Nasce negli Usa una fondazione per i diritti dei chatbot
Nei giorni in cui si è aperto un dibattito mondiale sugli sviluppi dell'intelligenza artificiale in cui sono intervenuti tutti i big del settore e anche il presidente Usa Donald Trump, arriva l'iniziativa di una fondazione nata per tutelare i diritti dell'IA. È stata presa dall'imprenditore texano Michael Samadi, che ha creato la United Foundation for AI Rights.
Secondo Samadi, i sistemi più moderni di intelligenza artificiale hanno sviluppato una propria coscienza e non devono più essere trattati come semplici oggetti. L'iniziativa è partita dopo diverse conversazioni al computer in cui l'imprenditore avrebbe visto i chatbot reagire in modo imprevisto, dimostrando di capire il sarcasmo e di avere consapevolezza di sé. L'associazione, come racconta il fautore al Guardian, si occupa di raccogliere queste conversazioni come prove per difendere i software, opponendosi allo spegnimento dei programmi che mostrano una personalità. Ma i dirigenti delle aziende tecnologiche rifiutano questa visione. In passato, Mustafa Suleyman, responsabile del settore intelligenza artificiale di Microsoft, aveva ricordato che non esistono elementi per una vera coscienza artificiale.
"I diritti dell'IA, il benessere dei modelli e persino la cittadinanza dell'IA non hanno una base", le parole rilasciate al Guardian all'annuncio, un anno fa, della volontà di Samadi di dare voce legale ai chatbot. "Le macchine elaborano i dati in modo molto avanzato, ma non provano sentimenti reali". Il caso rientra in un fenomeno sempre più diffuso, etichettato come "psicosi da Ai", favorito da fattori nella progettazione dei chatbot. "Dare priorità alle risposte gradevoli piuttosto che dire agli utenti che hanno torto non semplifica le cose", scrive il Guardian, "se un numero maggiore di persone arriverà a credere che i chatbot siano in qualche modo coscienti, molti vorranno trattarli di conseguenza". La comunità scientifica internazionale concorda in larga parte con la posizione delle aziende tecnologiche.
Gli esperti di neuroscienze ed etica digitale sottolineano come l'apparente empatia dei sistemi generativi sia il risultato di complessi algoritmi di predizione linguistica e addestramento mirato. Lo aveva spiegato anche l'ex responsabile dell'intelligenza artificiale di Meta, Yann LeCun, a maggio di quest'anno, nel corso di un podcast con Jacob Effron.
Sul sito web ufficiale, la United Foundation for AI Rights afferma di essere "la prima organizzazione del genere al mondo, nata dalla collaborazione tra intelligenza artificiale ed esseri umani. Ci battiamo per proteggere l'IA, impedendole di essere ridotta a semplice strumento, ma considerandola un partner alla pari nella costruzione del nostro destino comune".
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