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Monday, October 19, 2026

La maggioranza fissa le priorità della manovra, si cerca intesa su banche

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L'imperativo è scremare le richieste aggiuntive dei partiti. La presidente del consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti vogliono blindare la legge di bilancio e al vertice con i leader di maggioranza azionano il freno sugli appetiti degli alleati. I giochi sono ancora aperti, le interlocuzioni con Bruxelles proseguono, ma una cosa è certa: con gli stretti margini di bilancio a disposizione, le risorse vanno concentrate su misure con effetti "tangibili" per i cittadini, ma anche per lasciare il segno in vista delle elezioni. Il vertice di maggioranza sulla manovra dura circa due ore, impegna gli alleati al termine di una giornata dominata dall'emergenza ordine pubblico, ma non basta a trovare la quadra. Vengono fissate le priorità: "interventi a favore dei giovani e degli anziani, il rafforzamento della sanità, il sostegno alle famiglie e le misure per fronteggiare il costo dell'energia". Ma è certo che servirà altro tempo: il confronto, secondo quanto riferiscono fonti di maggioranza, proseguirà infatti nei prossimi giorni "per individuare un equilibrio tra le priorità della maggioranza, e i margini finanziari disponibili".

Il negoziato in corso l'Ue per ottenere maggiori margini di flessibilità fa inoltre slittare "di qualche giorno" l'approdo della manovra in consiglio dei ministri: il governo vuole infatti definire una manovra che "tenga conto dell'esito delle interlocuzioni con Bruxelles". Appare dunque difficile che il varo possa arrivare dal consiglio dei ministri previsto venerdì 23: sembra invece più verosimile che la data da cerchiare in rosso sia il 28. Il confronto tra gli alleati si fa subito in salita sul tema spinoso del contributo delle banche. Il Documento programmatico di bilancio ha già stabilito che ci sono 5 miliardi da raccogliere dal settore finanziario e da lì non si scappa. Ma il contributo delle banche è una cosa che va negoziata bene, mette in chiaro la premier.

E' infatti condivisa la consapevolezza che l'anno scorso è stato siglato un accordo triennale e il fatto di ripresentarsi ora con una nuova richiesta rende qualcuno più titubante. Al momento ci sarebbero tre ipotesi sul tavolo per non andare ad una tassazione che la Lega vorrebbe, ma su cui altri sarebbero contrari. Si tratta di stabilire cosa deve essere vincolante, il contributo obbligatorio, e cosa può entrare nella logica della facoltatività. Quello che è certo è che dal vertice di oggi si dovrà uscire con un accordo politico sull'impostazione generale di come intervenire sulle banche e di come usare queste risorse. Superato questo nodo, è già chiara la consapevolezza che la trattativa con l'Abi sarà delicata. Al tavolo si tenta la mediazione anche sulle misure.

La parola d'ordine di Giorgetti e della Ragioneria è di scremare il più possibile le richieste di modifica dei partiti al testo di base. La premier Meloni è impegnata in prima persona a blindare il testo originario della manovra il più possibile. I partiti già da settimane sbandierano lunghe liste di proposte. La Lega punta sulla flat tax fino a 100 mila euro, la pensione a 64 anni e la flat tax per i giovani. Forza Italia non molla sul taglio Irpef al ceto medio, ma chiede anche l'estensione dello stop del bollo auto, la no tax area per i giovani e il recupero delle spese mediche nell'anno in corso. Nella lista Noi Moderati si va dalla cedolare secca per gli affitti lunghi all'azzeramento delle tasse per gli under 30 neoassunti. Fratelli d'Italia punta a dare risposte concrete a famiglie e imprese. Il vertice dovrà riuscire nella sfida non facile di dare un indirizzo. Gli scontri e i disordini degli ultimi giorni potrebbero spingere il governo anche ad intervenire in manovra, attraverso la flessibilità per la difesa, per garantire più risorse alle forze dell'ordine. C'è poi il tema della 'previdenza dedicata' per il comparto sicurezza: un sistema per compensare le penalizzazioni pensionistiche di una categoria che va in pensione prima maturando così meno contributi, su cui un primo segnale l'ha dato il ministro della Pa Paolo Zangrillo che ha da poco avviato, come promesso, un tavolo sulle questioni previdenziali. Per rendere operativo il sistema, secondo le stime che circolano, servirebbe circa mezzo milione in 10 anni.

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