PunchPHOTOS: Olu Jacobs’ funeral mass underway, Hamzat, Amosun, others attendDaily MaverickHas the City of Cape Town stopped listening to residents who oppose development?InquirerPalawan confirms ASF case, strengthens containment measuresХабрFAIRouter. Мы научили ИИ выбирать лучшую LLM модель для каждой задачиZDF heuteEntdecken Sie das ZDF-NachrichtenstudioSRF NewsWahlen Kanton Freiburg – Die Freiburger Kantonsregierung steht vor einem Umbruch7sur7Lula, l’ultime course d’un géant de la gauche brésilienneSportstarIndia vs China LIVE score, Asian Games 2026 women's hockey final: Match delayed; Gold-medal match from 4:30pm IST onwardsNHK 社会【動画】Pickup NEWS(10月2日)Il Fatto QuotidianoX Factor 2026, Giorgia si commuove dietro le quinte: il 18enne che ha cantato Alex Baroni la lascia senza parole. Poi i quattro giudici bocciano la performanceCollider10 Must-Watch Shows for Fans of HBO's 'Lanterns'BBC NewsNo more cereal at the end of the aisle? New rules in Scotland's supermarkets
The Daily Newsstand · Free, Always
Friday, October 2, 2026

Ariete: “Tante volte ho fatto finta di niente e il dolore mi è arrivato come un razzo. In amore non bisogna mentire, bisogna dirsi anche le cose difficili, sapendo che la parola è la chiave di tutto”

Translate

“Tutti Tornano A Casa” è l’album della cantautrice romana Ariete che arriva a tre anni di distanza da “La notte” e che raccoglie il percorso artistico e personale degli ultimi anni. Anticipato dal singolo “Che Bella Vita” con Angelina Mango, il progetto si compone di dodici tracce e ruota attorno all’idea di casa, intesa di volta in volta come protezione, ritorno, affetto familiare e, soprattutto, spazio interiore costruito nel tempo.

Nel disco trovano posto anche le collaborazioni con Fulminacci in “Mano Nella Mano”, con Tredici Pietro in “Casa Mia / Casa Tua” e con prima stanza a destra in “Quando La Luna Si Accende”. Dal 7 novembre l’album sarà portato dal vivo nel Club Tour 2026, sette date autunnali che partiranno dall’Atlantico di Roma e si concluderanno l’11 dicembre al Palatour di Bitritto, in provincia di Bari, mentre i firmacopie sono in programma a Roma il 2 ottobre, a Milano il 3 e a Napoli il 4.

Perché alla fine “Tutti tornano a casa”?
Perché alla fine tutti hanno voglia di sentirsi a casa, che sia in un luogo fisico o metafisico. Casa è tutto ed è niente. So per certo che il concetto didascalico di casa può non piacere a tutti, quindi mi auguro che ognuno, per questo disco, se lo cucia addosso a seconda di dove si sente più a casa. La casa può anche essere stretta, e allora tante volte bisogna scappare per trovare un luogo in cui ci si sente al sicuro.

La generazione di oggi, secondo te, ha abbastanza coraggio “per vivere tra un cuore e un altro”?
Secondo me ha molto più che coraggio. Quando ho scritto quella frase non mi stavo elogiando, anzi: mi stavo quasi sminuendo, perché penso che la mia generazione prenda l’amore e la sua importanza un po’ sotto gamba. Proviamo molto, sentiamo tante cose, non sempre riusciamo a esprimerle e nessuno può insegnarcelo, ovviamente. Però tante volte, tra un cuore e un altro, non trovi mai posto.

Tra “Capricci” e “Rivoluzione” si parla di innamoramento. Qual è la cosa (o l’errore) che in amore non si dovrebbe assolutamente fare?
In amore non bisogna mentire, mai. Bisogna comunicare, dirsi anche le cose difficili, sapendo che la parola è la chiave di tutto. Io sono una grandissima fan della parola: mi piace parlare, nelle relazioni, nei rapporti, nelle interviste. Per me parlare è la chiave di tutto, sempre.

In “Tachicardia” racconti di un lutto. Come si può attraversare il dolore in maniera consapevole?
Si racconta di un lutto e soprattutto delle sensazioni fisiche, come appunto la tachicardia, che sembrano quasi rovinarti la giornata o metterti i bastoni tra le ruote. Quando l’ho scritta non ero in un buonissimo momento: un’ora dopo sarei andata al funerale di un caro amico. Non so come si faccia, in realtà. Tante volte ho fatto finta di niente e il dolore mi è arrivato come un razzo, magari sei mesi dopo. Penso che la cosa migliore sia viverlo come si preferisce. In questo caso ho avuto la fortuna, che non mi capita spesso (non è che mi metta subito a scrivere una canzone), di svegliarmi quella mattina col cuore che mi scoppiava e di mettermi al pianoforte come prima cosa. Stavolta mi è andata bene. Tante altre volte ci sbatto la testa in duecentomila momenti diversi, oppure mi faccio un pianto, oppure sto tutto il giorno a casa. Non posso giudicare chi fa lo stesso o fa diversamente, perché il dolore è una cosa delicatissima.

“Casa mia / Casa tua” viaggia sul tono della nostalgia. Cosa ti manca di più della tua adolescenza?
È un brano ambientato tra i miei 16 e i 18 anni che, anche se sono a malapena otto anni fa, dopo tutte le cose che mi sono successe mi sembrano quindici. Mi manca molto quel periodo, ne sono nostalgica: avevo appena iniziato a fare musica, uscivo fino a tardi a Roma, prendevo i notturni, stavo sempre in giro. Mi piaceva fare baldoria, conoscere nuova gente, essere una persona con uno stile di vita normale. Il brano parla proprio di questo. La diretta interessata è la mia primissima ragazza di allora. Non è una canzone dedicata a lei perché io provi ancora una mancanza o un sentimento, ma perché penso sia stata una bella esponente di quel periodo e la ricordo con molta felicità.

A proposito di “Seduta n.65”: il tema della salute mentale, specie tra i giovanissimi, è sdoganato o c’è ancora lavoro da fare?
Mi sento di dire che oggi è sdoganato, soprattutto perché mi sono fatta un po’ di ricerche e tra i giovanissimi è un tema ricorrente. Forse la cosa più difficile è la comunicazione tra i giovanissimi, i genitori e i nonni, che non hanno avuto la fortuna di crescere in una generazione in cui se ne parlava apertamente. Oggi tra noi giovani sento dire tranquillamente che è importantissimo farsi seguire in terapia, per parlare con qualcuno di neutro che può aiutare veramente, veramente tanto.

Hai collaborato in questo disco con Angelina Mango, Fulminacci, Prima stanza a destra e Tredici Pietro: un aggettivo per ognuno di loro?
Angelina Mango: magnetica
Tredici Pietro: sciallone (anche se non so se è un aggettivo, ma è proprio sciallone)
Fulminacci: buono
Prima stanza a destra: sorprendenti

View the original on Il Fatto Quotidiano →

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.