Albania, scontri a Tirana: i manifestanti chiedono le dimissioni del premier Edi Rama
Non si placa l'ondata di proteste antigovernative in Albania, dove sabato 31 ottobre i manifestanti sono tornati a riempire le strade della capitale Tirana per chiedere le dimissioni del primo ministro Edi Rama. La mobilitazione, iniziata nel pomeriggio con bandiere nazionali sventolate lungo i viali principali, è culminata in serata in momenti di forte tensione e scontri con le forze dell'ordine.
Con il calare del buio, i reparti antisommossa schierati con gli scudi sono stati affiancati dai mezzi blindati della polizia, che hanno azionato gli idranti ad alta pressione per disperdere la folla. Poco dopo, una piccola esplosione ha generato una fiammata e del fumo proprio a ridosso del cordone di sicurezza e dei camion della polizia, lasciando il selciato disseminato di detriti. Nel corso della serata, un drone illuminato da luci lampeggianti si è avvicinato a bassa quota all'area del corteo, finendo per schiantarsi contro i rami di un albero e precipitare capovolto sull'asfalto, accolto dalle urla di esultanza dei presenti.
Al centro della rabbia dei cittadini vi sono le accuse di corruzione, la crisi economica e la sfiducia totale nell'intera classe dirigente. «C'è molto che non va in questo Paese, perché il nostro governo lavora con la criminalità e l'opposizione collabora con loro», ha denunciato Rezarta Sadikaj, studentessa di architettura di 22 anni. La giovane ha accusato i politici di derubare la popolazione e mantenerla in povertà da oltre un decennio attraverso false promesse, ribadendo che la piazza non intende più farsi mettere a tacere e pretende il passo indietro del premier.
Sulla stessa linea Arlind Fama, studente di giurisprudenza di 25 anni, che ha garantito la prosecuzione a oltranza della mobilitazione: «Non fermeremo mai questa protesta; forse in alcuni giorni ci saranno meno studenti e meno cittadini in strada e in altri di più, ma andremo avanti finché Edi Rama non si dimetterà».
A pesare sul malcontento giovanile è soprattutto l'impossibilità di costruirsi un futuro nel Paese, come spiegato da Evis, un manifestante di 27 anni sceso in piazza con una maschera antigas al collo. «Partiamo dall'istruzione: è completamente a pezzi, e anche se ottieni una laurea non riesci comunque a trovare un lavoro», ha affermato il giovane, puntando poi il dito contro l'insostenibile costo della vita. «Lo stipendio medio è di 500 euro e l'affitto costa 500 euro: come può una persona guadagnarsi da vivere?» ha aggiunto, denunciando inoltre gli appalti opachi e gli accordi sottobanco tra i partiti. «Non abbiamo un'opposizione, nessun partito politico rappresenta l'opposizione per gli albanesi: siamo noi, il popolo albanese, l'opposizione».
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