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Friday, September 18, 2026

Dalla pioniera Australia allo stop Francia, la mappa dei divieti social per i minori

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Dall'apripista Australia allo slancio e poi stop della Francia, molti Paesi nel mondo tra cui l'Italia stanno introducendo o valutando divieti sui social media per i minori per proteggerli da dipendenza, cyberbullismo e contenuti dannosi, come ha fatto oggi la Commissione europea con l'Eu Kids Act. Sullo sfondo il grande tema della verifica dell'età.

Spicca l'Australia che a fine 2025 ha introdotto il divieto per gli under 16 creando un precedente che molti altri Stati provano a imitare. Sono previste multe durissime per le piattaforme che non rispettano le regole ma, secondo i dati di eSafety l'ente australiano di regolamentazione per la sicurezza online, oltre l'80% dei ragazzi di età compresa tra i 10 e i 15 anni bypassa il divieto e usa ancora i social. Anche in Malesia e Indonesia è in vigore il divieto totale per minori di 16 anni. La Cina non ha un divieto totale ma Pechino ha imposto la 'modalità minori', un sistema di controllo integrato direttamente nei dispositivi e nelle app che limita il tempo di utilizzo anche notturno nella fascia 8-16 anni. In Turchia e negli Emirati Arabi Uniti è in vigore una stretta per i minori di 15 anni. In Brasile c'è una legge che obbliga al collegamento dell'account di un tutore per tutti i minori di 16 anni. Negli Usa non esiste una legge federale, ma Meta poche settimane fa ha raggiunto un patteggiamento da circa 17 miliardi di dollari con una coalizione di Stati per chiudere una storica causa sulla dipendenza dei minori.

In Europa diversi stati membri si sono già mossi in ordine sparso prima dell'Eu Kids Act. In Francia il caso più controverso. Dopo l'approvazione definitiva del divieto agli under 15 del Parlamento il 21 luglio, il progetto ha subito uno stop decisivo con l'intervento il 14 agosto del Conseil Constitutionnel: ha censurato l'articolo che vieta l'accesso ai social agli under 15, giudicando insufficienti le garanzie previste per libertà di espressione e tutela della privacy. Macron ha chiesto al governo di riscrivere il provvedimento. Nel Regno Unito a giugno l'ex premier Starmer ha annunciato formalmente il divieto under-16, con un disegno di legge che prevede sistemi di verifica dell'età tramite scansione facciale o documento d'identità. Sempre in area europea, in Portogallo è stato approvato a febbraio 2026 il divieto totale sotto i 13 anni e il consenso dei genitori tra i 13 e i 16 anni. In Danimarca c'è un accordo di governo già siglato per il divieto sotto i 15 anni, la legge è attesa. In Spagna il premier Sanchez ha annunciato ufficialmente il divieto a 16 anni, ma manca il passaggio parlamentare. In Germania una commissione parlamentare sta studiando la fattibilità di un blocco sotto i 14 anni. In Norvegia si è chiusa una consultazione pubblica: si punta ai 15 anni con l'obbligo di usare il BankID (l'identità digitale nazionale) per entrare nei social.

Riguardo l'Italia, il dibattito politico sulla tutela dei minori è aperto e sono stati presentati in Parlamento diversi disegni di legge. Come quello bipartisan di Lavinia Mennuni (FdI) e Marianna Madia (Pd) che prevede l'innalzamento della soglia anagrafica per l'iscrizione autonoma ai social a 15 anni, l'obbligo di sistemi di controllo parentale e tutele per i minori esposti online. A questo si sono aggiunte la proposta di Mara Carfagna (Noi Moderati) che fissa un divieto totale sotto i 13 anni, quella di Giorgia Latini (Lega) che estende l'obbligo del consenso dei genitori fino alla maggiore età e la proposta Nicita-Basso (Pd) che sposta l'attenzione sulla responsabilità delle piattaforme.

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