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Wednesday, September 30, 2026

Nessuno sottovaluti il Marrone ‘crociato’ alla corte di Emanuele Filiberto: dietro, c’è un disegno

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Nessuno sottovaluti il Marrone ‘crociato’ alla corte di Emanuele Filiberto: dietro, c’è un disegno

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Nessuno sottovaluti il Marrone “crociato” alla corte di Emanuele Filiberto: non è folklore, è un disegno politico coerente e pericoloso.

Il fatto è noto: il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, di Fratelli d’Italia, l’uomo forte della giunta del forzista Alberto Cirio che pare avere la testa altrove ogni giorno di più, ha esibito pubblicamente la propria partecipazione ai rituali di affiliazione ad uno degli ordini cavallereschi, quello dei santi Maurizio e Lazzaro, legato alla ex casa reale Savoia, amministrato dal “duca-principe” Emanuele Filiberto di Savoia per l’appunto, facendosi ritrarre in sfolgorante cappa rossa e alamari sberluccicanti.

Primi sono stati i parlamentari ed i consiglieri di AVS ad intervenire per denunciare l’accaduto: Marco Grimaldi, deputato ed autore di un blog su questo giornale online, ha firmato una precisa interrogazione parlamentare, ripresa dalle consigliere regionali (Ravinale, Marro e Cera), ricavandone minacce di querela e silenzi istituzionali (rectius: c’è stato chi, tra i consiglieri regionali di maggioranza, per sgombrare ogni dubbio si è esibito in Aula con un sonoro: “avanti Savoia!”). Rimandando senz’altro alle argomentazioni adoperate dall’on. Grimaldi per stigmatizzare il cavalier-templar-Marrone, con le radici orgogliosamente piantate nelle crociate di mille anni fa, aggiungo qualche considerazione.

Ho motivo di pensare che per il “soldato-politico” Maurizio Marrone questa ostentazione sia tutt’altro che piaggeria verso un potenziale bacino di voti o vacuo narcisismo nostalgico verso una monarchia che, come il Duce, avrebbe fatto (soprattutto!) cose buone, ma che sia il tassello di una rappresentazione simbolica eversiva dell’ordine costituzionale, che è, conviene ricordarlo all’indomani dell’anniversario dell’eccidio di Monte Sole, iniziato il 29 settembre 1944, antifascista, repubblicana, democratica e pluralista.

Ne ebbi un assaggio quando nel 2016 Marrone si face promotore a Torino dell’apertura di una improbabile, quanto evocativa, “Rappresentanza diplomatica dell’auto proclamata Repubblica popolare di Donetsk”: allora ero io deputato ed interrogai il Governo (presidente del Consiglio Paolo Gentiloni) per sapere quale fosse l’indirizzo italiano in politica estera versa le mire putiniane, già allora evidenti dopo l’occupazione della Crimea e di parte della Georgia.

Qual è il punto? La negazione sempre più spudorata dell’idea figlia della Rivoluzione francese: gli uomini nascono tutti liberi ed eguali. Idea esplosiva contro ogni forza di suprematismo, di razzismo, di nazionalismo imperialista, di teismo brandito come manganello, financo contro ogni forma di mafia, di familismo amorale, di maschilismo violento tra le mura domestiche. Un altro Mondo, insomma.

Ma per i discepoli del “sangue contro oro” la rivoluzione francese e quei suoi bizzarri contenuti sono da archiviare al più presto e per sempre come la più eccentrica e disgustosa eresia della storia. L’uguaglianza in dignità tra esseri umani, che pretende l’uguaglianza di fronte alla Legge, che a sua volta esige quanto contenuto dal comma 2 dell’art. 3 della nostra Costituzione e quindi la divisione tra i poteri dello Stato, un Parlamento animato da portatori di punti di vista differenti sulla società, una scuola laica ed emancipante, sarebbe per costoro una paccottiglia abominevole, funzionale soltanto a farsi menare per il naso da poteri finanziari sovra nazionali. Lo stragista di Utoya, Breivik, non per caso usò parole chiare contro l’uguaglianza e la democrazia parlamentare, nel manifesto che diffuse prima di assassinare sessantanove giovani socialisti norvegesi.

Le destre suprematiste in tutto il Mondo occidentale stanno proponendo, con crescente successo, agli elettori di rifugiarsi nel “bosco” della identità nazionale per trovare rifugio non soltanto da una globalizzazione feroce che impoverisce i più vulnerabili, ma anche, più banalmente, da baby-gang di latinos o nord africani di seconda generazione che impazzano con monopattini e coltelli.

Ma l’identità nazionale non è il “bosco” di Robin Hood e nemmeno la Terra di Mezzo degli Hobbit, è piuttosto la “botte” dentro la quale ci si chiude insieme a serpenti, lupi e galli, per rotolare giù lungo dirupo che porta alla guerra di tutti contro tutti. Illudere i cittadini italiani (?) di far parte del “giro giusto”, col sacrosanto diritto di cavarsi d’impiccio e d’impaccio a qualunque costo potrebbe far sorridere se facesse pensare soltanto al Marchese del Grillo di Alberto Sordi e non alle leggi razziali, ai rastrellamenti ed ai vagoni piombati che partivano anche da Porta Nuova (stazione di Torino) poco più di ottant’anni fa. Caro Marrone, il nostro “bosco” è quello nel quale si organizzarono i partigiani e le partigiane della Liberazione dal nazi-fascismo, dal quale uscirono vittoriosi per scrive la Costituzione del 1948. Ci troverai lì.

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