Bosco Ospizio di Reggio Emilia, le ruspe abbattono gli alberi prima della decisione del Consiglio di Stato sullo stop ai lavori
“Ci siamo svegliati con uno schieramento di forze dell’ordine mai visto a Reggio Emilia e i mezzi che entravano nel bosco. Chi dormiva qua era ancora dentro quando hanno iniziato a lavorare, ma hanno continuato a muoversi intorno a noi senza nessuna precauzione o misura di sicurezza”: lo racconta a ilfattoquotidiano.it uno degli attivisti dell’assemblea del Bosco Ospizio a Reggio Emilia, che nella mattina del 30 settembre si è trovato circondato dalle ruspe e dalla polizia in tenuta antisommossa. Chi è arrivato in serata, per l’assemblea, ha trovato il cielo vuoto dove fino a poche ore prima era tutto verde: il sottobosco è stato raso al suolo quasi del tutto, insieme a una grande quantità di alberi abbattuti. “Non eravamo preparati a questa ipotesi”, dicono diversi attivisti, visto che è prevista per l’8 ottobre l’udienza del Consiglio di Stato per decidere sulla sospensione dei lavori dopo il ricorso presentato dall’assemblea.
Durante la mattina sette persone sono riuscite a introdursi nel cantiere, dal quale sono state portate fuori di peso e trasferite in questura, dove è stata avviata un’indagine per invasione di terreni e violenza privata. “I mezzi hanno comunque continuato ad abbattere alberi, con forti rischi per la sicurezza”, racconta uno di loro all’assemblea che si è svolta in serata, alla quale erano presenti circa 150 persone. Rischi che non hanno riguardato soltanto chi opponeva resistenza pacifica: a quanto risulta dalle testimonianze, il cantiere inizialmente non era delimitato da cartelli, né da transenne. I presenti dicono che erano assenti anche i dispositivi di protezione individuale per gli operai, due dei quali sono stati trasportati in ospedale per le lesioni provocate dalle api fuoriuscite da un nido che si trovava su un albero mentre veniva abbattuto.
Alcuni cittadini hanno presentato un esposto per l’assenza di una notifica preliminare per la sicurezza, e l’ispezione dell’Ausl è partita solo a lavori in corso. “Il Comune aveva promesso che avrebbe garantito la corretta esecuzione dei lavori, ma sulla via Emilia continuavano ad arrivare i rami e persino la polizia ha detto che c’era il rischio che gli alberi cadessero al di qua della recinzione e sulla strada”, spiegano alcune persone presenti. “Alcuni bambini giocavano a calcio in un campetto adiacente al bosco e uno di loro, ignaro di ciò che stava succedendo, è riuscito senza difficoltà a entrare per cercare di recuperare la palla”, continuano.
Anche la scuola materna adiacente non era stata informata: alcune insegnanti hanno raccontato che i 78 bambini, arrivati a scuola, hanno assistito all’abbattimento degli alberi. “Molti di loro piangevano, abbiamo dovuto tenerli dentro perché non assistessero a quella scena e a quello spiegamento di forze”. Elia, che ha 11 anni e vive nel quartiere, ha scritto una lettera all’amministrazione: “Vicino al Bosco ci sono cinque scuole, ognuna con forte bisogno di aria fresca. E tantissimi bambini a cui si insegna l’importanza del difendere l’ambiente, mentre guardano con i loro occhi le ruspe sul bosco”, si legge in un passaggio.
In assemblea, però, non c’è rassegnazione: “Anche se gli alberi non ci sono più il terreno è ancora fertile e ne potrebbero crescere altri: nessuna colata di cemento è stata versata, se sarà versata si possono bloccare le fondamenta, se ci saranno le fondamenta si può bloccare la costruzione”, dice una delle attiviste. “Oggi siamo stati anticorpi democratici: se dall’alto ci diranno che la comunità è importante ma non c’è niente da fare, quello che abbiamo visto in questi 59 giorni è che la comunità la stiamo facendo dal basso e stiamo lasciando un segno in questa città”.
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