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Sunday, November 1, 2026

Mail postume e reazioni scomposte: nelle carte sul femminicidio Dalla Chiara le anomalie segnalate dall’ex amante del marito

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Mail postume e reazioni scomposte: nelle carte sul femminicidio Dalla Chiara le anomalie segnalate dall’ex amante del marito

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Una falsa mail della moglie già morta, reazioni scomposte alla sola idea di far disporre un’autopsia, forti pressioni sull’amante che aveva interrotto la relazione. Sono solo alcuni dei comportamenti anomali di Nadir Rossi che, riferisce il Corriere del Veneto, emergono nell’ordinanza di custodia cautelare a carico dell’infermiere indagato per l’omicidio della moglie, Jessica Dalla Chiara, consumato due anni fa in provincia di Verona con un’iniezione di insulina.

“Ho ricevuto una mail da Jessica, ma lei di certo non ha potuto inviarmela. L’ho ricevuta quando era già morta da giorni“, è il commento riportato dal Corriere. Nel testo la finta Jessica scriveva che sapeva già di avere la sorte segnata e affidava il marito e la figlia alla donna. Quest’ultima, che intratteneva una relazione con l’infermiere da due anni, rilevava però che Jessica Dalla Chiara non era a conoscenza della relazione extraconiugale e che la mail era piena di errori di ortografia tipici dell’uomo. Sospettando che a spedirla fosse stato Rossi nonostante lui negasse, l’aveva messo alle spalle al muro con un saltafosso. Nel quale lui era cascato confessando e giustificandosi con la paura di essere abbandonato nella difficoltà visto che la donna si era allontanata per rispetto del lutto di Rossi e della figlia. Non senza consigliargli di far eseguire un’autopsia sul cadavere della moglie per accertarsi, per il bene della bambina, che la donna non soffrisse di patologie ereditarie legate all’ipoglicemia. Ma l’uomo non aveva gradito il consiglio e, anzi, si era inspiegabilmente infastidito.

Quando poi la donna ha interrotto la relazione in seguito all’iscrizione di Rossi nel registro degli indagati, sono arrivate le pressioni. Come i bigliettini anonimi nella casella delle lettere “su carta riciclata in uso in ospedale” dove lavorava l’uomo, i contatti insistenti con l’accusa di averlo abbandonato nel momento del bisogno e, prima ancora, di averlo usato, la minaccia di suicidio, poi effettivamente tentato sul luogo di lavoro anche se per l’amante era stata una messinscena per convincerla a tornare sui sui passi. Per l’amante il tentato suicidio di Nadir non era serio, ma un tentativo per riavvicinarsi.

Lunedì mattina l’uomo, che avrebbe utilizzato l’intelligenza artificiale per ricerca sull'”ipoglicemia come strumento di morte“, sarà sottoposto all’interrogatorio davanti al Gip nel carcere di Verona dove si trova da giovedì con l’accusa di omicidio pluriaggravato della moglie avvenuto il 24 giugno 2024 nella sua abitazione di Bussolengo (Verona). La 32enne, secondo le indagini della Squadra Mobile scaligera, sarebbe stata uccisa con iniezioni di insulina che le causarono una fatale crisi ipoglicemica. All’indagato, difeso dall’avvocato Giacomo Giulianelli, vengono contestati anche i reati di tentato omicidio aggravato (per avere in precedenza praticato altre iniezioni alla moglie), occultamento di cadavere (per avere fatto subito cremare il corpo) e peculato, per avere incassato la polizza sulla vita da 100mila euro stipulata dalla moglie un anno prima del decesso.

Secondo la Procura e gli investigatori sarebbe quest’ultimo il movente che avrebbe portato il presunto uxoricida ad architettare il piano criminale. I genitori della vittima non avevano creduto fin da subito alla morte della figlia e appena un mese dopo, il 26 luglio 2024, avevano presentato un esposto alla Polizia. Dubbi che erano stati rappresentati anche dai sanitari del reparto di endocrinologia dell’ospedale di Borgo Trento, dove Jessica Dalla Chiara era stata ricoverata un mese per poi tornare a casa, dove in seguito era morta.

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