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Tuesday, October 6, 2026

Questa Europa non ha più futuro: pure l’euro comincia a tremare

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Questa Europa non ha più futuro: pure l’euro comincia a tremare

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Uno spettro si aggira per l’Europa: quello dell’Unione Europea, ormai in fase agonica. E’ vicina la sua dissoluzione: eppure, anche se semiparalizzata, la UE bellicista fa ancora più danni all’Europa. Questa UE non ha più futuro: pure l’euro comincia a tremare, e i capitali fuggono verso il dollaro. L’Unione Europea si sta disintegrando per giusta causa: ha prodotto un’economia stagnante, non competitiva, dipendente sul piano energetico e tecnologico. Ormai la UE punta solo al riarmo, che significa guerra. Il dispotismo autoritario di Bruxelles genera povertà e ribellione di massa (come oggi in Spagna e Francia). Con le sue politiche fallimentari e antinazionali, Bruxelles ha alimentato la destra ultranazionalista e anti-UE. Tuttavia il centrosinistra europeo è talmente stupido e masochista da correre al capezzale dell’Unione sperando che possa essere rianimata e salvata (magari grazie al Piano Draghi?). Così il centro e la sinistra si suicidano, e la destra populista avanza ovunque. La UE procede ormai senza il timone della storica diarchia franco-tedesca. In Francia e Germania le forze di ultradestra, rispettivamente il Rassemblement National e l’AfD, potrebbero presto andare al governo.

La decomposizione della UE si accompagna alla follia dei suoi dirigenti: la UE non ha una politica energetica, è assente nel campo strategico dell’Intelligenza Artificiale, non ha una difesa comune, e tuttavia Ursula von der Leyen e Mark Rutte, rispettivamente capi dell’UE e della Nato, si preparano alla guerra contro la Russia, prima potenza energetica ed atomica mondiale! L’inflazione corre a causa delle guerre di Trump e di Netanyahu, ma Christine Lagarde, a capo della Banca Centrale Europea, alza i tassi di interesse, e così provocherà una nuova recessione! Ormai nella UE non funziona più nulla, e la stampella della UE è solo la Nato, che anch’essa però è in crisi profonda. Il presidente americano Trump difenderà solo gli Stati europei che lo servono ubbidienti.

Non c’è più nulla su cui i paesi UE siano d’accordo. Perfino il bilancio UE è bloccato. Il Quadro Finanziario Pluriennale della UE fissa le entrate e le spese dell’Unione dal 2028 al 2034, e in teoria dovrebbe essere approvato entro dicembre. Ursula ha già proposto un budget di circa 2mila miliardi, pari a poco più dell’1% del PIL dei 27 paesi UE. Ma il suo progetto di QFP è contestato da Germania, Olanda, Austria, Finlandia, Svezia e Danimarca. I paesi del nord Europa chiedono una bella sforbiciata di centinaia di miliardi di euro al budget previsto da Bruxelles, e così la UE diventerà ancora più povera e impotente. I sei paesi intendono orientare le risorse UE verso la difesa, la competitività e l’innovazione, a scapito dei finanziamenti destinati agli agricoltori e alle regioni più arretrate. Ma Roma, Madrid e Parigi rifiutano che vengano tagliati i soldi all’agricoltura e ai territori più poveri, come il Mezzogiorno d’Italia.

Se il bilancio UE non verrà approvato entro il 2026 probabilmente verrà bloccato dai forti contrasti politici che nasceranno inevitabilmente nel 2027, durante le campagne elettorali dei cinque paesi UE che andranno al voto: Francia, Grecia, Italia, Polonia e Spagna. Tutto verrà rimescolato in Europa sia a causa dell’ascesa delle forze anti-UE che della imminente crisi finanziaria e del debito, prevista ormai dalla grande maggioranza degli economisti. Se poi la Russia, com’è probabile, vincerà la guerra in Ucraina, la UE verrà sconvolta da uno tsunami politico. Nulla sarà come prima.

Ormai molti investitori temono perfino per l’euro. E’ impossibile che il Rassemblement National e l’AfD si facciano dettare la politica economica dalla Commissione UE, la politica monetaria dalla BCE, e la politica estera dalla Nato. Anche se RN e AFD non riuscissero ad andare al governo, le politiche di Francia e Germania cambieranno inevitabilmente. In questo scenario la UE è destinata a implodere e i governi cercheranno di uscire dalla crisi UE con soluzioni nazionali originali.

E’ probabile che prima o poi, pressate dalle crisi, Francia e Germania – che sono i paesi leader della UE ma anche i paesi UE più nazionalisti – trovino più conveniente uscire dai vincoli dell’eurozona e recuperare la loro sovranità monetaria. Ma i due governi saranno prevedibilmente costretti a trovare contemporaneamente nuove forme d’accordo per non soccombere a USA e Cina. Parigi e Berlino potrebbero decidere di realizzare una nuova e più elastica intesa monetaria – come fu nel passato l’ECU – per non piegarsi alla forza del dollaro. Nello scenario post-Maastricht si apriranno possibilità inedite: i governi europei realizzeranno alleanze in maniera flessibile, senza i vincoli sovranazionali di Bruxelles. Si imporrà una forma confederale di coordinamento europeo. La sinistra dovrebbe approfittare della crisi UE per contrastare questa UE autoritaria e bellicista e cominciare a concepire forme democratiche di unione confederale.

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