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Friday, October 9, 2026

Intelligenza artificiale, in Italia quasi 15mila imprese: il 72% è nato negli ultimi cinque anni

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L'intelligenza artificiale cresce in Italia, trainata da una nuova generazione di imprese. Sono 14.840 le aziende che hanno fatto dell'AI il centro della propria attività, il 72% delle quali nate tra il 2021 e il 2025. Un settore giovane, composto per il 93,1% da microimprese, che registra una produttività del lavoro superiore a quella delle aziende comparabili, ma deve fare i conti con la carenza di competenze qualificate.

È quanto emerge dalla ricerca L'economia dell'Intelligenza Artificiale. La mappa delle imprese AI-focused in Italia, realizzata dall'Università di Padova e InfoCamere per DIGITALmeet 2026 e presentata il 9 ottobre al Senato, su iniziativa del senatore Antonio De Poli.

“La fotografia è molto chiara: l'ecosistema italiano delle imprese che si occupano di intelligenza artificiale è in forte crescita", afferma De Poli. "È un'energia imprenditoriale giovane e innovativa che dobbiamo accompagnare nella crescita”.

Un mercato da 21,5 miliardi, ma il valore è concentrato in poche aziende

Nel 2024 il valore complessivo della produzione delle imprese censite ha raggiunto i 21,5 miliardi di euro. Un risultato che nasconde, però, una forte concentrazione: appena l'1,5% delle aziende genera l'80% del valore totale.

La ricerca evidenzia anche una maggiore produttività del lavoro rispetto a un gruppo di imprese comparabili. Nel 2024 il valore aggiunto mediano per occupato delle aziende AI-focused è stato pari a 50.400 euro, contro i 45.900 del gruppo di confronto, una differenza del 9,8%.

Tra il 2020 e il 2024, inoltre, il valore mediano della produzione è aumentato del 124,2%, passando da 186mila a 417mila euro, mentre il valore aggiunto mediano è cresciuto del 139,4%.

“Sono differenze rilevanti, delle quali occorre approfondire le determinanti organizzative”, sottolinea Paolo Gubitta, professore ordinario di Organizzazione aziendale all'Università di Padova e coordinatore scientifico della ricerca.

Lo studio prende in esame esclusivamente le imprese che sviluppano, progettano o commercializzano soluzioni basate sull'intelligenza artificiale, escludendo quelle che utilizzano queste tecnologie soltanto come strumenti operativi.

Il gruppo più numeroso è quello delle aziende specializzate in software e algoritmi innovativi, pari al 22,2% del totale, seguito dalle imprese attive nella blockchain e nelle infrastrutture cloud (14,1%) e nella robotica e automazione (13,7%).

Milano e Roma guidano la mappa italiana dell'AI

La distribuzione geografica delle imprese mostra una forte concentrazione nei principali poli economici e tecnologici del Paese.

Lombardia, Lazio e Campania ospitano insieme il 53,1% delle aziende censite. Milano è la prima provincia italiana con 2.783 imprese, seguita da Roma con 2.420. Le due città raccolgono da sole oltre un terzo del totale nazionale. Seguono Napoli, con 723 aziende, e Torino, con 647.

Sul fronte dell'occupazione, nel 2025 le imprese AI-focused contano circa 105.800 addetti, con un incremento del 27,2% rispetto al 2022, pari a oltre 22.600 lavoratori in più.

“Identificare quasi 15mila imprese che mettono l'Intelligenza Artificiale al centro del proprio business significa mettere a disposizione di istituzioni, territori e filiere industriali una base informativa certa su cui costruire politiche di crescita mirate”, osserva Paolo Ghezzi, direttore generale di InfoCamere.

Il paradosso italiano: cresce l'offerta di AI, ma mancano le competenze

La crescita delle imprese specializzate si confronta con le difficoltà di una parte del sistema produttivo nell'adottare le nuove tecnologie.

Secondo i dati richiamati da De Poli durante la presentazione, il 76% delle piccole e medie imprese non ha investito né prevede di investire nell'intelligenza artificiale, mentre soltanto il 7% ha avviato percorsi di formazione strutturata.

“Dobbiamo quindi creare un ponte tra chi sviluppa l'intelligenza artificiale e chi deve utilizzarla, favorendo una vera trasformazione digitale dei processi produttivi”, afferma il senatore. “Perché non basta comprare l'intelligenza artificiale: bisogna imparare a organizzarsi con l'intelligenza artificiale”.

A pesare è anche il ritardo nelle competenze digitali di base: secondo i dati riportati nella ricerca, in Italia le possiede il 45,9% della popolazione, contro il 55,6% della media europea. Anche la quota di giovani tra i 25 e i 34 anni con un titolo di istruzione terziaria resta inferiore a quella dell'Unione europea: 31,6% contro 44,1%.

“È chiaro che è indispensabile continuare ad investire in questo ambito”, sottolinea Gianni Potti, fondatore di DIGITALmeet e presidente di Fondazione Comunica, ricordando l'impegno del festival nell'alfabetizzazione digitale attraverso oltre cento eventi in tutta Italia.

Per Gubitta, il passo successivo sarà collegare le imprese che sviluppano intelligenza artificiale alle esigenze concrete delle piccole e medie aziende, favorendo progetti congiunti con università e associazioni imprenditoriali.

“Il valore strategico dell'AI si vedrà nella capacità di far crescere la produttività delle filiere”, conclude il docente.

La sfida, dunque, non è soltanto far crescere il numero delle imprese specializzate, ma trasformare l'innovazione tecnologica in un'opportunità concreta per l'intero sistema produttivo italiano.

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