Lega, dal metodo Maroni per Milano all’economia liberale: così Garavaglia lancia l’Opa sul partito

Il presidente della commissione Finanze del Senato spiega a Omnibus su La7 le ragioni della sua candidatura a segretario del Carroccio: «La Lega non è un partito di estrema destra». E «dovendo scegliere tra la linea economica di Borghi e Giorgetti, tutta la vita Giorgetti»
I punti chiave
- L’anima dimenticata
- Il metodo per la scelta del candidato sindaco a Milano
- «La Lega non è un partito di estrema destra»
- L’attenzione ai giovani e la linea Giorgetti in economia
La carta sul tavolo è stata calata in settimana con l’annuncio della candidatura al congresso nazionale. Ora Massimo Garavaglia, attuale presidente della commissione Finanze della Lega, definisce il quadro della sua proposta per contendere la leadearship della Lega a Matteo Salvini. Lo fa durante l’intervista a Omnibus su La7 invocando il metodo dell’ascolto secondo l’insegnamento di Roberto Maroni anche per individuare il candidato sindaco di Milano, rivendicando la scelta per una posizione liberale in economia e indicando la strada del ritorno all’ascolto del territorio.
L’anima dimenticata
Prima di tutto l’ex ministro del Turismo spiega le ragioni della sua scelta di scendere in campo per la leadership del Carroccio: «Siccome ci sono delle anime differenti ho diritto di dare voce ad un’anima differente. Mi sono confrontato con tanti, con i governatori, con i parlamentari e tantissimi la pensano così, quindi l’ipotesi di avere un congresso in cui si discutere serenamente e si va avanti uniti però sentendo tutte le campane si chiama politica».
A chi gli chiede come mai la Lega sia precipitata così in basso, Garavaglia risponde: «Secondo me abbiamo dimenticato la nostra anima e poi dobbiamo tornare a parlare con la gente, questo farebbe molto bene alla Lega».
Il metodo per la scelta del candidato sindaco a Milano
Capitolo Milano. Qui Garavaglia sostiene: «La scelta del candidato è complicata, Milano è una città multilivello c’è la cerchia dei Navigli e poi il resto. Serve qualcuno che parli alle due anime di Milano. Riusicre a parlare ai grandi industriali e a chi a Milano fa fatica a viverci è complicato. E poi bisogna parlare alla grande Milano perchè la città vive di tantissimi pendolari che vanno lì e la tengono accesa. Servirebbe fare un ragionamento più ampio, serve una figura che riesce ad unire queste anime».
L’idea di Garavaglia è quella di guardare al lascito di Roberto Maroni, politico (con incarichi istituzionali importanti come ministro e governatore della Lombardia) scomparso ormai quasi quattro anni fa, che fatto la storia della Lega: «Il grande insegnamento di Maroni: parlare poco ascoltare tanto».
«La Lega non è un partito di estrema destra»
Garavaglia poi mette in chiaro qual è la sua missione: «Io mi sono candidato per unire per portare delle istanze che rischiavano di essere tagliate fuori, io ho una fortuna: sono libero. Finisco qui la mia esperienza politica, ho avuto tutto dalla vita, anche tante batoste. Ho 58 anni, una famiglia meravigliosa, esperienze lavorative di spessore, da figlio di casalinga e falegname sono arrivato a fare il ministro quindi il mio è un supporto a Salvini per portare delle istanze che altrimenti lasciamo sotto il tappeto».
«La Lega - prosegue - non è un partito di estrema destra. Bossi ha creato dal niente questo straordinario movimento aperto a tutte le anime politiche, va bene tutto perchè quello che unisce il nostro movimento è l’idea federalista di Bossi».
L’attenzione ai giovani e la linea Giorgetti in economia
Infine due affermazioni che sanno già di manifesto politico. La prima è indirizzata ai giovani: «Dovremmo poi avere più attenzione - dice Garavaglia - alle istanze dei giovani per i diritti, dovremmo ascoltarli di più». La seconda è sugli indirizzi di politica economica: «Siamo poi liberali in economia - sottolinea il presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama - nel senso che dovendo scegliere tra la linea economica di Borghi e Giorgetti, tutta la vita Giorgetti».
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