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Wednesday, November 4, 2026

Psichiatra aggredita col martello a Pescara: cosa cambia per la sicurezza sul lavoro?

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Psichiatra aggredita col martello a Pescara: cosa cambia per la sicurezza sul lavoro?

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di Renato Albanese *

Alle 8.15 del 20 ottobre 2014 una psichiatra della ASL di Pescara viene colpita più volte alla testa con un martello da un paziente del Centro di Salute Mentale. Sta raggiungendo il distretto sanitario, nel piazzale antistante il CUP. L’aggressione avviene prima che entri in servizio, lungo un percorso legato al suo lavoro.

Con l’ordinanza n. 27381 del 20 ottobre 2026, la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell’ASL contro l’accertamento di responsabilità della Corte d’Appello dell’Aquila. I giudici avevano riconosciuto omissioni di cautele concretamente esigibili alla luce dell’attività svolta e delle conoscenze disponibili. Il rinvio riguarda il regresso Inail e il calcolo del danno. Il fatto che l’aggressore fosse un terzo e l’attacco avvenisse in un’area di pertinenza del distretto, fuori dagli ambienti abituali della prestazione, non ha escluso la responsabilità datoriale.

Per la prevenzione, il punto riguarda le condizioni effettive di esposizione. L’art. 2087 del Codice civile collega la tutela alle caratteristiche concrete del lavoro. E quelle condizioni possono proseguire attraverso ingressi, percorsi e spazi affidati a funzioni diverse. Occorre capire dove e in quali circostanze un rischio pertinente all’attività possa manifestarsi. La tutela va rapportata anche al modo in cui gli operatori raggiungono e lasciano il servizio, alle persone con cui entrano in contatto e alla possibilità di intervenire in quei momenti.

In una struttura sanitaria chi dirige il servizio può conoscere le criticità nei rapporti con l’utenza, mentre gli accessi dipendono dalla direzione di presidio, gli spazi esterni dall’ufficio tecnico e la vigilanza da un fornitore. Il coordinatore può segnalare una situazione, ma non disporre del personale addetto agli ingressi; chi gestisce gli ingressi può ignorare quanto accaduto nel reparto.

Il DVR dovrebbe consentire di seguire questa esposizione oltre la singola stanza. Una valutazione dei contatti con l’utenza può essere accurata e lasciare non esaminati i momenti nei quali quel rapporto prosegue nelle aree comuni. Una misura che coinvolge più servizi richiede di sapere chi la dispone, chi la attua e come viene mantenuta quando cambia il turno o interviene un altro reparto. Una ricognizione utile comprende i percorsi realmente utilizzati dal personale, gli orari in cui coincidono i flussi di lavoratori e utenti, le aree meno presidiate e chi ha la possibilità di modificare accessi e servizi. Sono condizioni che si possono osservare sul posto, prima di stabilire quali cautele siano ragionevoli.

La lettera z-bis dell’art. 15 del D.Lgs. 81/2008, introdotta nel 2025, prevede la programmazione di misure di prevenzione delle condotte violente o moleste nei confronti dei lavoratori, nei luoghi di lavoro di cui all’art. 62. La circolare INL n. 1/2026 ne ha precisato l’ambito applicativo. Anche qui, la qualità della tutela dipende dalla capacità di tradurre la valutazione in misure praticabili.

Il 28 ottobre ASIS International ha annunciato la revisione dello standard Workplace Violence Prevention and Intervention (WVPI). È un riferimento internazionale volontario per costruire programmi di prevenzione e gestione della violenza sul lavoro. La revisione dà maggiore rilievo alla struttura dei programmi e alla verifica della loro effettiva applicazione. È un criterio utile soprattutto quando una stessa esposizione coinvolge servizi e responsabilità differenti.

Per valutare la tenuta del programma si può seguire una segnalazione fino alla decisione: dove è arrivata, chi ne ha verificato gli elementi, chi poteva intervenire sugli accessi o sugli altri spazi coinvolti. Conta poi sapere se le misure decise siano state realmente disponibili. Un controllo delle procedure condotto ufficio per ufficio può lasciare inosservato proprio questo percorso. È utile verificare anche i tempi: una decisione presa quando l’operatore ha già lasciato la sede può non servire a proteggerlo nel momento in cui era esposto. E se la misura prevista non è attuabile, il problema deve tornare a chi può modificarla o scegliere un’alternativa.

Una valutazione può concludersi anche senza nuove misure: ciò che conta è sapere perché e poter tornare sulla decisione se cambiano le condizioni. Il problema nasce quando non c’è stata alcuna valutazione, perché il servizio ritiene competente la vigilanza e la vigilanza rimanda al servizio. La procedura di ciascuno può risultare rispettata, mentre il rischio resta senza una decisione.

Le stesse fratture possono comparire negli sportelli pubblici e nelle imprese a contatto con terzi. A Pescara i giudici hanno valutato le cautele esigibili in quelle specifiche condizioni. La revisione ASIS invita oggi a osservare anche il percorso delle informazioni fra chi riconosce un rischio e chi può intervenire. Da un reparto al parcheggio si arriva in pochi minuti. Una segnalazione non dovrebbe impiegare più tempo per raggiungere chi può agire.

*Mi occupo di rischio comportamentale e organizzativo nei luoghi di lavoro, con particolare attenzione a violenze, molestie e condotte ostili. Ho contribuito alla revisione dello standard WVPI nel Comitato tecnico ASIS

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