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Wednesday, October 21, 2026

Protesta autotrasporto: dilagano blocchi Tir, denunce e pugno duro del governo, Meloni convoca il Cdm

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Non si placa al Sud la protesta dei Tir contro il caro carburante, nonostante gli interventi annunciati a sostegno dell'autotrasporto. Il governo sceglie la linea dura, con identificazioni e denunce per blocco stradale. E contemporaneamente mette a punto un decreto: già domani - fa sapere Palazzo Chigi - le misure saranno al centro di un Consiglio dei Ministri convocato dalla premier Meloni per interventi sull'autotrasporto e risorse per l'agricoltura. Ma oggi, davanti il dilagare della protesta, fonti di Palazzo Chigi sottolineano che "il rispetto delle regole, la libertà di circolazione e la tutela delle attività economiche devono restare priorità imprescindibili".

Il ministero dell'Interno ha così avviato un'azione a tappeto per l'identificazione di quanti stanno attuando "in forma illegale presidi stradali" che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania. Sono centinaia i soggetti già controllati: 1.339 identificati, 71 denunciati, 242 sanzionati sul piano amministrativo. Il Viminale ha anche disposto la scorta di numerosi mezzi di trasporto, 500 solo in Campania, per garantire il regolare svolgimento delle attività di carico e scarico. Sul fronte degli aiuti al settore, il viceministro al Mit, Edoardo Rixi, ha ribadito che i fondi per gli autotrasportatori "vengono erogati da oggi, poi ci sarà un decreto legge. Richiediamo, ovviamente, di smobilitare i blocchi".

I blocchi in corso stanno aggravando le difficoltà per imprese e cittadini delle Regioni interessate, al punto che i sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, parlano di "città paralizzate e sommerse dai rifiuti". E chiedono al ministro Matteo Salvini di anticipare il confronto al Mit con gli autotrasportatori, previsto per il prossimo 27 ottobre. Ci sono imprese al "collasso" in Campania e Puglia, denunciano gli industriali. Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop lancia l'allarme sul blocco della produzione. "Una situazione che rischia di infliggere un colpo gravissimo al comparto". Legacoop Agroalimentari sottolinea che in 5 giorni i danni legati al solo kiwi giallo ammontano a circa 30 milioni di euro.

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Negli aeroporti di Crotone e di Reggio Calabria è finito il carburante. Ed è pesante la ripercussione sulla distribuzione di generi alimentari, con prodotti deperibili, carne, frutta, latte fresco, acqua minerale, ormai assenti dagli scaffali dei supermercati di Campania, Puglia e Calabria. Anche in Sicilia, nonostante la revoca del blocco da parte del Comitato trasportatori siciliani (Cts), cinque giorni di mancata consegna degli alimentari hanno lasciato gli scaffali vuoti. Nell'Isola, tuttavia, prosegue la protesta dei tir aderenti alla sigla Aias. Confesercenti fa presente che al Sud ci sono al momento difficoltà di approvvigionamento alimentari per 4 aziende su 10. Aigrim-Fipe (Associazione delle Imprese di Grande Ristorazione) segnala che la mancanza di rifornimenti sta portando alla chiusura di diversi ristoranti nel Mezzogiorno.

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Colpito anche il settore edile. Ance Calabria, l'Associazione dei costruttori, avverte che incominciano a scarseggiare acciaio e bitume. Si registrano anche i primi episodi di violenza. Nel casertano sono state "tagliate le ruote" di quei camionisti che volevano ripartire. "Il governo deve intervenire immediatamente per ripristinare la libera circolazione delle merci", afferma il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo. Ma anche tutte le altre sigle del trasporto chiedono di rimuovere i blocchi. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, fa appello alla "responsabilità", auspicando che "si possano trovare soluzioni rapide ed efficaci". Per il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini. "se questa situazione non verrà risolta rapidamente, a pagarne le conseguenze saranno gli agricoltori da una parte e i cittadini dall'altra".

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Al mercato di Termoli, dove ora il pesce costa meno della verdura

Aumentano le vendite dei coltivatori diretti, 'ma la gente non compra più nulla'  di Antonella Salvatore

Con gli scaffali ormai vuoti e la difficoltà nel reperire in particolare generi alimentari freschi, il pesce in Molise arriva a costare meno di un ciuffo d'insalata. È quanto sta accadendo al mercato centrale di Termoli, la perla dell'Adriatico molisano che da qualche giorno non riesce più a smistare il pescato fresco a causa del blocco dei tir dal Sud Italia. E per questo i banchi rionali sono più riforniti che mai, seppure si trovino ad affrontare la crisi nelle vendite a causa del caro-vita. Così come accade per i coltivatori diretti che, di fronte alla situazione di crisi, registrano un aumento delle vendite, seppure moderato proprio a causa di un "costo della vita troppo alto". "La gente - dicono - non spende più e noi non arriviamo a fine mese". Al mercato di 'San Timoteo', il santo che riposa proprio nella cattedrale cittadina, l'odore del pesce si 'intrufola' tra i banchi, mentre gli operatori provano a vendere i prodotti appena arrivati, rimasti fermi al porto nella vana attesa di un autotrasportatore. "Adesso il pesce qui costa meno della verdura - dice Gaetano -. Oggi con 5 euro si può comprare un buon prodotto: scampi, gamberi e cicale. Con la stessa cifra non si compra la stessa quantità di bietole e altri ortaggi insieme. In ogni caso la situazione non è buona".

"Questa mattina, con il mercato pieno di prodotti freschi e i banchi pieni di pesce, frutta e verdura dei coltivatori diretti non c'era nessuno - aggiunge -. Pochi a comprare da quando siamo arrivati. Il problema è che le persone non girano. Non ci sono soldi. Più adiamo avanti e peggio è. Due anni fa si vendeva molto più e c'era già una crisi forte". Nello stesso mercato, a poca distanza, tra i vari venditori, c'è Pasquale, agricoltore originario di Frattamaggiore ma residente in Basso Molise da oltre 40 anni. Coltiva ortaggi da sempre, nei terreni a Campomarino, piccolo comune non molto distante da Termoli. In questi giorni di blocchi dei tir - dice - resiste nelle vendite grazie alla qualità degli ortaggi di filiera corta ma la crisi è ormai diventata feroce in zona. "La gente non compra niente - le sue parole -. Non si arriva più a fine mese. La situazione è peggiorata mille volte rispetto a 2-3 anni fa. Vengono al mercatino e comprano mezzo chilo d'uva, un melone, un fascio di carote, due cipolle, due patate. Non si va oltre. Stanno tutti senza soldi".

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