Caso Revolut, indagine in Italia: dati sottratti a 680 clienti in vari Paesi europei

La vicenda Revolut si allarga e sembra arrivare direttamente alle autorità italiane. La banca digitale britannica ha confermato che circa 680 clienti europei sono stati interessati da richieste fraudolente provenienti da una comunicazione riconducibile a un dominio istituzionale autentico. Secondo l'azienda, i fondi dei clienti non sono stati toccati.
Tra le informazioni ottenute dagli hacker figurano documenti d’identità, indirizzi, fotografie utilizzate per la verifica, dati degli account e cronologie delle transazioni, comprese quelle relative alle criptovalute. La ricostruzione contenuta nel documento evidenzia che i sistemi di Revolut non sarebbero stati direttamente violati: gli aggressori avrebbero sfruttato una casella PEC istituzionale compromessa per presentare come legittime le richieste di accesso ai dati.
La casella sarebbe riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria, con dominio pec.interno.it. La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha aperto un'inchiesta ipotizzando il reato di intrusione in un sistema informatico di pubblico interesse. Gli investigatori, al momento, non hanno però certezza che sia stato compromesso un computer della Prefettura o del Viminale.
Intanto il Garante per la Privacy ha avviato una verifica sulle eventuali falle nei sistemi di accesso delle banche italiane, invitando i responsabili della protezione dei dati degli istituti a controllare i propri sistemi e a segnalare eventuali vulnerabilità. L'Autorità ha inoltre avviato uno scambio di informazioni con l'omologa autorità lituana, dove Revolut ha la propria sede legale principale.
A complicare il quadro è la rivendicazione del gruppo hacker IAmNotAVillain, che sostiene di avere ottenuto circa 147 gigabyte di dati appartenenti a sistemi delle forze dell'ordine italiane e di aver avuto accesso per mesi a diverse infrastrutture. Questo elemento, tuttavia, non è stato verificato pubblicamente in modo indipendente.
Resta quindi da chiarire se la compromissione riguardi soltanto una o più caselle PEC utilizzate per impersonare autorità pubbliche oppure se abbia avuto una portata più ampia. Saranno le indagini a stabilire quali sistemi siano stati effettivamente violati, quali dati siano stati sottratti e come gli aggressori siano riusciti a superare i controlli.
Si è attivata anche la Dna
Si è attivata anche la Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo. I magistrati della Dna intervengono quando la violazione riguarda un ente governativo. La prima informativa della Polizia postale dà conto di un'azione molto sofisticata. Si sta cercando di capire se l'email certificata della prefettura sia stata 'bucata' oppure clonata. Analisi sono in corso anche sulla rivendicazione apparsa a nome del gruppo 'iamnotavillain' e si sta monitorando il dark web per verificare un'eventuale messa in vendita di dati trafugati ai correntisti della fintech inglese.
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