Conte a Schlein: “Dopo le sue parole non c’è alternativa alle primarie. Per noi contano i cittadini e loro non vogliono il riarmo. Renzi in alleanza? Lei ne sarà garante”
Il discorso Elly Schlein alla direzione del Pd ha avuto come esito principale quello di far storcere il naso agli alleati. Quella frase “uno non vale uno”, pronunciata dalla segretaria dem per suggerire che il suo partito, che “ha il doppio dei voti”, dovrebbe avere un peso diverso rispetto agli altri nella stesura del programma comune, ha provocato forti reazioni tra i compagni di coalizione. Su tutte, quella del presidente del M5s, Giuseppe Conte, che a margine di un evento a Frosinone ha commentato dicendo che, dopo le parole di Schlein, “non ci sono alternative alle primarie“. E rispetto alla volontà della segretaria dem di includere Italia Viva di Matteo Renzi nel campo largo, Conte risponde: “Se pensa che sia un valore aggiunto sarà diretta garante di questo contributo”.
“Per me uno vale uno significa che contano i cittadini, che per la stragrande maggioranza il 60-70% dice basta a queste escalation militari a suon di armi. Dicono basta al riarmo e vogliono che i soldi siano messi nella sanità, nella scuola, asili nido, nell’istruzione”, ha commentato Conte. “Per me contano loro e il fatto di riuscire a dargli una prospettiva di cambiamento, rispetto alle politiche di questo governo Meloni. Dovremo lavorare, io per primo, ma tutti con spirito autenticamente unitario per mandare a casa Meloni e cambiare completamente politica sul piano interno e sul piano della politica estera”. E poi ha aggiunto: “Schlein ha ufficialmente confermato che per lei ci sono due strade: o la candidata premier è lei oppure ci saranno le primarie. Io credo a questo punto che la strada sia ben chiara, non ci sono alternative, sarà la strada delle primarie, perché dobbiamo sempre preferire la direzione di una partecipazione democratica“.
“Il programma si scrive con tutta l’alleanza – aveva sottolineato Schlein -, sapendo bene che bisogna essere inclusivi, ma che non è che uno vale uno in quella discussione. Perché a noi non ci ha regalato niente nessuno, se siamo saldamente il primo partito dell’opposizione ce lo siamo guadagnati col sudore e con l’impegno, a convincere le persone una per una che ci hanno consegnato il doppio dei voti delle altre forze, alle europee alle regionali e alle comunali. Generosi sì, ingenui no”, aveva dichiarato alla direzione del partito.
Un discorso che aveva l’obiettivo di parlare sia alla minoranza interna, l’ala destra dei democratici – che poi non ha partecipato al voto sulla relazione della segretaria, approvata quindi all’unanimità – , sia agli altri segmenti del campo largo che cominciano a far emergere le proprie proposte, anche in modo radicale. Come nel caso del M5s sullo stop all’invio di armi in Ucraina, su cui comunque la leader dem ha assicurato che si troverà una “sintesi alta”, ma “abbiamo sempre sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ucraino”. O come nel caso delle idee economiche di Verdi-Sinistra, tra le quali la patrimoniale. E infatti l’avvertimento di Schlein agli alleati ha lasciato scontento anche il leader di Avs Angelo Bonelli che l’ha definito “un errore”: “Si devono ascoltare gli argomenti per costruire un programma, a prescindere dal consenso”, ha commentato. Nel Pd, fra i riformisti, il più duro con la segretaria è stato l’europarlamentare Giorgio Gori: “Avevamo chiesto più di un candidato del Pd alle primarie – ha ricordato – e la risposta è stata: non se ne parla”.
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