Gas per il riscaldamento: nella transizione dalle fossili Roma al penultimo posto su 15 città europee
Su 15 città europee prese in esame, Roma è al penultimo posto per quanto riguarda l’abbandono di sistemi di riscaldamento basati sui combustibili fossili. E non è una buona notizia alle porte di una stagione invernale che, probabilmente, sarà segnata da nuovi rialzi del prezzo dell’energia. È quanto emerge dal nuovo report di Greenpeace Europa centro-orientale che stila una vera e propria classifica. In cima, ci sono Stoccolma, Parigi e Vienna, grazie a una solida pianificazione a lungo termine, ingenti investimenti nelle reti di riscaldamento e importanti misure di protezione sociale. In fondo, invece, restano Atene, Roma e Bucarest, che nonostante gli sforzi presentano ancora lacune significative. Dalla forte dipendenza dai combustibili fossili a una pianificazione urbana incompleta, con meccanismi di implementazione deboli. “Famiglie che pagano bollette sempre più care e prezzi dell’energia instabili a causa dei conflitti internazionali non sono un effetto indesiderato – commenta Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia – ma sono la diretta conseguenza di un modello energetico basato sui combustibili fossili che non minaccia solo il clima, ma anche la tenuta delle nostre società”.
La classifica di Greenpeace
Lo studio esamina i risultati attuali insieme alle condizioni necessarie per portare a termine la transizione: emissioni e prestazioni dei sistemi di riscaldamento, politiche e pianificazione, infrastrutture, governance e finanziamenti, nonché misure di tutela sociale. Stoccolma si colloca al primo posto (punteggio di 91,8), seguita da Parigi (83,5) e Vienna (81,4 punti). Stoccolma combina un consumo diretto di combustibili fossili estremamente basso con un sistema di riscaldamento maturo e una solida capacità di fornitura, mentre Parigi e Vienna, nonostante una maggiore dipendenza dai combustibili fossili, si collocano ai primi posti grazie a pianificazione, investimenti e a un’implementazione più incisivi. Nel dettaglio, nella capitale della Svezia il consumo diretto di combustibili fossili negli edifici è molto basso e le emissioni sono in calo, ma la forte dipendenza dall’incenerimento dei rifiuti, comprese le plastiche fossili, impedisce che il suo sistema di riscaldamento possa essere considerato completamente rinnovabile o libero dai combustibili fossili. Parigi è al secondo posto, combinando una rapida riduzione delle emissioni degli edifici derivanti dall’uso diretto di combustibili fossili con ingenti investimenti nella rete di riscaldamento, solidi finanziamenti e misure di protezione sociale, sebbene il riscaldamento alimentato direttamente dai combustibili fossili e l’uso del gas nel teleriscaldamento rimangano significativi. Vienna, invece, è terza in classifica: presenta uno dei percorsi di uscita dal gas a lungo termine più chiari. Il suo ‘Piano per il riscaldamento al 2040’ prevede la sostituzione di circa 600mila impianti di riscaldamento a gas ed è sostenuto da una solida governance e da ingenti investimenti, sebbene il teleriscaldamento resti ancora sostanzialmente dipendente dai combustibili fossili.
Le città ‘in miglioramento’
Copenaghen, capitale della Danimarca, è al quarto posto e rientra tra le città ‘in miglioramento’. L’uso diretto di combustibili fossili negli edifici è estremamente basso e l’elettrificazione del teleriscaldamento sta avanzando rapidamente, ma l’incenerimento dei rifiuti rimane significativo e la pianificazione del Centro Energetico di Svanemølle prevede una notevole capacità di caldaie a gas senza un’esclusione vincolante e verificata del gas fossile. Amsterdam, invece, è al quinto posto, anch’essa nella categoria “in miglioramento”, combinando un chiaro obiettivo di abbandono del gas entro il 2040, forniture a livello di quartiere e solide misure sociali con una sostanziale dipendenza attuale dal gas e un nuovo impianto di riscaldamento ausiliario alimentato a gas che fa scattare un segnale di “investimenti significativi nel settore fossile”.
La parte centrale della classifica
Budapest, Praga, Berlino, Varsavia e Bruxelles sono separate da appena 1.5 punti, con elementi di forza e di debolezza molto diversi. Alcune ottengono risultati migliori in termini di governance e pianificazione, mentre altre presentano situazioni correnti più solide. Tuttavia, la dipendenza dai combustibili fossili e i percorsi di transizione incompleti rappresentano un limite per tutte e cinque le città. Madrid e Lisbona, invece, ottengono risultati relativamente buoni per quanto riguarda gli indicatori legati alle emissioni, ma mostrano ancora risultati limitati nella sostituzione del riscaldamento a combustibili fossili e non dispongono di percorsi completi di phase-out a livello cittadino. Madrid si colloca all’undicesimo posto, davanti a Lisbona, dove il clima mite e un riscaldamento invernale inadeguato complicano ulteriormente l’interpretazione del risultato sulle basse emissioni.
I fanalini di coda. Perché Roma è penultima
Le città con il punteggio più basso devono affrontare lacune di transizione più profonde. Atene, Roma e Bucarest rimangono nella fascia “con limiti” perché la dipendenza dai combustibili fossili, la pianificazione incompleta e i risultati limitati della transizione superano le misure emergenti di ristrutturazione ed elettrificazione. Bucarest è ulteriormente penalizzata da un nuovo importante investimento nel teleriscaldamento a gas. “A Roma l’elettrificazione sta prendendo piede, ma il gas rimane ancora fondamentale per il riscaldamento” si spiega nel rapporto. Il “Climate City Contract” della città collega la decarbonizzazione degli edifici a ingenti investimenti pianificati, mentre i programmi comunali stanno riqualificando scuole e altri edifici pubblici, con alcuni progetti che integrano energie rinnovabili e soluzioni di riscaldamento a basse emissioni di carbonio. Come spiega il rapporto, però, anche se “Roma è andata oltre la fase di pianificazione” la transizione “è ancora in fase embrionale. Il gas fossile rimane ampiamente utilizzato per il riscaldamento e l’acqua calda e Roma non ha una scadenza per porre fine al riscaldamento fossile”. E la strategia di ristrutturazione edilizia del 2026? “Punta alla sostituzione progressiva del gas con pompe di calore, isolamento termico, energia solare e soluzioni geotermiche, ma ciò non si è ancora tradotto in una transizione concreta a livello cittadino”. Manca, inoltre, di un piano termico territoriale dedicato. Greenpeace lancia la campagna ‘Gas-Free Cities’, invitando sindaci e amministratori locali a sottoscrivere la Dichiarazione delle città libere dal gas e chiedendo loro di impegnarsi a stabilire una data per l’abbandono del gas fossile e a promuovere la transizione energetica a livello locale.
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