Chiesto il carcere per Siher, 'strategia rivoluzionaria'
Con la sua conoscenza degli strumenti informatici avrebbe potuto "sviluppare una strategia rivoluzionaria" diramando messaggi come quelli diffusi tramite i canali social di cui è stato amministratore. Messaggi definiti "una dichiarazione di 'guerra' continua (...) deliberatamente volta — e sicuramente idonea — a incutere un profondo timore nella popolazione e a destabilizzare l'ordinario corso della vita civile".
Video Milano, la mente del Movimento 17 ottobre sarebbe Youssef Siher
Ne è convinta la Procura di Milano che oggi ha chiesto la convalida del fermo e l'applicazione della custodia cautelare del carcere per Youssef Siher, il ricercatore fermato per aver gestito su Telegram e Instagram il 'Movimento 17 ottobre', gruppo nato sul web dopo i disordini nel centro del capoluogo lombardo di poco più di una settimana fa, raccogliendo parecchie migliaia di follower. In carcere a San Vittore con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità del terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, il 30enne italiano di origini marocchine, che a dire degli inquirenti ha un "elevato background culturale" e "contatti relazionali" tali da poter "porre in essere gravi reati", domani mattina verrà interrogato dalla gip Tiziana Landoni. La quale deciderà non oltre la tarda mattinata di dopodomani, mercoledì su quanto chiesto dalla pm dell'antiterrorismo Francesca Crupi e dal procuratore Marcello Viola. Secondo i pubblici ministeri, per Siher, difeso dall'avvocatessa Yasmina Abu Sharar, è necessaria la misura restrittiva più grave in quanto, sebbene incensurato, oltre al pericolo di fuga, può reiterare il reato.
Video Milano, manifestanti davanti alla Questura a sostegno di Siher
"Ha dimostrato particolare abilità e acume capace di creare in pochi giorni", con la complicità della moglie, Sagia Hammoud, indagata a piede libero, "un gruppo Telegram di oltre 11 mila persone la maggiore parte delle quali chiaramente propense a porre in essere condotte delittuose contro l'ordine pubblico". Inoltre, si legge nelle 14 pagine dell'istanza, "ha dato prova di conoscere parimenti gli strumenti informatici idonei a sviluppare la sua strategia rivoluzionaria anche mediante la redazione di comunicati" in grado di "concentrare nelle piazze migliaia di persone pronte a tutto". Pronte a fare la "invocata rivoluzione contro l'attuale Governo" dando indicazioni - citando anche il manuale clandestino usato durante la Primavera Araba in Egitto - che, secondo la ricostruzione operata, "denotavano un chiaro disegno eversivo" in quanto "le piazze indicate come luogo di concentramento risultavano del tutto strategiche al fine di impedire o limitare i controlli delle forze dell'ordine". E poi, il ricercatore può far perdere le tracce: "ha un profilo di spicco nel 'movimentismo' Pro Pal e contatti con 'l'antagonismo' (Fronte della Gioventù Comunista e sindacati), dimostrando quindi di avere una rete relazionale che gli consentirebbe di riparare all'estero".
Video Milano, la 'mente' del Movimento 17 ottobre in Questura dopo il fermo
In più, sabato mattina, quando gli agenti della Polizia Postale e della Digos si sono recati a casa sua, si è reso irreperibile: con la moglie si è allontanato dalla sua abitazione e si è recato a Milano, in zona Corvetto, da amici. Solo allora gli investigatori hanno potuto effettuare una lunga perquisizione informatica che ha portato, in tarda serata a fermare l'esponente anche dei Giovani palestinesi. Dall'accesso al suo notebook si è scoperta, oltre al resto, una chat WhatsApp, ora finita al centro di una serie di accertamenti, in cui alcuni gli avrebbero chiesto informazioni sulla manifestazione di sabato. Manifestazione della quale però non sono stati trovati, nemmeno sotto forma di bozze, i messaggi annunciati di convocazione alla 'rivolta' in luoghi sparsi di Milano. Durante l'attività di ispezione dei suoi devices non è stato collaborativo, tant'è che si è rifiutato di fornire il pin dei suo Smartphone. La linea difensiva scelta, come ha fatto sapere la sua avvocatessa, al momento è quella del silenzio. Cosa che fa presupporre che Siher domani non risponderà alle domande della giudice Landoni.
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