Insalata in busta e ortofrutta scarseggiano sugli scaffali: così caldo e siccità impongono un ritorno ‘forzato’ alla stagionalità
Il caldo torrido riduce la produzione di prodotti ortofrutticoli, le serre non riescono a compensare i danni e la natura impone i suoi tempi sugli scaffali dei supermercati. Come i consumatori non sono più abituati a vedere. Un ritorno ‘forzato’ alla stagionalità. Ci vorrà ancora un mese per veder tornare a pieno regime le insalate in busta nei supermercati, perché il caldo record di quest’anno ha bruciato intere coltivazioni. E se per le insalate in pieno campo la stagione è ormai compromessa, con perdite fino al 40%, per i prodotti coltivati in serra ci vorrà un mese per tornare ai quantitativi standard. A raccontarlo, facendo il punto della situazione, è Confcooperative, che in queste ore ha partecipato a Parigi ad una riunione del Gruppo di Contatto Quarta Gamma dei principali produttori europei (Italia, Spagna, Francia e Portogallo). Accade nei giorni in cui alcune catene di supermercati sono state costrette a esporre cartelli che spiegassero il problema. “A causa delle condizioni climatiche nelle zone di produzione, la disponibili di alcuni prodotti ortofrutticoli potrebbe essere temporaneamente ridotta” recita quello tuttora esposto da Esselunga. Ma avvisi simili sono segnalati anche nelle catene di Carrefour, Conad, Pam e Tigre. Scarseggiano “melanzane, peperoni, carote” ma, racconta Repubblica, anche “spinaci, bietole, rucola e songino”. I comunicati stampa delle ultime settimane di Coldiretti e Confagricoltura, d’altronde, non erano di certo confortanti. In realtà, l’assenza di questi prodotti si deve a più fattori. Perché settembre è un periodo di transizione: da un lato con pomodori, melanzane e peperoni a fine ciclo (e quindi con meno disponibilità), ma dall’altro con i primi raccolti di spinaci, radicchi e insalate che, però, a causa del caldo torrido (e della scarsità d’acqua) sono bruciati nei campi. Oppure non sono cresciute nelle tempistiche giuste.
L’ortofrutta che scarseggia nei supermercati
Nel corso dell’estate, la filiera della quarta gamma (prodotti ortofrutticoli freschi, confezionati e pronti al consumo) è stata messa a dura prova, non solo dai fenomeni meteorologici estremi, che hanno condizionato semine, trapianti e cicli colturali, compromettendo le rese, ma anche dal rincaro dei costi produttivi (gasolio, energia elettrica, trasporti). “Il comparto della quarta gamma – ha spiegato il presidente del settore Ortofrutticolo di Confcooperative, Davide Vernocchi – sta attraversando una delle fasi più difficili della sua storia recente. Le temperature eccezionalmente elevate, la prolungata siccità e l’irregolarità della disponibilità idrica hanno compromesso quantità, qualità e continuità delle produzioni agricole”. Confcooperative segnala inoltre che “se l’estate è stata a dir poco disastrosa, anche la campagna invernale si presenta in salita. Molti agricoltori – dice – potrebbero decidere ora di coltivare verdure per la prima gamma, che è riuscita ad essere rivalutata e a spuntare prezzi e ricavi più alti, a discapito di quelle destinate alla quarta gamma, sottraendo in tal modo superfici importanti a questa produzione”. Confcooperative segnala infine la necessità di “poter ridefinire insieme alla grande distribuzione programmazione, volumi, assortimenti, programmi promozionali e prezzi”.
Confagricoltura: “Produttori e Gdo condividono i costi legati al clima”
Per Confagricoltura, pesano anche le misure di adeguamento degli imballaggi per ragioni ambientali, componendo un quadro di costi sempre maggiori in capo ai soli produttori agricoli. E, racconta Confagricoltura, le imprese agricole lamentano la disponibilità limitata di fitosanitari e la conseguente necessità di ricorrere a soluzioni onerose e, in alcuni casi, a periodi di fermo dei terreni. “Quando si acquista una busta di insalata già lavata al supermercato, è bene sapere che il contenuto, ossia ciò che mangiamo, è l’elemento a cui viene attribuito il valore inferiore. Nella composizione del prezzo, tutto il resto (imballaggio, trasporto) ha inciso di più” ha spiegato nei giorni scorsi Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura. Per la Confederazione “è indispensabile che produttori agricoli e Gdo inizino a lavorare da partner, programmando gli approvvigionamenti e condividendo i costi necessari ad affrontare i rischi legati al clima. Per garantire la quarta gamma sugli scaffali, dobbiamo costruire insieme le condizioni perché il prodotto possa essere coltivato”. L’Italia è leader in Europa nel settore delle produzioni ortofrutticole di quarta gamma con un fatturato che nel 2025 si mantiene stabilmente oltre il miliardo di euro.
I cali della produzione: dal riso (in Piemonte) agli agrumi calabresi
Ma i cali di produzioni non sono solo dell’ortofrutta. Molto dipende dall’area. Tra caldo estremo, siccità, grandine e roghi, una prima stima di Coldiretti parla di danni all’agricoltura italiana per oltre tre miliardi di euro. In Piemonte, il problema si pone per le coltivazioni riso delle aree non irrigue della Baraggia, tra Vercelli e Biella (con un rischio di cali del 70-80%), mentre per il mais si stimano perdite del 50-60% e per i foraggi intorno al 50%. In sofferenza anche i noccioleti. In Lombardia, caldo e siccità hanno costretto molti agricoltori ad anticipare la raccolta del mais, privilegiando il trinciato rispetto alla granella, con una perdita stimata fino al 30%. Anche la soia registra cali fino al 30% in alcune zone, mentre per i fieni si stima mediamente un terzo di produzione in meno. Nel riso, il calo medio potrebbe attestarsi intorno al 15%, con criticità particolarmente accentuate in alcune aree della Lomellina. In Emilia-Romagna il caldo prolungato ha ridotto di circa il 20% la produzione di mais nel Ferrarese, mentre grandine e problemi di aflatossine hanno provocato in alcune aree danni fino all’80%, rendendo parte del prodotto non idoneo all’uso alimentare. Frutta estiva e autunnale, dove non colpita dalla grandine, registra cali delle rese intorno al 20%, fino al 30%, con pezzature inferiori. Al Sud e nelle Isole il caldo e lo stress idrico hanno colpito soprattutto l’ortofrutta, con effetti anche su oliveti, vigneti e foraggi. In Puglia particolarmente pesante è la situazione del pomodoro. In sofferenza anche l’uva da tavola, mentre il caldo sta incidendo sulle olive, con fenomeni di avvizzimento e possibili ripercussioni sulle rese. In Calabria le condizioni di caldo persistente e l’elevata umidità stanno determinando forte stress sulle colture: per gli agrumi si stimano perdite tra il 30 e il 40%, con scottature e cascola, mentre foraggi e seminativi registrano rese inferiori.
Arrivano i fondi per compensare i rincari dei fertilizzanti (almeno la metà)
Nel frattempo, un decreto del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida ha messo a disposizione oltre 45 milioni di euro assegnati all’Italia attraverso la Riserva agricola europea, ai quali si aggiungono 91 milioni di risorse nazionali. I fondi dovrebbero consentiranno di compensare il 50% degli aumenti registrati nei costi dei fertilizzanti per le colture maggiormente colpite dai rincari e caratterizzate da un più elevato utilizzo di concimi. Tra i comparti coinvolti figurano cereali, grano, riso, mais, olio, nocciole, barbabietola da zucchero e colza, oltre alle altre colture con un significativo fabbisogno di fertilizzanti.
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