Electrolux, riprende la lotta degli operai contro i 1.450 licenziamenti: sciopero in tutti i siti e presidio sotto il ministero
Un nuovo sciopero unitario e di tutte le fabbriche con presidio sotto il ministero nel giorno in cui riparte la vertenza. Riprende la lotta dei lavoratori di Electrolux, che il 5 ottobre si fermeranno di nuovo e organizzeranno un presidio sotto al Mimit in contemporanea con il tavolo in programma con governo e azienda per ricominciare la discussione sui 1.450 licenziamenti annunciati dalla multinazionale svedese, intenzionata anche a chiudere il sito marchigiano di Cerreto d’Esi.
La decisione è stata presa unitariamente dai sindacati Fiom, Fim, Uilm e Uglm alla luce del naufragio del confronto con Electrolux, durato due mesi, che aveva sostanzialmente congelato la procedura. Nelle scorse settimane, come svelato da Ilfattoquotidiano.it, l’azienda non aveva neanche fatto mistero di essere intenzionata a delocalizzare alcune produzioni, attualmente assegnate all’Italia, in Thailandia prevedendone altre in conto terzi a una non meglio specifica azienda cinese. In particolare, le lavasciuga di Porcia finiranno a Rayong mentre i frigoriferi di bassa gamma ora sfornati a Susegana, dove sono previsti 240 esuberi, finiranno in Cina. I prodotti saranno poi venduti anche nel nostro Paese.
La decisione di scioperare nuovamente, dopo la manifestazione nazionale a Cerreto d’Esi di due settimane fa, si è resa necessaria per ribadire nuovamente la “richiesta di preservare stabilimenti, volumi produttivi, occupazione e condizioni di lavoro”. Nonostante il piano di tagli e chiusure, infatti, Electrolux prevede di aumentare in alcune fabbriche la capacità produttiva, sostanzialmente aumentando i ritmi lavorativi. L’ennesima condizione inaccettabile per i rappresentanti dei lavoratori.
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