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Saturday, October 3, 2026

“Le proteste per la casa sono appena all’inizio, quello che sta accadendo in Spagna presto si replicherà in altri Paesi”

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“Le proteste per la casa sono appena all’inizio, quello che sta accadendo in Spagna presto si replicherà in altri Paesi”

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“Quello che succede in Spagna sta già arrivando in altri Paesi. Possiamo fare da traino”. Miriam Bue è la portavoce della Confederación de Sindicatos de Inquilinas, una delle principali realtà a organizzare le proteste per il diritto alla casa spagnole. Dopo che il Parlamento ha bocciato i due decreti del governo Sanchez sulla crisi abitativa, il sindacato degli inquilini ha indetto manifestazioni in tutto il Paese e sabato decine di migliaia di persone sono scese in piazza.

“Quanto successo a Maricarmen Abascal è stato la scintilla che ha fatto esplodere una rabbia che era già in gestazione. Il brutale sfratto che ha subito è stato la miccia che ha fatto sì che il malcontento popolare, che ha nella questione abitativa la sua principale preoccupazione, culminasse in una critica contro il governo centrale e contro il governo di Madrid”, prosegue Bue. Venerdì 2 ottobre il Parlamento non ha approvato i decreti con cui il primo ministro socialista
Pedro Sánchez mirava a rafforzare le protezioni per chi vive in affitto. Hanno votato contro i deputati del Partito Popolare (PP), partito di centro-destra, di Vox, partito di estrema destra, e del partito regionalista della Navarra UPN. Ma a essere stati decisivi sono stati i voti di Junts, il partito indipendentista catalano. Sánchez ha preso questo fine settimana di riflessione per decidere se convocare o meno le elezioni anticipate. Dopo che i suoi voti erano stati decisivi per l’esito negativo in Parlamento, Junts ha invitato il Partito Socialista (PSOE) a sedersi al tavolo delle trattative per discutere la sua proposta di decreto.

Pensate che quello che sta succedendo in Spagna sia replicabile altrove?
Sì, si può riprodurre a livello internazionale. Anche se è passato in secondo piano di fronte allo sfratto di Maricarmen e ai decreti, la scorsa settimana a Madrid si è svolto un incontro internazionale per il diritto alla casa. C’erano collettivi anche dall’Italia. Quello che succede in Spagna sta già arrivando in altri Paesi. Si sta sviluppando una bellissima solidarietà internazionalista. Madrid sta facendo da traino e ogni Paese potrà accogliere queste rivendicazioni e adattarle al suo contesto. Tutto è appena iniziato. Non vogliamo che ci siano altre Maricarmen.

Bue, che cosa farete adesso?
Continueremo a intensificare la mobilitazione e ad alimentare questo movimento. La bocciatura dei decreti dimostra per chi stanno governando. Lo stanno facendo per l’oligarchia economica, per i fondi avvoltoio, per le società immobiliari e per i propri interessi perché molti degli attuali deputati del Parlamento sono proprietari che vivono di rendita. L’organizzazione e la rabbia non si fermeranno. Sono la migliore energia che un movimento sociale possa avere. Si stanno
politicizzando persone che non si erano mai avvicinate alle assemblee per il diritto alla casa o ad altre lotte sindacali. Ed è molto bello. Nell’accampamento a Puerta del Sol e nelle altre piazze, si organizzano continuamente assemblee che sono orientate alla costruzione di un obiettivo comune. Sono un mezzo per continuare a organizzarci e per portare queste strategie nei nostri quartieri, fatti a pezzi e trasformati in fondi di investimento, e tra le persone che ancora non hanno potuto
raggiungerci.

Che cosa continuerete a chiedere?
Il fine principale della protesta è fare in modo che la casa smetta di essere un’attività commerciale e che diventi un diritto. Le rivendicazioni che stiamo portando avanti sono strategiche: vogliamo contratti di affitto a tempo indeterminato, la regolamentazione degli affitti stagionali e degli affitti delle stanze. Chiediamo che sia introdotta una moratoria sugli sfratti. Ma dobbiamo anche confrontarci con un governo di coalizione che non è omogeneo e che ha profili molto diversi al
suo interno. Il diritto alla casa è una questione centrale anche in altri Paesi europei dove mancano politiche che riescano ad affrontare l’attuale crisi abitativa.

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