“Sporcare la vittima – Sigfrido Ranucci e il potere che non sopporta di essere osservato”: il libro sul caso dell’ex conduttore di Report
“REPORT, SPORCARE LA VITTIMA – Sigfrido Ranucci e il potere che non sopporta di essere osservato”. È questo il titolo del nuovo libro di Marco Milioni e Gianluca Prestigiacomo, che come si ben percepisce dalla titolazione, affronta il caso Ranucci ma da un’altra prospettiva: la vittima che viene “sporcata“. Prendendo le mosse dall’attentato subìto da Ranucci e dagli sviluppi giudiziari e mediatici che hanno successivamente investito il giornalista e la trasmissione Report, fino alla decisione della Rai di sostituirlo alla conduzione del programma, i due autori si interrogano su un fenomeno che attraversa la storia italiana e investe direttamente la qualità della vita democratica: il processo attraverso il quale chi esercita una funzione di controllo sui poteri politici, economici e istituzionali può diventare a sua volta oggetto di una progressiva delegittimazione.
L’espressione “sporcare la vittima” è usata per indicare un meccanismo nel quale l’attenzione pubblica si sposta gradualmente dall’aggressione alla persona che l’ha subita. Le sue frequentazioni, le fragilità, le relazioni personali e le eventuali contraddizioni – ricordano gli autori – vengono isolate e ricomposte all’interno di una narrazione capace di modificarne la percezione pubblica, fino a rendere la vittima stessa destinataria di sospetti. Attraverso il confronto con vicende differenti della storia italiana, Milioni e Prestigiacomo analizzano le forme che tale processo può assumere, senza presupporre necessariamente l’esistenza di una “regia” comune o sovrapporre responsabilità e contesti storici diversi. La vicenda Ranucci acquista così un significato che supera il destino professionale del singolo giornalista. La questione investe il rapporto tra informazione e potere, tra testate e fruitori del sistema dell’informazione, in ragione delle pressioni esercitate sulle redazioni.
In altre parole, rimane drammaticamente aperto il problema dell’autonomia del servizio pubblico radiotelevisivo e del giornalismo in genere. Milioni e Prestigiacomo affrontano questi temi distinguendo la critica professionale dalla delegittimazione personale, nella convinzione che la difesa della libertà di stampa non possa tradursi nell’attribuzione di una presunta “infallibilità” di chi esercita il mestiere di giornalista. La verifica delle fonti, il rispetto della verità sostanziale dei fatti e la responsabilità per gli eventuali errori rimangono princìpi irrinunciabili.
Proprio lo stesso Ranucci, ieri, nel videomessaggio inviato al Rumore Festival, organizzato da Fanpage a Roma, ha detto: “Dobbiamo essere più partecipi nel difendere il nostro diritto a essere informati, nel tutelare la stampa accreditata, nel fare scelte consapevoli e non consentire a nessuno di farci essere infelici. Dal 2000 – ha ricordato Ranucci nel messaggio, registrato in una pausa delle prove del suo spettacolo Diario di un trapezista a Bologna e privo di riferimento alla sua vicenda e alla rimozione dalla conduzione di Report – l’informazione a livello mondiale è stata colonizzata dai social, dalle piattaforme“.
E ancora: “Qualche giorno fa l’istituto di ricerca della Reuters ha certificato che per la prima volta nella storia dell’umanità la maggior parte mondo si informa attraverso i social, il web, e questo è il punto di non ritorno: ci deve far preoccupare il fatto che venga scelto come punto centrale dell’informazione una sorta di bibliotecario ubriaco, perché spesso la notizia che sta più in alto non è quella vera, ma la più cliccabile“. Nel web “vedo una massa di contenuti che viene dalla Silicon Valley e non ha nulla a che vedere con il nostro mondo, ma parla di divieto di diritti alla parità di genere, di politiche contro l’immigrazione, di negazione del cambiamento climatico e punta a far implodere l’Europa”, ha sottolineato.
Al tempo stesso però gli autori sostengono che ogni contestazione deve essere sostenuta da elementi concreti e verificabili, evitando che il sospetto reputazionale possa sostituire l’accertamento di una responsabilità. Gli autori avanzano alcune proposte di riforma del sistema dell’informazione, tra le quali nuovi strumenti di sostegno al giornalismo indipendente e l’adozione di uno “Statuto di garanzia del giornalismo d’inchiesta” capace di tutelare l’autonomia editoriale, la continuità delle redazioni, la riservatezza delle fonti e la sicurezza professionale di chi svolge attività investigativa. Nella prefazione, il consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Gianluca Amadori evidenzia l’ampiezza della prospettiva adottata dai due autori: la vicenda di Report offre l’occasione per esaminare le molteplici forme di pressione che possono investire il giornalismo, senza rinunciare all’equilibrio necessario tra libertà di informazione, tutela della reputazione, garantismo e presunzione di innocenza.
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