Fuga dei medici dagli ospedali: “Nel 2025 quasi 4mila dimissioni, più dei pensionamenti. Ogni 100 assunti, 43 se ne vanno”
I medici che lasciano il Servizio sanitario nazionale dimettendosi sono di più di quelli che lo fanno andando in pensione. Il dato diffuso dal Centro studi Anaao Assomed dimostra le profonde difficoltà in cui versa la sanità pubblica italiana. L’insoddisfazione dei camici bianchi, dovuta a stipendi tra i più bassi d’Europa, si somma alla fatica causata da turni estenuanti, condizioni di lavoro al limite del burnout e carichi burocratici insostenibili. Il risultato è un esodo, verso il privato o l’estero, che nel 2025 ha raggiunto il suo apice: le dimissioni sono aumentate del 150% rispetto alle 1.503 del 2024, arrivando a rappresentare il 3,5% dei medici in servizio, circa 3 ogni 100. I camici bianchi che hanno lasciato volontariamente il Ssn sono stati 3.767, contro i 2.876 pensionamenti. Se a questi numeri si aggiunge il fatto che la fuga dal pubblico coinvolge anche altre categorie professionali, infermieri su tutti, è facile comprendere la grave crisi della sanità italiana.
D’altronde, come ribadito recentemente anche dalla Corte dei conti, buona parte dei problemi del Ssn – “che nel panorama mondiale è un modello ancora vincente in termini di qualità” – dipende dalla crisi in cui versa il suo personale. Senza politiche e investimenti dedicati a medici, infermieri e professionisti sanitari non è possibile risolvere le criticità che gravano sul sistema, liste d’attesa e sanità territoriale su tutte. Assunzioni, aumento delle retribuzioni e miglioramento delle condizioni di chi si occupa della salute pubblica dovrebbero essere tra le priorità economiche e politiche del Paese. Elemento che, con la Manovra che si avvicina, Anaao ha voluto ribadire. “Serve il coraggio di investire su chi resta”, dichiara il segretario nazionale del sindacato degli ospedalieri, Pierino Di Silverio, commentando i dati che emergono dall’analisi decennale del Centro studi di Anaao Assomed.
Per il sindacato serve superare definitivamente il tetto di spesa per il personale, “vincolo anacronistico che soffoca le assunzioni”; garantire le retribuzioni europee, “attraverso la detassazione del salario accessorio, il rafforzamento dell’indennità di specificità e rinnovi contrattuali tempestivi”; salvaguardare la qualità del lavoro e della vita privata dei professionisti, “tutelando i riposi, la genitorialità e i servizi, per un Ssn sempre più al femminile, rivalutando quel tempo che ormai è moneta di inestimabile valore”. E per intervenire sulle gravi disuguaglianze territoriali tra i diversi territori del Paese, è necessario predisporre degli “incentivi economici e di carriera per le sedi disagiate e il Mezzogiorno”.
Analizzando il report, si nota che il fenomeno delle dimissioni dei camici bianchi riguarda gran parte del Paese: risultano in rosso 12 Regioni su 20. Ma il rapporto è particolarmente elevato in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Sardegna, dove i medici dimissionari sono da 2,4 a 3,3 volte quelli andati in pensione. Il dato assume un peso ancora maggiore se rapportato alle nuove assunzioni. Per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato nel 2025, 43 hanno rassegnato le dimissioni e 77 sono complessivamente usciti dal sistema pubblico, considerando pensionamenti e altre cause di cessazione.
“Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale – prosegue Di Silverio -. “A lasciare non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni. Il paradosso è evidente: a fronte di un ricambio generazionale avviato con successo grazie al Decreto Calabria oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025 per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi, riempiendo di fatto una vasca senza tappo”, sottolinea Di Silverio.
Nonostante l’impennata delle uscite lo studio rileva infatti segnali di ricambio generazionale. Tra il 2015 e il 2024 l’età media dei medici ospedalieri è diminuita di 2 anni e 7 mesi tra gli uomini e di 2 anni e 4 mesi tra le donne. Nello stesso periodo gli organici sono cresciuti complessivamente del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243 medici. Un ruolo importante, per Anaao Assomed, è stato svolto dal Decreto Calabria, che tra il 2019 e il 2025 ha consentito l’ingresso nel sistema di quasi 10mila giovani medici, arrivando a coprire fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato. “Il 2025 ci consegna un segnale d’allarme che nessuno può permettersi di ignorare”, conclude Di Silverio. “Il 2026 ci dirà se si è trattato di un incidente di percorso o dell’inizio di una frana. Abbiamo dimostrato che, quando si investe sui giovani, il sistema risponde”, conclude il segretario.
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