Lucio Corsi: "Senza fantasia i fogli bianchi non colorano la vita"

Lucio ovviamente non possiamo che partire dal singolo Napoleone Buonanotte e da Figurati un Po', il brano che mi hai fatto ascoltare in anteprima: cosa rappresentano?
Figurati un Po' è uno di quelli che nei tre concerti nei palazzetti testerò dal vivo. Entrambi saranno parte del disco nuovo per il quale ho bisogno di più tempo per scrivere, ci lavorerò dopo i live. Certo rispetto a un po’ di tempo fa la situazione è cambiato ma ti dico che mi fa piacere percepire l’affetto della gente, non mi pesa. D’altro canto per scrivere cose nuove serve il tempo ed è normale dunque non essere in televisione, cosa che molti pare strana
Quindi hai superato la fase del giudizio?
Di tanti giudizi e commenti me ne sono sempre fregato e continuerò a farlo, è inutile farsi vedere se hai canzoni di me**a, fatti vedere se hai belle canzoni se no offri solo un prodotto mentre la musica è una forma di espressione.
Quanto quello che accade nel mondo condiziona il tuo approccio alla scrittura?
Ovviamente ciò che accade intorno a noi condiziona la scrittura, personalmente cerco di filtrare ma parti in rapporto a quello che accade un foglio bianco diventa spreco di spazio se non ci innesti la fantasia: occorre reinventarsi le cose che vedi accadere fuori dalla finestra attraverso la fantasia, renderle migliori o peggiori o ribaltarle non fa differenza, conta la fantasia. La chiave di lettura è l’immaginazione, bisogna tuffarcisi e viverla, ti rende meno pauroso rispetto agli altri.
Raccontami Napoleone Buonaotte.
E’ una canzone narrativa, declina l’amore per la solitudine, il mio è un napoleone decadente e glam rock, il brano ha un suono che ho inseguito per anni, è quel folk glam rock che ho affinato nel tempo, come ha fatto mia nonna che dal 1959 fa i tortelli al ragù. Questo Napoleone è una storia d’avventura, un racconto di vittorie e di ritirate.
Quando arriverà il nuovo album?
Per la scrittura cercherò di non metterci sei anni ma voglio rispettare i miei tempi, trascorrono sempre circa tre anni tra un disco e l’altro. Ora sono più popolare ma il metodo non cambia.
Cosa ti trasmette tranquillità?
Mi sono sempre schermato con l’avere intorno i soliti amici con i quali invento le cose da anni, sono quegli amici che ci sono sempre, non è cambiato granché nella mia vita, ho bisogno di essere contornato da persone fidate. Poi è vero che la campagna, che io amo, si porta dietro lo starsene da soli, ma io ho un equilibrio non equilibrato che mi piace e ti confesso che talvolta la solitudine mi manca, meglio starci insieme che sopportarla.
Cosa mi puoi anticipare dei tre concerti a Firenze, Roma e Milano?
I palazzetti sono un test in prospettiva futura per provare un palco così grande, testeremo canzoni nuove, sarà un momento di ascolto e io, da pubblico, amo ascoltare cose nuove anche se oggi si fa poco per paura di bruciarle.
Ascolteremo anche qualche brano vecchio tratto da Vetulonia Dakar?
Non riesco più a cantare le canzoni del liceo, i brani giovani sono per sempre antipatici e neanche li ascolto. Testare, come farò, serve anche a dare un senso alla scaletta, voglio replicare le prove aperte che precedono i palazzetti perché ogni palco ha una sua dignità che ti può catapultare da qualunque parte. Ho musicisti con me che conoscono il valore di suonare in un bar che è dove si esibisce il 90 per cento dei musicisti dunque va rispettato. I posti piccoli affrontati full band servono a darci emozioni, è bello stare appiccicati.
Come riesci a raccontare la quotidianità drammatica che viviamo attraverso la fantasia?
Raccontare il mondo per come si vede dalla finestra è uno spreco di fogli bianchi, reinventandoli con la fantasia fai un atto. I casini politici che osserviamo non hanno fantasia e la paura la vinci con la fantasia: la fantasia è la chiave della rivoluzione.
Che pensi delle manifestazioni di queste settimane?
Amo i ragazzi scesi in piazza per il presente e il futuro e rappresentano una grande speranza ma la violenza va sempre condannata. Loro combattono per una istruzione migliore: nel mio liceo sul muro c’era una crepa e io che ero seduto laterale vedono il giardino, nello stesso posto oggi senti meno la voce del professore e più il rumore degli aerei da guerra. Bisogna riflettere su quello che accade perché richiama la paura, servirebbe un sogno comune tra chi lotta per il futuro e chi spacca le vetrine. La chiave è la paura del diverso, è il non avere immaginazione.
Hai un porto sicuro? A chi ti affidi per i consigli?
Mi consulto con famiglia; mia nonna è sempre nel locale e andava a scuola col cavallo. Era l’unica con la patente e ha costruito il ristorante e ha chiamato a lavorarci tutte le sue sorelle. La critica in famiglia è mia madre poi se ne pente e io le ricordo che lo aveva detto. Poi gli errori ci stanno, fanno parte del gioco.
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