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Thursday, September 24, 2026

Nucleare in Italia, dove e quando saranno costruiti i primi reattori

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Le prime centrali nucleari potrebbero entrare in funzione tra il 2030 e il 2034, secondo le stime del governo. La legge delega sul nucleare sostenibile traccia il nuovo percorso, ma i siti dei futuri impianti restano ancora da individuare

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Le prime centrali nucleari italiane potrebbero tornare in funzione tra il 2033 e il 2034. Sul dove sorgeranno ci sono ancora delle incertezze. Dopo quasi quarant'anni dal referendum del 1987, il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega sul nucleare sostenibile, con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti. Il testo era già passato alla Camera a giugno.

Le tempistiche

La data viene dal ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, autore della legge. Il ministro precisa che si tratta di una stima fatta "in base agli elementi" forniti dagli esperti del settore. Non è un termine fissato dalla norma. Prima di arrivare ai cantieri servono i decreti attuativi. Il governo ha dodici mesi per adottarli, più altri 24 per eventuali correttivi. Pichetto assicura: "Lo faremo, di sicuro, entro fine anno".

Dove saranno impiantati

La legge non individua località specifiche né autorizza la costruzione di centrali. Il testo definisce il quadro normativo che consentirà di valutare in futuro progetti e tecnologie. La scelta dei siti resta quindi una questione aperta e sarà uno dei nodi chiave del percorso, che dovrà tenere conto di diversi criteri: tecnici, ambientali e territoriali.

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Che cosa prevede la legge

La delega dà al governo il compito di disciplinare la costruzione e l'esercizio degli impianti, la gestione delle scorie, la sicurezza, gli organi di controllo e la produzione di idrogeno da fonte nucleare. Non stanzia fondi per costruire le centrali, ma solo coperture iniziali per avviare il programma e riorganizzare l'Agenzia per la sicurezza. Sul piano finanziario si punta sul partenariato pubblico-privato. 

Puntare sugli Smr

L'obiettivo del governo non è riproporre le grandi centrali tradizionali, ma sviluppare i piccoli reattori modulari, gli Smr (Small Modular Reactor). Questi impianti vengono prodotti in stabilimento, trasportati sul luogo di installazione e assemblati in serie. Per i sostenitori sono più economici e più sicuri di quelli tradizionali. Sono ancora in fase sperimentale, e i produttori contano di portarli sul mercato nella prima metà degli anni Trenta. 

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