“Se fossimo stati informati sul prezzo prima di ordinare, non lo avremmo preso”: turisti denunciano di aver pagato 156 euro per un rombo in un ristorante di Venezia. La replica: “Menù chiaro, sono andati via contenti”
È giusto o no? Davanti allo scontrino da 188 euro pagato da due turisti canadesi per una cena a Venezia, la vera questione non ruota tanto attorno al prezzo in sé, quanto alle modalità con cui la spesa è maturata. Il fulcro del dibattito, infatti, non è il costo del pesce, ma la trasparenza della comunicazione al tavolo: era chiaro o meno, soprattutto per dei visitatori stranieri, il sistema di tariffazione a peso indicato sul menù, che prevedeva un costo calcolato all’etto?
L’episodio, riportato dal Corriere della Sera, si è consumato alla Trattoria Ali D’oro, in fondamenta dell’Osmarin, a pochi passi da San Zaccaria. Una coppia di turisti canadesi tra i 50 e i 60 anni ha ordinato una pizza, delle bevande e un rombo al forno. Il pesce, un esemplare eviscerato di un chilo e 250 grammi servito intero (con testa, lisca e coda), è costato da solo 156 euro, sulla base di una tariffa a listino di 13 euro all’etto, ovvero ogni cento grammi. I due clienti hanno saldato il conto senza protestare nel locale, ma il giorno successivo hanno presentato una segnalazione formale all’associazione dei consumatori Adico di Mestre e al Comune.
“Abbiamo chiesto al cameriere di consigliarci un piatto e lui ci ha mostrato una fotografia sul telefono di un pesce intero (un rombo al forno) servito con patate e una piccola quantità di peperone verde”, hanno scritto i due turisti all’Adico, precisando che le altre portate del menù oscillavano tra i 21 e i 34,50 euro. “Tuttavia, non ci ha detto il prezzo e non ci ha spiegato che andava in base al peso, né ci ha detto che sarebbe costato molto più dei piatti elencati nel menù. Se fossimo stati informati sul prezzo prima di ordinare, non lo avremmo preso. Abbiamo pagato perché non volevamo avere un confronto pubblico, ma non capiamo perché il costo di quel piatto non fosse indicato”.
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