Ana, l'album Ad Astra: "Sono la testa e i desideri a trasformare i sogni in realtà"

Ana scrive come vive: senza filtri, senza paura, con il cuore in mano. La sua musica nasce dall’urgenza di raccontarsi con autenticità, dando voce a emozioni, contraddizioni e fragilità che spesso restano inespresse. Il progetto di Ana, all'anagrafe Anastasia Folliero, si chiama Ad Astra e prende forma nello Studio 04011 di Aprilia, dove la giovanissima ha lavorato insieme al team Caprera, al produttore Andrea Palumbo e a Lorenzo Cilembrini, in arte Il Cile. Un percorso creativo che accompagna Ana nella costruzione di un'identità musicale personale, in cui la scrittura diretta e la dimensione emotiva diventano strumenti per raccontare il proprio modo di stare al mondo.
Anastasia partiamo da Ad Astra: come è nato il progetto di questo Ep e come ci hai lavorato?
E’ un Ep che ha preso forma seguendo la scia dei vari singoli e nasce da una casualità: Andrea Palumbo lo incontrai a un live, poi si è aggiunto il Cile, e ognuno ha messo giù le sue idee e abbiamo iniziato questo percorso, studiando i temi che ci potessero accomunare nel tirare fuori il nostro vissuto, che seppur diversi hanno trovato una quadra.
La frase completa sarebbe per aspera ad astra: le asperità te le sei lasciate alle spalle? O almeno le hai in parte esorcizzare?
Ciò che vorrei trasmettere attraverso le canzoni fa intendere questo senso di irregolarità delle nostre vite e per bilanciare abbiamo usato un sound, una sonorità felice, sono brani orecchiabili che lasciano al tempo dell’ascolto la profondità. Se si riesce a immedesimarsi è più naturale leggerne il contrasto.
Restiamo nella terminologia classica anche col brano Asbesto che viene dal greco e significa indistruttibile, perpetuo. E’ questa l’accezione che gli hai dato o hai pensato che è sinonimo di amianto?
Il senso metaforico è quello dell’amianto che ci logora dentro e non riusciamo a espellere totalmente sia dal corpo che dai pensieri, non riusciamo neanche a vederlo: quello che abbiamo dentro è una tossicità nelle relazioni, nella vita ma il senso di indistruttibilità nasce dal fatto che ci ha aiutato a capire cosa è lo sprofondo e come può rinascere.
Sempre in Asbesto dici “i tradimenti ingombrano come droga nelle mutande “. Ti senti parte di una generazione libera e fluida oppure il tradimento può capitare ma nell’animo sei una romantica?
Le app di incontri hanno aiutato persone introverse che non riescono ad aprirsi al mondo a trovare negli altri un luogo dove sentirsi se stessi. Io sono parte di una generazione che ci vive ma so che è fondamentale il rapporto umano. Altro discorso sono quelli che mettono like a chiunque, senza motivo. Ho sempre un po’ la testa tra le nuvole da inguaribile romantica quale sono.
Perché credi che non ci sia un posto per te in questo mondo di Favolacce?
C’è stato un periodo della mia in cui trovandomi tra determinate persone mi sentivo alienata dalle circostanze ma non era un sentirsi fuori luogo, era più un distacco dalla realtà. Non trovo equivalenza a volte con gli altri, ci aggiungo che a 21 anni ci si affaccia alla vita.
Passando all’accezione positiva…da piccola avevi una favola preferita?
Il Piccolo Principe: andiamo indietro di quasi un secolo, il romanzo fu pubblicato nel 1943; il film mi ha affascinato perché mi faceva sorride la storia di un bambino che viene da un asteroide e deve lottare per evitare che quel mondo quasi utopico si distrugga poi incontra la rosa e se ne innamora per la sua bellezza e decide di viaggiare.
Se oggi dovessi scegliere se stare con i piedi per terra o con la testa far le nuvole cosa sceglieresti? Sei una sognatrice o una realista?
Dipende, tutti dovremmo avere la testa tra le nuvole restando coi piedi per terra non per ancorarci realisticamente alla realtà bensì perché il sogno ci fa viaggiare. Per alimentare il sogno e trasformarlo in realtà servono testa e desideri.
John Wayne non ha mai chiesto scusa, è vero. Ma oggi è molto complicato scusarsi in generale: perché secondo te?
Troppo spesso prevale un senso di orgoglio, piuttosto che ammettere un errore scelgo l’orgoglio di ostinarmi a sostenere il contrario: questo atteggiamento ha distrutto molte relazioni.
Hai sempre in borsa o nelle tasche qualche caramella al sapore di Paradiso?
Caramelle sì, quelle al gusto di Paradiso le ho nei pensieri e le accomuno al gusto fragola.
Se l’analcolico servito al bar ti fa sentire una comparsa, diffidi di chi ti invita per un aperitivo e non prende almeno uno spritz?
La mia idea è che si beve in compagnia, un po’ storco il nasco sull’analcolico in una serata ma sono anche consapevole che bisogna stare molto attenti quando si guida, serve responsabilità.
A proposito perché titoli un brano John Wayne che dalla tua generazione è distante anni luce?
In questo Ep abbiamo pensato a diverse sfaccettature delle nostre idee, questo disco è differente in ogni canzoni, ha una sua versatilità. John Wyane è una icona della cultura statunitense.
Come ti è venuto di intitolare una canzone Cymbalta? E’ riferito a un periodo particolare della tua vita oppure è parte del racconto del brano?
E’ un titolo più legato alla storia del brano che legato a un qualcosa di personale. Se volessi associarla a un discorso più personale penso a un disturbo di ansia e anche a disturbi cronici.
La canzone parla di inadeguatezza, di sentirsi sempre fuori posto e mai abbastanza: come si zittiscono le voci che ci parlano dentro?
Semplicemente con la musica, fin da bambina quando mi sentivo fuori posto la musica mi ha dato la spinta per tornare in superficie.
Oggi possiamo dire che nella tua vita quell’inverno che non finiva proprio mai se ne è andato?
Lo abbiamo sorpassato, sono in pace con me stessa ma consapevole che ogni inverno è diverso dai precedenti e lascia cicatrici.
Che accadrà nelle prossime settimane della tua vita artistica?
Il singolo Favolacce uscirà il 30 ottobre e poi lanciati un po’ di brani pubblicheremo con i live: ci tengo che prima di vedermi su un palco le persone abbiano compreso la mia strada artistica.
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