A ottobre l’inflazione a +5,4%, ai massimi da agosto 2023. Mattarella: “I conflitti aggrediscono il tenore di vita”. E nel terzo trimestre pil al palo
In estate l’economia italiana si è fermata. E subito dopo, in ottobre, l‘inflazione è volata a 5,4% dal 4,2% di settembre. È il livello più alto dall’agosto 2023. L’accelerazione, spiega l’Istat, è dovuta soprattutto all’impennata dei prezzi dei beni energetici che causa guerra in Medio Oriente registrano un aumento del 31,4% su base annua, contro il +22,6% del mese precedente. A trainare sono soprattutto gli energetici regolamentati, passati dal +25,8% al +59,5%, mentre quelli non regolamentati accelerano dal +22,5% al +29,4%.
Ma la pressione sui prezzi si estende anche ad altri comparti. Gli alimentari non lavorati rincarano del 7,5%, dal precedente +5,5%, mentre i servizi di trasporto accelerano al 3,1% dall’1,6%. Il cosiddetto carrello della spesa, che comprende i beni alimentari e quelli per la cura della casa e della persona, vede così una “forte accelerazione” al 2,5% dall’1,5% di settembre. In aumento anche l’inflazione di fondo, che esclude energetici e alimentari freschi, al 2% dall’1,6%. L’inflazione acquisita per il 2026, cioè quella che si registrerebbe se da qui a fine anno i prezzi restassero invariati, sale al 3,4%.
Il Pil fermo in estate
Intanto nel terzo trimestre, nonostante il contributo che tradizionalmente arriva dalla stagione estiva e dai flussi turistici, il prodotto interno lordo non ha registrato variazioni rispetto ai tre mesi precedenti, mentre è cresciuto dello 0,8% su base annua, stando alla stima preliminare diffusa dall’Istat. Le previsione degli analisti davano per il terzo trimestre una crescita tra lo 0,1% e lo 0,2%.Nello stesso periodo, l’area euro è cresciuta dello 0,4% e l’Ue dello 0,5%.
Per il 2026 la crescita acquisita per l’Italia resta allo 0,8%: è il risultato che si otterrebbe se nell’ultimo trimestre dell’anno il Pil registrasse una variazione nulla. L’Istat ricorda inoltre che il 2026 conta tre giornate lavorative in più rispetto al 2025: la crescita acquisita è calcolata tenendo conto degli effetti di calendario. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, nota che l’aumento del valore aggiunto nei servizi non è stato sufficiente a compensare la diminuzione dell’industria. “Pil invariato. Il Paese è fermo”, commenta, definendo il dato “grave e preoccupante”. E critica la legge di Bilancio, accusando il governo di destinare risorse “insignificanti” alla crescita. “Il Pil non sale se si taglia l’Irpef a chi dichiara tra 50 e 55mila euro, se si va in pensione prima, se si danno 100 euro per ogni neonato o si innalza la flat tax“, spiega, invitando il Parlamento a modificare la manovra.
Per Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Partito Democratico nella commissione Bilancio della Camera, il governo “dovrebbe prendere atto del fallimento delle politiche economiche portate avanti per tutta la legislatura e senza che dalla manovra di bilancio venga qualche segnale di speranza proprio nel momento in cui si esaurisce il progetto del Pnrr, finora l’unica principale ragione per cui il Paese ha evitato la recessione“. “Siamo molto preoccupati – prosegue Guerra – per una manovra di bilancio incapace di invertire la rotta: le previsioni, non dell’Istat, ma del Governo, sono infatti che nonostante i 29 miliardi della clausola di salvaguardia, da spendere prevalentemente proprio in investimenti la manovra è in grado di determinare una crescita del solo 0,2%: forse perché gli investimenti in difesa, su cui ostinatamente non ci viene detto nulla, attiveranno soprattutto domanda a favore di produttori esteri?”.
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