Slittano i tempi della manovra. Tensione sul taglio dell'Irpef
Tempi più lunghi e contenuti ancora non definiti, con certezze che sfumano e il nodo delle coperture ancora tutto da sciogliere. La manovra procede a passo lento e fatica a decollare: la decisione del governo di provare la carta europea per dare risposte alle famiglie in affanno per l'infiammata dell'inflazione, fa infatti slittare l'arrivo in Parlamento della quinta legge di bilancio del governo Meloni. Mentre misure che fino a ieri sembravano in pole position, come il nuovo taglio dell'Irpef, perdono quota facendo fibrillare la maggioranza.
Nel giorno in cui il consiglio dei ministri vara il Documento programmatico di bilancio, l'ossatura su cui prenderà forma la manovra, domina una certa incertezza. Palazzo Chigi nel pomeriggio diffonde un ordine del giorno che contempla oltre al Dpb anche "l'illustrazione delle linee" della manovra. Tre quarti d'ora dopo l'odg viene "aggiornato" e il punto sparisce.
Fonti di Palazzo Chigi parlano di "mero errore materiale": "del resto - viene spiegato - era stato lo stesso ministro Giorgetti a chiarire in Aula che l'approvazione sarebbe avvenuta in un momento successivo". Prima di chiuderla, infatti, Giorgetti vuole aspettare la conclusione della procedura europea sulla clausola di salvaguardia, per definire una manovra con "contorni definiti". E visto che il verdetto dovrebbe arrivare dall'Eurogruppo del 9 novembre, potrebbe non essere rispettato il termine, non perentorio, del 20 ottobre per l'invio del testo al Parlamento.
Il governo incassa intanto il via libera del Parlamento al Documento programmatico di finanza pubblica e allo scostamento per quasi 29 miliardi di flessibilità concessa dall'Ue per energia e difesa. Ma il sentiero di avvicinamento alla manovra si fa più incerto anche sulle misure. Quella che appariva ormai come una certezza, l'estensione del taglio dell'Irpef fino a 60mila euro, viene ora data per improbabile: la misura, che tre giorni fa il viceministro dell'Economia Maurizio Leo davanti alla platea di Confartigianato dava quasi per fatta, è al momento congelata, fanno sapere fonti della maggioranza. Ma gli alleati non sembrano tutti d'accordo. "Assolutamente no, bisogna procedere per un nuovo taglio dell'Irpef", fa muro il leader di Forza Italia Antonio Tajani.
Al posto di questa misura, che avrebbe riguardato 3,3 milioni di contribuenti, ora si pensa ad un bonus per i fragili, che andrebbe ad intercettare una platea più ampia. L'idea, sulla falsariga di una proposta di Forza Italia, è di anticipare all'anno in corso le detrazioni Irpef per le spese sanitarie. Il Mef è intanto intenzionato a confermare la detassazione degli incrementi contrattuali e l'iperammortamento, che si punta a rafforzare.
Difficile prevedere se e quanto sarà stanziao in più per la sanità, anche se per il ministro Orazio Schillaci l'importante è che i fondi vengano "spesi bene". Si lavora anche - Bruxelles permettendo - per estendere la flat tax per le partite Iva fino a 100mila euro: una proposta della Lega, che spinge anche per le pensioni anticipate e per il taglio del canone Rai. Per i giovani, l'idea è una flat tax sugli aumenti contrattuali, oltre alla proposta di FI di una no tax area per gli under 35. Chiede zero tasse ai giovani anche Noi Moderati, che spinge per misure sugli affitti lungo termine. FdI vorrebbe rendere strutturale la detassazione dei fringe benefit, mentre gli azzurri propongono anche di estendere l'esenzione dal bollo per tutte le prime auto, comprese quelle aziendali.
A rendere più complicato il puzzle, una difficile caccia alle coperture: gli occhi sono puntati sulle banche, con Salvini che si aspetta 5 miliardi e Tajani che dice sì ad un contributo ma senza tassare gli extraprofitti; ma anche su assicurazioni, società energetiche, ma giochi, sigarette e risparmi del Pnrr.
Sui tavoli tecnici si ragiona su coperture da trovare per circa 8 miliardi, che aggiungendosi ai 14,4 miliardi di flessibilità, porterebbero ad una manovra da poco più di 22 miliardi. Una quadratura del cerchio non facile, in una congiuntura che resta tutt'altro che favorevole. "Si annunciano nuvoloni all'orizzonte", ammette Giorgetti, che "prima di uscire in mare" assicura la rotta tenuta in questi anni: lungo la linea della "prudenza" e del "rigore", rispettando il sentiero del "consolidamento" dei conti.
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