L’oncologia del futuro, tra sfide ed opportunità

La ricerca oncologica ha cambiato la storia di molte malattie: oggi si guarisce di più, si vive più a lungo e, in molti casi, con una migliore qualità della vita. In Italia, nell’ultimo decennio, la mortalità per tumore è diminuita del 9%, con dati di sopravvivenza superiori alla media europea. Una buona notizia che porta con sé una nuova responsabilità: fare in modo che i progressi scientifici si traducano in opportunità concrete per tutti i pazienti, indipendentemente dal luogo in cui vivono.
È il filo conduttore della Digital Round Table L’oncologia del futuro tra sfide e opportunità, condotta da Nicoletta Carbone, giornalista e voce della salute di Radio 24. Un confronto che ha riunito i protagonisti della comunità scientifica, delle istituzioni, dell’industria e delle associazioni dei pazienti per affrontare una domanda cruciale: come trasformare la velocità della ricerca in risposte tempestive, sostenibili e accessibili a tutti?
A portare il punto di vista della comunità scientifica sono stati Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), e Giuseppe Curigliano, presidente della Società europea di oncologia medica (ESMO), chiamati a fare il punto sui progressi raggiunti e sulle nuove frontiere della ricerca. Il confronto ha coinvolto anche Emanuele Monti, presidente della Commissione Sostenibilità sociale, casa e famiglia di Regione Lombardia e componente del Consiglio di amministrazione di AIFA, per approfondire il ruolo delle istituzioni nella programmazione delle risorse e nella garanzia di un accesso equo alle cure.
Accanto alla prospettiva istituzionale e clinica, spazio anche ai temi dell’accesso all’innovazione e dello sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche, con Roberta Rondena, Value and Access Head di Novartis, e Marco Rago, Medical Head Oncology di Novartis. Sul fronte dell’esperienza dei pazienti è intervenuta Adele Patrini, in rappresentanza di CAOS ed Europa Donna Lombardia, portando al tavolo la prospettiva delle associazioni. La dimensione clinica è stata approfondita dalla professoressa Carmen Fava, Ematologa, Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino, Università degli Studi di Torino, e da Claudio Vernieri, professore associato di Oncologia medica all’Università degli Studi di Milano e oncologo presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e direttore di ricerca sul metabolismo dei tumori presso IFOM, l’Istituto di oncologia molecolare della Fondazione AIRC.
Uno dei nodi centrali riguarda la distanza che può separare l’approvazione di una nuova terapia dalla sua effettiva disponibilità nei diversi territori. Tempi di attesa e differenze regionali rischiano di tradursi in opportunità di cura diseguali. Ridurre queste distanze significa rafforzare le reti assistenziali, semplificare i percorsi e garantire standard di cura omogenei.
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