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Wednesday, October 28, 2026

A Baia il tesoro romano incontra la robotica, la Campania laboratorio europeo di ricerca

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Nuovo e antico, tecnologia e storia: sotto la superficie del mare, lungo la costa dei Campi Flegrei, l’antica Roma incontra le metodologie più avanzate per l’esplorazione subacquea e la Campania si afferma come terreno di sperimentazione per progetti che sposano archeologia, robotica, geologia marina e conservazione ambientale.

A Baia, dove il bradisismo ha progressivamente sommerso porzioni dell’antico paesaggio costiero, la ricerca scientifica sta sviluppando nuovi strumenti per documentare, conoscere e proteggere un patrimonio archeologico di eccezionale valore.

Robot e sensori per proteggere le città sommerse

Tra le iniziative più recenti c’è NERITES: un progetto europeo finanziato nell’ambito di Horizon Europe, che ha svolto a Baia una prima campagna di test operativi sul campo tra la fine di agosto e l’inizio di settembre 2026, nell’area della Villa dei Pisoni. L’obiettivo è sperimentare un’infrastruttura tecnologica capace di supportare l’esplorazione e il monitoraggio dei siti archeologici sommersi, rendendo le operazioni più precise e ripetibili.

Il sistema combina veicoli subacquei autonomi, sensori, strumenti di acquisizione delle immagini e tecniche di ricostruzione tridimensionale e, a queste soluzioni si affiancano sistemi per la navigazione autonoma e il posizionamento di precisione, con una struttura di supporto e controllo remoto. L’integrazione di queste tecnologie può consentire di raccogliere informazioni dettagliate sulle strutture sommerse e di seguirne nel tempo le condizioni, contribuendo alla pianificazione degli interventi di tutela.

Al progetto partecipa anche il CNR-ISMAR di Napoli, con competenze nella geologia e geofisica marina, nei rilievi ad alta risoluzione e nella caratterizzazione ambientale. Un contributo che valorizza il ruolo della ricerca scientifica campana in una collaborazione internazionale nella quale competenze umanistiche, scientifiche e tecnologiche concorrono a un obiettivo comune: conoscere meglio il patrimonio sommerso e sviluppare strumenti più efficaci per conservarlo.

La mappatura di ISPRA: il fondale restituisce vita e colori

Il lavoro di esplorazione e documentazione di Baia si inserisce in un quadro di ricerca più ampio: un contributo significativo arriva dall’ISPRA, che nell’ambito del progetto MER, “Marine Ecosystem Restoration”, ha effettuato il 5 giugno 2025 un rilievo aereo LiDAR batimetrico ad alta risoluzione lungo la costa campana.

La campagna era finalizzata soprattutto alla mappatura degli habitat marini, ma ha consentito anche di ottenere una rappresentazione dettagliata del fondale del Parco Archeologico Sommerso di Baia. La risoluzione del rilievo, pari o superiore a un metro quadrato, ha permesso di distinguere elementi del paesaggio antico come le mura marine, l’ingresso del Portus Baianus, la Villa dei Pisoni, la Secca Fumosa e il Portus Julius.

Il risultato mostra quanto strumenti concepiti per lo studio degli ecosistemi possano offrire informazioni preziose anche all’archeologia perché la mappatura del fondale, infatti, non restituisce soltanto la disposizione delle strutture sommerse, ma permette di leggere il rapporto tra le vestigia romane e l’ambiente marino in cui sono oggi immerse.

Mappare il fondale di Baia può apparire quasi un “atto di magia tecnologica” e conservazione eterna: di fronte al respiro irrequieto del bradisismo flegreo, la fotogrammetria digitale fissa il tempo, custodendo l'esatta memoria di mosaici e ville imperiali prima che l'erosione li cancelli. 

Grazie al progetto MER, il fascino di questo luogo - talvolta catturato anche dagli atleti Fipsas (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee), capaci di scendere in profondità per immortalare storia e natura - si offre a scansioni ottiche e acustiche, una vera e propria "lanterna digitale" capace dell'impossibile: "prosciugare il mare", restituendo ai mosaici in opus sectile la brillantezza dei colori originali (altrimenti attenuata dal filtro della profondità) e permettendo a chiunque, dai ricercatori agli studenti fino a chi non ha un brevetto subacqueo, di passeggiare virtualmente tra le rovine. Un miracolo di chirurgia conservativa che trasforma il parco sommerso da gemma per pochi intimi a patrimonio accessibile e condiviso su scala globale.

Parco archeologico Baia

Parco archeologico Baia (ph. Marco Gargiulo)

Baia, dove la storia incontra la natura

Celebre in età romana come località di villeggiatura dell’élite, con ville e complessi termali, quello che oggi è il Parco Archeologico Sommerso di Baia ha visto parte delle proprie strutture sprofondare progressivamente sotto il livello del mare per effetto dei fenomeni vulcanici e della subsidenza costiera. Le rovine, situate a profondità comprese indicativamente tra i cinque e i tredici metri, raccontano una trasformazione del paesaggio che continua a interessare studiosi di discipline diverse e la presenza di habitat marini di pregio rende il sito ancora più interessante e delicato. 

Le strutture archeologiche e le praterie di fanerogame (le piante con organi riproduttivi ben distinguibili, ndr) comprese quelle di Posidonia oceanica, condividono lo stesso spazio e richiedono forme di tutela coordinate. Per questo la conoscenza accurata del fondale e delle condizioni ambientali è essenziale: documentare il patrimonio sommerso significa anche comprendere il contesto naturale che lo circonda.

Parco archeologico Baia

Parco archeologico Baia (ph Marco Gargiulo)

Dalla ricerca al territorio: una risorsa per la Campania

La valorizzazione della ricerca campana può inserirsi anche in una strategia territoriale più ampia, che affianchi al patrimonio storico e naturalistico le competenze scientifiche e le produzioni di qualità. Secondo i dati ISMEA-Qualivita relativi al 2024, la Dop economy della Campania ha raggiunto un valore alla produzione di circa 945 milioni di euro, in crescita del 3,1% rispetto all’anno precedente. Un comparto distinto da quello della ricerca archeologica, ma indicativo della varietà delle risorse su cui la regione può costruire percorsi di valorizzazione e sviluppo.

Un laboratorio campano con una prospettiva internazionale

Dalla mappatura LiDAR di ISPRA alle prove di NERITES, Baia è oggi un osservatorio privilegiato sulle potenzialità della tecnologia applicata al patrimonio sommerso. Le campagne utilizzano strumenti e metodi differenti, ma convergono sull’esigenza di acquisire dati più precisi e di rendere la conservazione sempre più fondata sulla conoscenza.

Il patrimonio sommerso in Campania che non riguarda soltanto ciò che il mare ha custodito per secoli, ma anche le conoscenze necessarie per proteggerlo. A Baia, il passato romano diventa anche il terreno su cui sperimentare strumenti e collaborazioni destinati a rafforzare la tutela internazionale dei patrimoni culturali e naturali.

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