Un altro atto del Ris non depositato nel 2007, 'Dna maschile sui pedali'
C'è un altro atto del Ris, oltre a quelli già conosciuti, che non sarebbe stato inserito nelle relazioni inviate ai pm che nel 2007 indagavano sull'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Si tratta di un 'foglio di lavoro' acquisito al Ris di Parma l'11 settembre scorso dalla Procura di Pavia. Nel documento si dava conto di analisi su un campione di Dna, sempre riferibile alla bici di Alberto Stasi, indicato come "bu_p_bis", datato "26 settembre 2007" e quantificato in parte come "Dna umano" in parte come "Dna maschile". Il dettaglio è contenuto nell'ultima consulenza dei pm firmata dagli esperti Previderé e Grignani.
I consulenti dei pm chiariscono che "le operazioni di ispezione dei pedali" da parte del Ris, in particolare del capitano Alberto Marino, sono andate avanti anche oltre il 24 settembre 2007 (data del deposito della sua relazione), "generando numerosi altri prelievi con suffisso 'bu_p'", descritti comunque nei verbali. Non venne depositato, invece, un foglio di lavoro, rintracciato quasi un mese fa dagli investigatori, che conteneva "uno schema di quantificazione del Dna di campioni identificati con la sigla 'bu_P'", tra i quali uno "indentificato dalla sigla 'bu_p bis' e datato 26 settembre 2007, con quantificazione" per Dna "umano" di "18,9" picogrammi per millilitro e "8,44" picogrammi per millilitro di "Dna maschile".
Documento "non rinvenibile nelle relazioni tecniche o verbali". Dagli stessi atti recuperati al Ris sono anche venuti a galla quei dati grezzi sui due esiti nulli del 20 settembre 2007 mai depositati e contrastanti con un match del giorno prima con il Dna di Chiara Poggi. Dati che sono gli unici comunicati dal procuratore Fabio Napoleone nella sua nota del 28 settembre come elementi non confluiti agli atti del processo Stasi. Sempre da quelle carte del Ris è spuntato quell'appunto riconducibile a Marino, con data 20 settembre 2007, che fa riferimento a un Obti test, per cercare sangue umano sulle tracce sui pedali, che avrebbe dato esito negativo.
Di questa analisi, però, non c'è nulla nel fascicolo dell'epoca. Nella sua relazione del 24 settembre 2007 Marino aveva scritto che quel Dna sui pedali apparteneva oltre "ogni ragionevole dubbio" alla vittima. E aveva segnalato la presenza di "microtracce di consistenza ematica", che sottoposte al Combur test, altro esame per la ricerca di sangue, "hanno fornito esito positivo". Tra l'altro, da un verbale di operazioni tecniche del giorno dopo risulta che l'allora consulente della difesa Stasi aveva chiesto che venisse effettuato un Obti test, ma Marino aveva risposto che quel tipo di accertamenti non erano utili, dato le tracce "estremamente esigue". Nella complessità delle vicenda va detto pure che il 10 settembre 2007, quando erano iniziate le operazioni, già il consulente Fabbri aveva scritto in una nota tecnica: "Combur test negativo, Luminol negativo". Dopo il fermo del 24 settembre, Stasi era stato scarcerato anche perché il gip aveva chiarito che non si poteva dire che quel Dna fosse sangue.
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