11 settembre, i pompieri eroi che si gettarono nell'inferno

Delle 2753 vittime dell'attentato terroristico alle Torri Gemelle, 343, più di una su dieci, furono vigili del fuoco. “La cosa a cui penso di più, quasi ogni giorno, ancora oggi, sono le vite che perdemmo, perché conoscevo tanti di loro”. Daniel Nigro era il numero due del Fire Department di New York, ma nei 102 minuti tra l'impatto del primo aereo e il crollo della seconda torre ne divenne il capo, perché l'allora capo e suo fraterno amico, Peter Ganci, con cui coordinava i soccorsi, morì sul campo. “Ero sul lato della costruzione opposta al suo, quando lui provò a salvare delle persone rimaste sotto la torre sud appena collassata. Mentre era libero, anche la torre nord venne giù". Tra le cose che vorrei dimenticare, ci dice, la vista e il rumore delle persone intrappolate tra fumo e fiamme che si lanciavano dai grattacieli per la disperazione.
“Il coraggio, invece, di tutti i pompieri che salirono nelle torri per salvare quante più persone possibile in quelle condizioni, sapendo che sarebbero potuti morire, il coraggio di quel giorno è quello che preferisco ricordare”.
Tre giorni dopo l'attacco, Nigro accompagnò il presidente George W. Bush in quei sette ettari di orrore, come li chiama oggi. “Possiamo riprenderci da tutto questo, fu in fondo il suo messaggio. Eravamo stati abbattuti, ma ci saremmo potuti rialzare. Penso diede a tutti la forza per andare avanti e ricostruire, e lo abbiamo fatto”.
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