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Monday, September 28, 2026

Il ruolo della professoressa, la droga delle scimmie e il cemento per disfarsi del corpo: l’inchiesta sull’omicidio Colapietro

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Il ruolo della professoressa, la droga delle scimmie e il cemento per disfarsi del corpo: l’inchiesta sull’omicidio Colapietro

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Hanno diviso le braccia, le mani, la testa e hanno cercato di disfarsene usando sacchi neri, candeggina e cemento rapido. Cristian Matheus De Oliveira Morando ha confessato di aver ucciso il 39enne che quella sera si sarebbe fermato nell’appartamento della professoressa di Lettere, Nicole Formichetti, prima per consegnare la droga e poi per consumarla. Secondo il racconto del 26enne, nei due giorni successivi la professoressa avrebbe cercato su internet i modi per far sparire il morto. “Era l’unica tra i tre che puntava a trovare un modo per sbarazzarsi del cadavere e tornare a una vita normale”, ha sostenuto il reo confesso. Sempre de Oliveira e Formichetti avrebbero infilato i primi pezzi del corpo in una valigia e si sarebbero fatti portare da un taxi lungo la Dora per gettare i resti, ritrovati poi dai vigili del fuoco.

Ad annebbiare i ricordi ha influito l’uso prolungato di droghe, in particolare della cosiddetta droga delle scimmie (MDPHP) che altera la psiche e azzera il controllo delle proprie azioni. La droga sintetica agisce sul sistema nervoso centrale, ma l’illusione iniziale di euforia e disinibizione lascia rapidamente il posto a paranoia, allucinazioni visive e uditive, deliri persecutori e una riduzione della percezione del dolore. Dopo un giorno e una notte scanditi dal consumo delle sostanze, è avvenuto l’omicidio. Secondo l’avvocato Wilmer Perga, difensore di de Oliveira Morando, l’omicidio potrebbe essere preterintenzionale: “Lui ha ammesso il fatto dicendo che ha ucciso quell’uomo, seppure involontariamente”. Nell’ordinanza di 18 pagine del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino, Antonio Borretta, emerge come alla confusione data dagli stupefacenti si contrapponga la freddezza della pianificazione post-delitto.

In questa parte della storia assumerebbe – stando a quanto emerso finora – un ruolo centrale di Formichetti, definita come “satana”, secondo le parole riportate da de Oliveira Morando agli inquirenti, e vera stratega del post-omicidio. Fino a giugno insegnava italiano nell’istituto superiore “D’Oria” di Ciriè, nel Torinese. Da diversi anni aveva lasciato Rieti per insegnare si racconta avesse una grande capacità di coinvolgere i suoi alunni durante le lezioni. Adesso, invece, la donna descritta dal gip Borretta sembrerebbe essere un’altra: dotata di “indubbia capacità di organizzazione dell’attività illecita e ostinata pervicacia nel perseguirla, sintomo di spiccata pericolosità e determinazione criminale”. Nell’interrogatorio di garanzia, Formichetti è rimasta in silenzio. Secondo gli avvocati Alessandro Bellina e Chiara Romano, la professoressa “probabilmente non ha ancora realizzato quello che ha fatto”. Per adesso tutti e tre, come richiesto dalla pm Lea Lamonaca, restano in carcere.

Tra le prove esaminate dagli investigatori ci sono anche i diversi tentativi di De Oliveira di contattare la madre e l’ex compagna, alla disperata ricerca di aiuto. In un audio all’ex compagna, l’uomo ha detto di trovarsi in una situazione in cui lui stesso era in pericolo e che avrebbe contattato la polizia dopo che la situazione si sarebbe stabilizzata. Mercoledì 23 “Matheus mi ha fatto una videochiamata su WhatsApp, in cui l’ho visto in forte stato confusionale”, ha affermato l’ex compagna. Il giorno seguente, un’altra videochiamata mentre comprava del cemento a presa rapida. Mentre il corpo della vittima giaceva smembrato nella vasca da bagno, Matheus ha chiamato la madre, nonostante fosse terrorizzato all’idea di parlare apertamente al telefono. “Mio figlio mi ha detto che c’era odore di arance, la metafora per spiegarmi che c’era un cadavere in casa, visto che nel mio paese era costume mettere delle arance in una bacinella d’acqua per assorbire le esalazioni di una persona deceduta”, ha affermato la donna.

La terza persona presente, Keith Simon Domingo di 22 anni, ha affermato di non aver partecipato né al delitto né allo smembramento, ma di aver soltanto comprato i sacchi neri. Sulle narrazioni confuse e le dichiarazioni non sempre concordi degli indagati dovrà fare chiarezza la Squadra mobile, coordinata dal procuratore capo Giovanni Bombardieri e dalla sostituta Lea Lamonaca. La procura di Torino non si è ancora espressa riguardo a un’eventuale autopsia sui resti di Colapietro, ma è possibile, considerando le condizioni delle parti del cadavere, che la polizia scientifica effettui una disamina ai fini dell’inchiesta.

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