, come il depaving, la pratica di liberare dal cemento porzioni di terreno per aumentare la permeabilità e la risposta alle ondate di calore.
Anche per questo venerdì 16 ottobre si terrà in Italia un nuovo sciopero per il clima chiamato da Fridays For Future: la crisi climatica che ha azzerato la resa agricola di alcune aree d’Italia è possibile solo grazie al negazionismo del governo e agli interessi industriali di poche persone. La scienza aveva ragione quando ci metteva in guardia sul +1,5 e ha ragione ora che ci dice che possiamo salvare ancora tanto. Non lasciamo che vinca chi cerca di distruggere anche questo spiraglio di possibilità.
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