Artigianato, Orsini: «Le associazioni di categoria non difendano i propri interessi a spese dei lavoratori e delle imprese»

Rischi di concorrenza sleale e disparità contributive, il presidente di Confindustria chiede trasparenza e pari regole per tutte le imprese italiane, indipendentemente dalla classificazione giuridica
“La revisione della legge quadro sull’artigianato pone una questione fondamentale che non possiamo ignorare: la tutela dei lavoratori, la concorrenza leale tra imprese e la necessità di favorire la crescita del nostro sistema produttivo. Come Presidente di Confindustria, a nome delle oltre 140mila imprese associate e dei quasi 5,5 milioni di lavoratori che rappresentiamo, voglio essere estremamente chiaro: il problema non è l’artigianato. Il problema è chi pretende di utilizzare una definizione giuridica per ottenere vantaggi economici e contributivi che nulla hanno a che vedere con la vera natura dell’impresa artigiana.
Le conseguenze rischiano di essere molto gravi. I lavoratori potrebbero essere penalizzati, perché imprese che svolgono attività sostanzialmente industriali potrebbero applicare condizioni contrattuali e salariali meno favorevoli. Il sistema previdenziale potrebbe essere penalizzato, perché, a parità di attività produttiva, quelle imprese potrebbero corrispondere differenti livelli di contribuzione. Le imprese che investono e crescono potrebbero essere disincentivate dal farlo, pur di rimanere dentro un perimetro di privilegio, con l’ulteriore effetto di creare una concorrenza distorta.
Le associazioni dell’artigianato devono spiegare se il loro obiettivo sia realmente difendere gli artigiani oppure difendere il proprio sistema di rappresentanza e i propri bilanci.
Confindustria rappresenta imprese che scelgono liberamente di associarsi e che ogni anno decidono di rinnovare la propria adesione sulla base dei servizi ricevuti e della rappresentanza esercitata. Nel sistema della rappresentanza artigiana esistono meccanismi di finanziamento e contribuzione differenti, sui quali sarebbe opportuno aprire una riflessione seria e trasparente.
Non è accettabile che la crescita del perimetro associativo diventi più importante della crescita delle imprese italiane. L’Italia ha bisogno di imprese che crescano, investano, innovino e paghino salari migliori, non di meccanismi che incentivino le aziende a rimanere artificialmente piccole.
Gli industriali italiani hanno un rispetto profondo per il mondo artigiano. Molti di noi sono nati artigiani e moltissime nostre imprese collaborano quotidianamente con straordinarie realtà artigianali. Proprio per questo non accettiamo che il valore dell’artigianato venga snaturato per interessi di rappresentanza.
C’è poi un altro tema sul quale voglio richiamare con forza l’attenzione delle associazioni dell’artigianato. Molte delle nostre imprese industriali realizzano prodotti attraverso lavorazioni artigianali di altissimo livello. Penso alla moda, alla pelletteria e alla manifattura del lusso, dove il saper fare italiano, la manualità e le competenze artigianali rappresentano un patrimonio straordinario e un elemento fondamentale della nostra competitività nel mondo.
Non possiamo accettare il paradosso per cui si vorrebbero far diventare artigiane imprese che hanno caratteristiche industriali e, contemporaneamente, si vorrebbe impedire alle imprese industriali di valorizzare e comunicare le lavorazioni artigianali con cui realizzano i propri prodotti.
Un prodotto artigianale non è necessariamente realizzato da un’impresa classificata come artigiana. La qualità della lavorazione, la competenza delle persone e il valore del prodotto non dipendono dalla classificazione giuridica dell’azienda. Nessuna associazione può pensare di appropriarsi del concetto di artigianalità, che appartiene alla storia, alla cultura e all’eccellenza di tutta la manifattura italiana.
Su questo saremo altrettanto fermi: difenderemo il diritto delle nostre imprese di valorizzare le proprie autentiche lavorazioni artigianali, nel rispetto delle regole a tutela dei consumatori, perché difendere il Made in Italy significa difendere chi produce qualità, indipendentemente dalle dimensioni dell’impresa e dall’associazione che la rappresenta.
Al Governo chiediamo di continuare il confronto costruttivo che abbiamo sempre avuto, con l’obiettivo comune di sostenere la crescita economica, rafforzare il sistema produttivo e tutelare il lavoro.
Alle associazioni dell’artigianato, invece, chiediamo di assumersi le proprie responsabilità e di smettere di presentare come una battaglia a favore delle imprese quella che rischia di diventare una battaglia per ampliare il proprio potere di rappresentanza.
La nostra posizione è semplice: stessa attività, stessi diritti per i lavoratori, stessi obblighi contributivi e stesse regole di concorrenza.
Confindustria continuerà a difendere questi principi in ogni sede, utilizzando tutti gli strumenti a propria disposizione. Non siamo disposti ad arretrare di un millimetro quando sono in gioco l’equità, il futuro delle nostre imprese e i diritti dei lavoratori italiani”.
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