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Sunday, September 13, 2026

“Pensare, distinguere, disobbedire: studenti e studentesse, insegnanti, non arrendiamoci!”

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“Pensare, distinguere, disobbedire: studenti e studentesse, insegnanti, non arrendiamoci!”

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di Valeria Giusti (direttrice responsabile del giornale indipendente under 30 Cartastraccia)

Il 9 settembre 2026 a Marina di Pietrasanta è ufficialmente iniziata l’annuale festa de Il Fatto Quotidiano, che quest’anno ha scelto di aprire le danze mettendo al centro un tema non abbastanza discusso: il riarmo e le scuole.

“Il futuro non si arma, si insegna”: il titolo non lascia dubbi sul tema affrontato.

Scuola è democrazia: libera le idee, trasforma i sudditi in cittadini, cambia le persone che cambiano il mondo, è un organo costituzionale. La politica, consapevole di ciò, ha scelto di smettere di investire nell’istruzione per prediligere le armi: il risultato sono precariato, numero insufficiente di insegnanti, studenti sempre più indirizzati verso il lavoro al posto dell’università, scuole che sempre meno forniscono spunti e comprendono le nuove generazioni.

Maddalena Oliva ha aperto la discussione mettendo immediatamente in luce le due problematiche principali: il mestiere dell’insegnante ha perso tutta la dignità che storicamente ha avuto e, sul fronte studentesco, la scuola sta diventando il luogo dove si criminalizza il dissenso.

Cos’è oggi il lavoro dell’insegnante? Nella maggior parte dei casi, un ripiego: ci si laurea e in assenza di altre opportunità si opta per la carriera nel pubblico, rimanendo alla ricerca di qualcosa di meglio. Perché? Non c’è spazio per il dibattito in merito, parlano i dati: in Italia un docente delle elementari ha uno stipendio che varia tra i 1.300 euro e i 1.700, alle medie si alza leggermente andando dai 1.400 ai 1.800, infine alle superiori si parte da 1.350 e dopo 35 anni di servizio si può arrivare ai 2.200.

Ricapitolando, coloro che passano la propria vita a formare le nuove generazioni, il futuro non solo italiano ma mondiale, hanno tra gli stipendi più bassi (lo stipendio medio italiano è di 1.500-1.700 euro al mese) in tutto il paese. Si ricordi che queste persone non si occupano soltanto di far acquisire delle nozioni, ma sono ascoltatori, esempi, psicologi, riferimenti.

Illudersi è inutile: non ci sarà un programma elettorale che veramente metterà l’istruzione al primo posto, il riarmo non lascerà fondi e, nel remoto caso in cui accadesse, di sicuro non verranno spesi nell’unica istituzione che volontariamente o meno condanna il riarmo.

L’arma (per usare una parola che piace tanto ai parlamentari di oggi) più potente che gli studenti hanno, come ha ricordato Montanari nell’intervista del giornale indipendente Carta Straccia, è lo studio: solamente abbracciando la cultura, non solo nostra ma di tutto il mondo, possiamo ripudiare la guerra, è l’unico antidoto.

Tuttavia, la nostra Costituzione ripudia la guerra; ci sarebbe quindi un valido motivo per finanziare la scuola, un po’ un ossimoro a pensarci. La politica ad ogni modo sceglie di non investire nell’istruzione, senza un apparente motivo. L’unica cosa che rimane dunque, è provare a indovinare.

Tommaso Montanari, durante l’incontro, ha definito la scuola come il luogo che insegna a pensare e “chi pensa distingue, chi distingue disobbedisce”. Sarà mai che la politica abbia paura di menti pensanti? Di chi disobbedisce? Si tratta sempre di speculazioni, tuttavia vale la pena spiegare come si è arrivati a tale conclusione.

Dal 2015 (governo Renzi), quando la Formazione Scuola-Lavoro (dal 2019 al 2025 chiamata PCTO) è stata resa obbligatoria, per tutti gli indirizzi della scuola superiore di II grado è tassativo un numero di ore di formazione che va dalle 90 (licei) alle 210 (istituti professionali).

Tornando al 2026 (Governo Meloni), proprio in questi giorni sta entrando in vigore la Riforma degli istituti tecnici, che vede come principale scopo quello di “riorganizzare i percorsi della scuola secondaria di secondo grado per collegarli meglio al mondo del lavoro”, con particolare riferimento agli istituti tecnici, che adotteranno il sistema 4+2, percorsi quadriennali superiori collegati direttamente al biennio degli ITS Academy (alta specializzazione tecnologica). Sembrerebbe che chi occupa le sedie del Parlamento sia più interessato a “produrre”- usiamo il loro gergo- mani che obbediscono senza porsi domande, al posto di menti pensanti che potrebbero aiutare il nostro paese a progredire invece di regredire. Ironicamente, si lamentano poi della fuga dei cervelli, ma come può un giovane rimanere in un posto dove la cultura, il senso civico e il dibattito stanno pian piano diventando un crimine?

In una società dove le classi sociali sono distinte, dove in base al quartiere dove vivi o al telefono che possiedi vieni trattato in maniera diversa, la scuola è ormai l’unico ascensore sociale rimasto: la cultura non guarda il tuo cognome, da dove vieni, il colore della pelle, il sesso; senza pietà ti misura per quelli che sai e per come lo usi. Forse è anche un po’ questo ciò che spaventa i nostri politicanti: che qualcuno li scopra e alzi la voce per dire “voi non avete le competenze per guidare il nostro Paese”. Alcune sono opinioni, altri dati di fatto; ad ogni modo non è questa la sede per discuterne.

Quello di cui si deve parlare, urgentemente, è della lotta che va portata avanti nelle scuole: studenti e studentesse, insegnanti, non arrendiamoci. La censura più forte è quella non dichiarata, la forma di resistenza migliore è quella perpetua: solo continuando a studiare e insegnare i valori della pace, le culture diverse dalla nostra e, soprattutto, la non violenza riusciremo a debellare il paradigma militare che stanno in tutti modi cercando di imporci.

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