I Radicali implodono per una querelle su 5mila euro. Il segretario si dimette: “Una setta, Hallissey è il nuovo Capezzone”. La tesoriera: “Diffama”
Galeotto fu il conto da (circa) 5mila euro. Tanto è bastato – ma non solo – al segretario in carica dei Radicali italiani, Filippo Blengino, per parlare di “comportamenti vergognosi e riprovevoli” e per rassegnare le proprie dimissioni. Con lui lasciano 12 tra dirigenti e componenti del Comitato nazionale del partito che si ispira a Marco Pannella ed Emma Bonino. E l’impressione è che la resa dei conti non sia ancora finita. La ragione è che le accuse di Blengino arrivano a un mese dal congresso che avrebbe potuto confermarlo o, in caso contrario, rinnovare la segreteria. Congresso che, manco a dirlo, ora si preannuncia infuocato.
La rottura di Blengino, da quel che si racconta, è stata inaspettata. Forzando la mano allo statuto – come lui stesso ha ammesso, per “dovere di trasparenza” – il segretario ha rifiutato di secretare la direzione nazionale. Significa, al di là dei tecnicismi, che Blengino ha reso pubblico il proprio intervento di accusa, circa 20 minuti di monologo, nei confronti del partito, sospendendo poi la riunione. Parlando con ilFattoQuotidiano.it, l’ormai ex segretario – le dimissioni le ufficializzerà domani – ha denunciato gravi irregolarità nelle iscrizioni dei tesserati, soldi usati per le campagne “non rendicontati”, un partito che si è trasformato in “una proprietà privata”, “una setta” a favore “delle ambizioni personali”. Col presidente, Matteo Hallissey, “che fa battaglie solo per visibilità” e che si è rivelato “il nuovo Capezzone”. Sullo sfondo, ma nemmeno troppo, la complicata vicenda di +Europa: Riccardo Magi, di fatto, finito in minoranza, con lo stesso Hallissey (appoggiato da Benedetto Della Vedova) che ha lanciato la scalata del movimento politico di cui ora è presidente.
“Mi hanno minacciato di morte sotto casa”
Alla base dell’addio di Blengino, cuneese classe 2000, una militanza decennale e da tre anni nella dirigenza dei Radicali italiani, c’è un’incompatibilità coi vertici. Per lui “la degenerazione” non ha più rimedio, dal momento che Hallissey “ha assunto un ruolo incompatibile con la nostra natura democratica”, e dal momento che “intorno alla sua figura si è consolidato un sistema in cui la fedeltà è prioritaria rispetto alle competenze”. Poi la denuncia: “Sono stato isolato, ho subito pressioni e comportamenti intimidatori negli ultimi mesi. Un giorno, sotto casa, ho trovato due persone che mi hanno minacciato di morte“.
Poi c’è la campagna “Stop tassa etica”, avviata lo scorso gennaio, con “firme raccolte in maniera irregolare, senza autenticatori” e una “finta consegna” delle stesse, “illudendo militanti e attivisti”. Ma soprattutto attraverso “opacità e ombre” nella gestione dei conti. Qui l’accusa è diretta nei confronti della tesoriera, Patrizia De Grazia. Stando al racconto di Blengino reso al Fatto.it, “durante l’assemblea di giugno, De Grazia ha dichiarato che per la campagna erano stati impiegati 3mila euro. Durante la riunione di ottobre, ha aumentato la cifra a 4.500. Ma a me risultava che fossero stati spesi circa 10-11mila euro. Soltanto quando ho minacciato, in sua presenza, di rendere pubblica la vicenda, ha confermato che il totale della spesa era maggiore”. Per Blengino il fatto che “la tesoriera falsifichi un dato” è “vergognoso e riprovevole, e per me è un punto di non ritorno”.
Ma non finisce qui. Blengino ha denunciato anche irregolarità nelle iscrizioni. “A Mercogliano, città in provincia di Avellino di circa 11mila abitanti, abbiamo un numero di iscritti pari a quello di Roma. Le stesse anomalie si verificano nelle zone da cui vengono i dirigenti. Ci sono iscrizioni fatte con stessa carta di credito e che riguardano numeri importanti, decine e decine di tessere. E poi iscrizioni cumulative dallo stesso indirizzo ip, o quelle in contanti senza documenti allegati”.
La tesoriera respinge le accuse: “Tutto falso, mi diffama”
La tesoriera Patrizia De Grazia, impegnata in questi giorni nello sciopero della fame per chiedere che riprendano le lezioni al Campus Einaudi di Torino, respinge tutte le accuse. “I nostri bilanci sono pubblici e controllati da revisori esterni, non è possibile falsificare nulla – dice a ilFattoQuotidiano.it – I dati di cui parla Blengino sono stati dati in due momenti diversi, ma alla fine vengono rendicontati correttamente. Tra un mese presenteremo al congresso la nota di segreteria con tutte le spese certificate”. Per De Grazia quella di Blengino, nei suoi confronti, è “diffamazione, ha provocato un danno alla mia immagine e alla mia reputazione. Non lo querelo perché ritengo che la via giudiziaria non sia la strada migliore per risolvere problemi politici”.
Non solo. “Ha accusato me e Hallissey di falsità. Pure sulle iscrizioni: lui è il rappresentante legale del movimento, è l’unico a poterle certificare e la sola persona ad avere il controllo degli iscritti. Da quel che mi risulta non ci sono state iscrizioni illegittime”. E allora perché Blengino ha deciso di dimettersi? “Non ho una risposta. Non viene in sede da settimane, non risponde alle telefonate né ai messaggi. Ci accusa di partitocrazia, di essere ladri e corrotti, ma io queste cose non le vedo. Conosco anche la vicenda della supposta minaccia. Non è vero niente. Due persone gli hanno citofonato a casa. Gli hanno chiesto: ‘Hai tempo per un caffè?’. Lui ha risposto che aveva altro da fare e quelle due persone se sono rientrate in sede”.
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