Bari, sogno a stelle e strisce: il progetto americano sugli stadi per dare il benservito alla famiglia De Laurentiis (e all’incubo multiproprietà)
Mentre la squadra prova la faticosa risalita dalla Serie C, in un girone che non fa sconti e una stagione iniziata fra alti e bassi, il futuro del calcio barese si decide fuori dal campo: sulla multiproprietà e sullo stadio San Nicola, che sogna di ospitare gli Europei e tornare a splendere come ai tempi di Italia ’90. Ci eravamo lasciati a giugno, con la storica retrocessione in Serie C, e la piazza che aveva completamente rigettato la proprietà dei De Laurentiis, dai tifosi in rivolta permanente, al Comune che aveva tentato (timidamente) di revocare la concessione dello stadio a mo’ di avviso di sfratto, financo alla magistratura, con l’apertura di un’inchiesta sulla multiproprietà. Da allora sono successe tante cose, anche se non è cambiato quasi nulla.
L’indagine si è sgonfiata dopo che la Filmauro ha deliberato un impegno irrevocabile da 11,1 milioni, pari al fabbisogno di tesoreria della stagione, portando così la Procura a chiedere l’estinzione del procedimento e rinunciare alla liquidazione giudiziale, cioè il fallimento (resta aperta la posizione legata al trasferimento al Napoli del portiere Caprile, anche se l’ipotesi di distrazione di fondi pare deboluccia). La squadra, come detto, è ripartita sotto la nuova guida tecnica Marino-Rastelli, anche se il progetto rimane modesto, potrebbe bastare al limite per vincere il campionato di Serie C, e forse nemmeno quello. Tutto fermo anche sul fronte multiproprietà: la deroga scade nel 2028, si è parlato (e si continua a vociferare) del possibile cambio di norma rivelato dal Fatto, ma in questi primi mesi di mandato Malagò ha avuto ben altro a cuo pensare. Le uniche, vere novità riguardano lo stadio, ma non sono da poco.
Il 26 settembre l’imprenditore italo-americano Gregory Vaughn ha presentato al Comune una proposta di partenariato pubblico-privato da quasi 250 milioni complessivi per ristrutturare non uno, ma i due stadi della città: 110 milioni per il San Nicola, che vedrebbe rimossa la pista d’atletica, avvicinate le tribune al campo, creando un gioiello da 64mila posti e categoria Uefa 4; mentre il vecchio Della Vittoria, che ospiterrebbe la squadre durante i due anni di lavori, diventerebbe poi impianto civico e multisportivo. Si parla anche di terreni edificabili per terziario-direzionale (uffici, hotel, ecc., no residenziale) in aree limitrofe o altre zone come compensazione. Concessione di almeno 60 anni, cantieri da marzo 2027 a giugno 2031. Bari è già stata inserita dalla Figc nella lista allargata per Euro 2032, candidata dal Comune con un progetto però privo di coperture e di fatto irrealizzabile senza un privato. Questa proposta potrebbe cambiare tutto, anche per il club: difficile diventare una delle cinque sedi (ad oggi ci sono candidate più forte, rimane un solo posto per il Sud), ma con un progetto credibile potrebbe quantomeno entrare nei progetti di interesse nazionale che beneficeranno dei poteri commissariali.
Formalmente ristrutturazione, club ed Europei sono tre partite separate. Nei fatti si intrecciano, e lo ha ammesso il sindaco: non si può pensare a un contenitore senza il suo contenuto. Italo-americano, ex docente affiliato all’Università di Washington e da oltre quindici anni nell’immobiliare a Seattle, Vaughn, che ha la moglie a Valenzano e alle spalle il fondo californiano Sixth Street, aveva già manifestato interesse per l’acquisto di una quota di minoranza del club in estate, senza trovare l’accordo. È chiaro che se ora dovesse prendersi il San Nicola, per i De Laurentiis sarebbe ancora più difficile tenersi il Bari. La conferenza di servizi preliminare deve dire se la proposta è di pubblico interesse entro 60 giorni dalla presentazione, nel qual caso il Comune a quel punto stopperebbe la gara in corso per la concessione dello Stadio. Non a caso la SSC Bari, concorrente unica per il bando congelato prima per l’inchiesta della Procura e ora per la proposta americana, ha presentato un accesso agli atti, preludio ad un possibile ricorso al Tar. La piazza ha già scelto da che parte stare: è comprensibile dopo gli anni grigi della multiproprietà. La storia recente, in cui a Bari e intorno al Bari si sono avvicinati avventurieri di ogni tipo, dal texano Tim Barton al malese Dato Nordin, dev’essere da monito a non lasciarsi andare a facili entusiasmi. Anche se Vaughn – nonostante i dubbi avanzati su Stadio&Co. Srl, il veicolo societario con cui è stata presentata la proposta (fondata nel 2025, ha capitale di appena 10mila) – stavolta sembra fare sul serio (in squadra anche Deloitte per la parte economica, Studio Chiomenti per la parte legale e Olson Kundig e studio Piano per il progetto). La partita è appena cominciata.
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