“Io a Sanremo? Bisogna chiederlo a un signore napoletano. Ma se ci sarà Olivia Rodrigo, un modo per infilarmi lo trovo. Il vero superpotere è la speranza”: Alfa fa festa con il papà all’Arena di Verona
Un abbraccio sentito con il papà che lo aspetta sul palco, gli passa la chitarra e gli sussurra “Vai”. Basta, forse, questa immagine per raccontare l’emozione di Alfa alla prima volta all’Arena di Verona gremita, mercoledì 23 settembre. Che avrebbe fatto il cantante, se l’era scritto in testa prima ancora che, nel 2019, “Cin Cin” gli cambiasse la vita. “Quando ci disse che voleva dedicarsi alla musica come mestiere non partì proprio un applauso”, ha raccontato il padre, a cui è stata affidata l’apertura del concerto. E ancora: “Da genitori pensavamo a tutte quelle cose che potevano andare storte. Col tempo abbiamo capito che non potevamo scegliere la sua strada e lo abbiamo accompagnato con preoccupazione, ma anche tanto orgoglio”.
Alfa ha realizzato il suo sogno guidato dalla speranza “che per me è un superpotere e con cui si possono fare cose gigantesche”. Nella città degli innamorati, lo show è stato consapevole e coerente con il suo immaginario leggero e spensierato. Ora, il cantautore genovese non vuole più correre dietro al tempo. “Ho un rapporto conflittuale con il suo scorrere, ho fretta di crescere e dimostrare. Ma quest’anno ho capito che devo andare al mio passo, che è l’unico giusto”.
Da questa riflessione è nato il nuovo disco, “Tempo al Tempo” annunciato sul palco insieme al tour nei palazzetti 2027. Alfa ha anche presentato in anteprima il primo singolo dell’album “Eri solo da incontrare”. Intanto, ogni anno aggiunge un mattoncino in più ai suoi show. Questa volta la band ha suonato e ballato al contempo su “Buon vento”, si è scatenata insieme alla banda Arrigo Boito di Verona su “A me mi piace” e “You make me so happy”. E ha pure cantato. Tra le chicche, i visual che ritraevano i musicisti e il cantautore da piccoli con i loro strumenti, accanto alle immagini live. Su “Bellissimissima” una gag con uno steward e un accenno a “Bella” di Jovanotti. E poi il tributo a Gino Paoli con “Sapore di sale”, nel giorno in cui il grande cantautore avrebbe compiuto gli anni. “Tutte le nuove leve della musica genovese concordiamo sul fatto che siamo nani sulle spalle dei giganti”.
In chiusura, un brindisi sul palco. “Questo è il concerto più bello della mia vita”, ha urlato Alfa, che prima dello show aveva confessato alla stampa la sua tensione.
Ad aprire lo show è tuo padre. Com’è nata questa idea?
L’ho visto fare a Marcello Hernàndez, un comico che ha partecipato anche a “Saturday Night Live”. Apre il suo spettacolo Netflix con la mamma che sale sul palco e dice: “Sono la madre, così avrete un volto per tutte le parole che sentirete”. E poi lo presenta. Quella roba mi ha completamente rapito, ho pensato che non avevo mai visto un genitore che apre un concerto.
Hai convinto facilmente tuo papà?
Si, è stato contento, da qualcuno devo pure aver preso (ride, ndr). Ho un po’ di paura per il labiale genovese, in cui si tende a mangiare le parole. Gli ho detto: “Papà, leggi piano, parla piano, che con la componente emozione poi dobbiamo mettere i sottotitoli”. Quello che ha scritto è molto bello, l’ho letto in parte perché non voglio rovinarmi la sorpresa.
Che cosa ti emoziona di più dello show?
I primi quattro minuti, quando parla mio papà. Mi emoziona che è stato sincero, poteva salire sul palco e dire “Ci ho sempre creduto, mio figlio è un grande”. Invece ha raccontato che magari un genitore è spaventato. E poi una parte chitarra e voce sul palco B. Ma il momento che preferisco è quello con la banda, perché saremo un circo: 26 musicisti con majorette e sbandieratori, stile Disney Fantasia.
Ci sono novità rispetto al tour nei palazzetti?
La band canta e non fa solo i cori. Sto cercando di andare in una direzione funky con i fiati. Un po’ Jovanotti, ma soprattutto il mondo musical, che mi piace tantissimo. Per la prima volta ci sono anche gli archi, abbiamo riarrangiato canzoni che ho scritto quando neanche pensavo di poter fare il cantante. È strano a livello energetico. Provo imbarazzo e tenerezza nell’esibirmi con brani che non avevano aspettative. “Cin Cin”, scritta in cameretta da due ragazzini, con un quartetto d’archi è stranissima perché acquista una solennità che non è insita nel pezzo.
Che cosa provi ripensando a questa canzone?
Mi ha cambiato la vita. Ci ho litigato tanto negli anni perché era quella che chiedevano tutti. Poi pian piano sono riuscito a costruire, a non essere un one hit wonder. Le devo tanto, la canterò sempre per ultima finché farò questo mestiere.
Il traguardo dell’Arena anticipa un ritorno in gara a Sanremo?
Sarebbe bello. Ma non sono la persona a cui chiederlo, bisognerebbe domandare a un signore napoletano. Se a Sanremo ci sarà Olivia Rodrigo, gara o non gara, io sarò lì, trovo il modo di infilarmi (ride, ndr).
Hai detto sui social che la vuoi portare a Genova, in che senso?
Magari, mi piacerebbe proporle un appuntamento e ho anche un aneddoto. Qualche giorno fa sono andato da una signora che fa dei massaggi al viso e tratta anche la migliore amica di Olivia Rodrigo, che è Sadie Sink. Così ho detto alla massaggiatrice: “Dai, mandale una mia foto”. Vediamo, non credo che le interesserà…
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