Liste d’attesa e oncologia, gli interventi dei lettori del Fatto all’incontro con Schillaci. E la domanda del direttore Travaglio
Liste d’attesa, risorse per il Servizio sanitario nazionale, case di comunità e differenze tra Regioni. Alla Festa del Fatto il ministro della Salute Orazio Schillaci risponde alle domande dei giornalisti e alle critiche che arrivano dal pubblico. Sul nodo delle attese, Schillaci rivendica la piattaforma di Agenas per monitorarle: “Prima non avevamo un sistema”. Dal pubblico si alza la replica di un’addetta ai lavori: “Qui da anni seguiamo le liste d’attesa, non basta monitorarle, bisogna capire come si risolve il problema. E lo risolvi mettendo dentro risorse”. Nel confronto con i giornalisti Martina Castigliani e Alessandro Mantovani torna il tema del sottofinanziamento della sanità e del rapporto con le nuove spese militari. Schillaci dice di essere “il primo a chiedere più risorse“, ma aggiunge che salute e difesa non possono essere considerate “una competizione a chi prende più soldi”.
Si parla poi di case di comunità e ricorso al privato convenzionato. Secondo i dati regionali citati dal ministro, delle 1.270 strutture previste 350 offrirebbero già almeno cinque delle prestazioni programmate. Sul privato Schillaci lo definisce “sussidiario al pubblico”, ricordando però che molte scelte dipendono dalle Regioni. Dal pubblico interviene anche il direttore del Fatto Marco Travaglio. Dopo l’esperienza del Covid, chiede, “è sostenibile avere 20 centrali di spesa, 20 sanità diverse?”. Schillaci riconosce gli effetti di “almeno 20 anni” di regionalismo e rivendica per il ministero maggiori poteri di controllo e indirizzo: “Non è possibile che le aspettative di vita dipendano da quale regione uno si trova”.
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