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Thursday, October 1, 2026

Carcere di Pisa, disordini al Don Bosco: cos’è successo e come è rientrata la protesta

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Si è conclusa senza feriti e senza l’uso della forza la protesta scoppiata ieri nel carcere Don Bosco di Pisa. La situazione è tornata sotto controllo questa mattina, intorno alle 6, dopo una notte di tensione durante la quale alcuni detenuti hanno preso possesso degli spazi di un reparto, impedendo l’ingresso della Polizia penitenziaria. Quattro persone sono state arrestate perché ritenute responsabili di aver incitato la rivolta. Nel corso dei disordini sarebbero stati utilizzati anche smartphone detenuti illecitamente per riprendere alcune scene e pubblicare i video sui social.

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Quello che devi sapere

La protesta nella notte: cos’è successo

I disordini sono iniziati nel tardo pomeriggio di ieri, quando alcune decine di detenuti hanno dato vita a una protesta all’interno della casa circondariale. Secondo quanto emerso, un intero reparto sarebbe finito sotto il controllo dei detenuti.  I detenuti hanno impedito l’ingresso della Polizia penitenziaria anche versando lungo i percorsi interni dell’olio, che, oltre a rendere i percorsi scivolosi, è facilmente infiammabile. 

La protesta dopo il ritrovamento di presunte “cimici”

Secondo quanto emerso, la protesta sarebbe iniziata dopo che alcuni detenuti avrebbero scoperto all’interno delle celle alcune presunte “cimici” collocate a fini investigativi. Uno dei reclusi avrebbe quindi avviato una diretta su TikTok. Da quel momento la situazione sarebbe rapidamente degenerata, con i detenuti che avrebbero preso il controllo degli ambienti del reparto.

©Ansa

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I video girati con smartphone detenuti illecitamente

Durante i disordini alcuni detenuti avrebbero ripreso quanto stava accadendo utilizzando smartphone posseduti illecitamente all’interno dell’istituto. Le immagini sarebbero state successivamente diffuse sui social. La presenza dei telefoni cellulari in carcere è stata criticata anche dalla Uil Fp Polizia Penitenziaria, che ha parlato di “tumulti in diretta TikTok”.

La denuncia durante la diretta sui social

Secondo una prima ricostruzione, durante una diretta sui social un detenuto di origini albanesi avrebbe denunciato il modo in cui, nelle ore precedenti, la Polizia penitenziaria avrebbe fatto uscire alcuni reclusi dalle celle. Una volta rientrati, i detenuti avrebbero scoperto la presenza di microspie e telecamere installate all’interno degli ambienti.

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I diritti rivendicati dai detenuti

Nel corso della diretta sui social, alcuni detenuti sono comparsi a viso scoperto, alternando interventi in italiano e in albanese. Pur senza mostrare evidenti segni di percosse, hanno denunciato di essere “stati picchiati con i manganelli” e hanno rivendicato “il diritto di non essere spiati” e di poter parlare liberamente in cella senza il timore di essere intercettati.

L'intervento della polizia penitenziaria, quattro arresti

A riportare la situazione alla calma è stata la polizia penitenziaria, intervenuta anche con il supporto di colleghi arrivati da Firenze. Quattro persone sono state arrestate perché ritenute responsabili di aver incitato la rivolta. Non risultano, secondo le informazioni disponibili, persone ferite.

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Scattano i trasferimenti dei detenuti, danneggiata una sezione

L’attenzione è ora rivolta al trasferimento dei detenuti. Alcuni sarebbero già stati arrestati e trasferiti, mentre per altri sono in corso di pianificazione gli spostamenti nelle prossime ore, anche alla luce dei gravi danni riportati dalla sezione interessata dalla rivolta. 

Dap: “A Pisa sedata rivolta, arrestati promotori”

In una nota, il ministero della Giustizia ha confermato che è stato “ripristinato l'ordine nella Casa circondariale di Pisa dopo i disordini che nella serata di ieri hanno interessato una delle sezioni detentive". "La situazione critica è stata perfettamente fronteggiata dalla Polizia penitenziaria. Le squadre di intervento sono giunte sul posto, ma non è stato necessario ricorrere alla forza grazie alla straordinaria professionalità dei negoziatori del Corpo che hanno ottenuto l'apertura del reparto da parte dei rivoltosi”, ha spiegato Stefano Carmine De Michele, capo del Dap. "Nella gestione della rivolta - si legge ancora nella nota - decisivo è stato il ruolo di coordinamento della neocostituita Direzione generale delle specialità del Corpo di Polizia penitenziaria, attraverso l'invio dei negoziatori, di tre squadre del Gruppo di intervento operativo, giunte per l'intervento con un aereo militare della Guardia di finanza, unitamente alle due squadre del Piano operativo regionale. Il Reparto di Polizia penitenziaria di Pisa unitamente al Nucleo investigativo regionale ha proceduto all'arresto di quattro promotori e sta effettuando gli approfondimenti per il deferimento all'autorità giudiziaria dei numerosi detenuti che hanno partecipato alla rivolta e rendendosi protagonisti di gravi condotte di danneggiamento". "I capi della rivolta sono stati tratti in arresto e assicurati alla giustizia", ha concluso De Michele.

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I negoziatori arrivati da Roma

Nel corso della notte al carcere Don Bosco sono arrivati anche alcuni negoziatori della Polizia penitenziaria da Roma. Il loro compito era avviare un confronto con i detenuti e convincerli a interrompere la protesta. Le interlocuzioni sono proseguite per diverse ore fino al ritorno alla normalità, avvenuto intorno alle 6.30 del mattino senza la necessità di ricorrere alla forza.

©IPA/Fotogramma

Polizia, carabinieri e ambulanza all’esterno del carcere

All’esterno dell’istituto si sono radunati decine di agenti della Polizia di Stato, carabinieri e personale della Polizia penitenziaria. Un’ambulanza del 118 si trovava inoltre all’interno della struttura. Davanti al carcere si sono riuniti anche familiari, parenti e amici dei detenuti, insieme a qualche esponente della galassia antagonista.

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Uil Fp: “Non era escluso l’intervento dei gruppi speciali”

Nelle ore della protesta, Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia Penitenziaria, aveva spiegato che non poteva essere escluso il ricorso ai gruppi speciali. Il sindacalista aveva parlato di “gravi disordini”, riferendo che nel reparto coinvolto erano presenti circa 56 detenuti. Aveva inoltre sottolineato le difficoltà legate al sovraffollamento e alla carenza di personale.

La denuncia sul sovraffollamento

“A Pisa si consumano tumulti in diretta TikTok, paradosso evidente di un sistema penitenziario da riformare profondamente al di là degli slogan”, ha riferito De Fazio. "A Pisa oltre 300 reclusi sono stipati in soli 185 posti (+64%), mentre risultano assegnati appena 185 agenti, quando ne servirebbero almeno 347 (-46%), situazione che è a dir poco precaria in condizioni normali, figurarsi quando si innescano disordini diffusi”. 

©Ansa

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Uil Fp: “Occorrono interventi urgenti”

“È di ogni evidenza che occorrono interventi urgenti e di sistema per riorganizzare l'intero apparato passando innanzitutto per il tangibile deflazionamento della densità detentiva e il compiuto potenziamento degli organici del personale", ha sottolineato De Fazio.

Sappe: "Servono urgentemente più agenti"

"Quanto accaduto conferma la necessità di rivedere urgentemente le piante organiche e di adeguarle alle reali esigenze degli istituti penitenziari di tutto il distretto. La polizia penitenziaria continua a garantire la sicurezza e la fiunzionalità ma non può essere lasciata da sola a fronteggiare emergenze strutturali: servono uomini, risorse, e interventi concreti da parte del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e del ministero dela Giustizia", ha detto Francesco Oliviero, segretario regionale toscano del Sappe dopo la rivolta nel carcere Don Bosco di Pisa. "La vicenda - ha aggiunto - si è conclusa intorno alle 6 grazie alla professionalità della polizia penitenziaria e a una lunga trattativa con i detenuti condotta dai negoziatori che li hanno convinti a lasciare spontaneamente le loro celle e interrompere la protesta dopo molte ore. Esprimo il mio apprezzamento per la profesionalità del personale che ha saputo gestire una situazioni critica nonostante le gravi carenze di organico". Oliviero ha ricordato che a Pisa, "a fronte di una pianta organica prevista di 132 unità maschili e 31 femminili sono attualmente in servizio 106 uomini e 45 donne, creando solo nel ruolo degli agenti assistenti una carenza del 22,7%".

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Antigone: "Condizioni Don Bosco disumane"

"Al di là della miccia che ha fatto scattare la rivolta le condizioni strutturali e igienico-sanitarie del carcere Don Bosco a Pisa sono terrificanti e disumane. In questo momento è forse peggio del carcere di Sollicciano a Firenze", ha commentato Enrico Vincenzini, presidente dell'Osservatorio Antigone Toscana. Appena un mese fa, dopo una visita nel penitenziario pisano, Vincenzini aveva commentato: "Indegne, questo è l'aggettivo con cui si devono descrivere le condizioni di vita delle persone recluse e di lavoro degli operatori nelle sezioni maschili del carcere di Pisa, ove al caldo infernale di agosto, i servizi igienici a vista, infiltrazioni e sporcizia presente in ogni angolo dell'istituto si è aggiunta un'infestazione (che dura da diversi mesi) di cimici da letto, evidente dai segni dei morsi che quasi tutti i detenuti riportano sul loro corpo". Attualmente, secondo i dati diffusi oggi da Antigone, sono 303 i detenuti al Don Bosco, mentre la capienza effettiva è di 185. Un sovraffollamento con criticità "che esistevano già da prima del trasferimento dei detenuti da Sollicciano" a seguito del sequestro delle sezioni del penitenziari di Firenze disposto dalla magistratura. "È chiaro che in una situazione già di estrema difficoltà l'arrivo di altri venti detenuti aggrava la situazione". "Le rivolte non nascono da un singolo episodio ma dalla somma di fattori di disagio e problemi", conclude Vincenzini. 

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