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Wednesday, October 14, 2026

Belpietro contesta un docente precario: mi immagino come spiegare l’episodio in classe

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Belpietro contesta un docente precario: mi immagino come spiegare l’episodio in classe

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di Francesca Carone

È diventato di pubblico dominio l’intervento di Maurizio Belpietro contro l’insegnante precario durante una trasmissione: sui social spopola, mentre l’opinione pubblica è in forte fibrillazione. Ma analizziamo i fatti. Lo facciamo sul set immaginario di un’aula scolastica con una lezione di Educazione Civica tenuta da un giovane insegnante precario.

Si sta appunto disquisendo dell’intervento di Belpietro, noto giornalista e opinionista, contro l’insegnante precario, nell’ambito di una trasmissione dove l’argomento di discussione è la protesta studentesca, il carovita e precariato.

La lezione ha inizio: l’insegnante volutamente non mostra il video di Belpietro che attacca il docente. Chiede ai suoi studenti se sia legittimo esprimere un dissenso senza essere attaccati, offesi e umiliati. La parola-chiave della conversazione è appunto il dissenso. Il professore spiega che il dissenso è un elemento cardine e strutturale della democrazia italiana. Esso viene regolamentato dall’art. 21 della Costituzione – Manifestazione del pensiero – garantendo a chiunque il diritto di esprimere opinioni contrarie alla maggioranza o alle istituzioni attraverso la parola, lo scritto o qualsiasi altro mezzo.

Il professore spiega ai suoi studenti che nella trasmissione l’insegnante attaccato e umiliato da Belpietro ha espresso un dissenso. Gli studenti allora vogliono capire meglio; uno in particolare chiede al professore cosa succede se non viene rispettato un articolo della Costituzione, come avvenuto nel corso della trasmissione laddove il giornalista interrompe l’insegnante (pubblico ufficiale) impendendogli di esprimere la sua “libertà di parola” insultandolo e umiliandolo. La risposta è pragmatica e abbastanza discutibile: non succede nulla! Tranne per alcune norme costituzionali precettive, che si applicano subito e direttamente, come la libertà personale o di corrispondenza, il cittadino non può essere citato in giudizio per aver violato un articolo della Costituzione in quanto la Costituzione dà dei principi o dei diritti (ad esempio il diritto a una retribuzione giusta e dignitosa all’art. 36), ma questi devono essere tradotti in leggi ordinarie.

In classe il tono si fa piuttosto vivace: il professore fa fatica a gestire il dibattito, soprattutto ora che vengono toccati i principi cardine della Costituzione. Gli studenti però vogliono capire meglio la questione. Il professore, citando alcuni tratti del libro Dalla forza del dissenso alla forza contro il dissenso. Spunti di riflessione su alcuni tornanti involutivi nella nostra democrazia di Maria Caterina Amorosi (Assegnista di ricerca in Diritto costituzionale Università Sapienza di Roma), spiega che “nelle odierne democrazie vi è una diffusa tendenza verso la delegittimazione del dissenso, verso il disconoscimento di quest’ultimo come carattere essenziale di un ordinamento democratico. In alcuni Stati questo rischio è molto più concreto dal momento che la repressione del dissenso si accompagna a politiche marcatamente sovraniste e ad un assetto dei poteri pericolosamente vicino a quello di una autocrazia”.

Gli studenti ascoltano. Non una parola. Solo silenzio accompagnato da uno stupore crescente. “Professore continui”, incita un gruppo di loro in fondo all’aula. Tutti concordano. Citando parti del libro, il professore afferma che “si registra da diversi anni una tendenziale restrizione dei diritti di libertà (in generale) che oggi sembra assumere dei profili maggiormente preoccupanti. In particolare, in merito alla libertà di manifestazione del pensiero e alla libertà di riunione si può notare una generale delegittimazione del dissenso, fenomeno che riguarda sia il piano istituzionale (tramite la drastica riduzione del dibattito parlamentare, della democraticità dei partiti e del pluralismo dell’informazione) sia il piano della politica legislativa”.

Il professore si ferma e osserva la classe: nessuno vuole intervenire, quindi prosegue. Nella manifestazione del pensiero è diventata ormai prassi criticare “il contenuto e il fine del pensiero espresso” che, a prescindere, viene criticato e, a volte, deriso e offeso (come accaduto nella trasmissione).

Una studentessa in prima fila alza timidamente la mano e con una vocina flebile e sommessa chiede quale debba essere il comportamento di chi viene deriso e insultato durante una trasmissione solo per aver espresso un dissenso/opinione. E cosa può fare il resto della gente che crede nella democrazia e nella Costituzione? Il professore abbassa lo sguardo e termina la lezione citando alcune frasi del libro: “L’articolo 21 della Costituzione garantisce la manifestazione e la diffusione del pensiero dal momento che riconosce il diritto di esprimerlo liberamente nonché quello di poter utilizzare qualsiasi mezzo per poterlo diffondere”.

Poi alza lo sguardo e con gli occhi lucidi conclude: “Occorre prescindere da ogni preclusione di contenuti perché ogni pensiero costituisce “momento irrinunciabile del metodo democratico”. “La partecipazione e il pluralismo, il dissenso e il conflitto sono elementi essenziali per la vita di una democrazia”. La preoccupazione di garantire il pluralismo non ostacolando in alcun modo la critica e il dissenso, anche se radicale, perché quest’ultimo è protetto dalla Costituzione.

Potete alzarvi ragazzi. La lezione sulla libertà di espressione e sul dissenso è terminata. Ci vediamo domani.

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