Ex Ilva, Mantovano: “Il governo non può soddisfare la richiesta dei sindacati di un cronoprogramma della decarbonizzazione”
Il governo conferma l’obiettivo di mantenere la produzione di acciaio in Italia e di avviare la decarbonizzazione dell’ex Ilva, con la prospettiva dei forni elettrici. Ma non è ancora in grado di indicare tempi e tappe del percorso industriale. Lo ha ammesso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano durante l’incontro con i sindacati sul futuro dell’acciaieria. “Il governo conferma il proprio impegno per dare continuità alla produzione dell’acciaio in Italia e per assicurare prospettive industriali a Taranto, con forni elettrici e decarbonizzazione. Ma non può allo stato di soddisfare la richiesta delle organizzazioni sindacali di disporre e discutere di un preciso cronoprogramma del processo di decarbonizzazione”, ha detto. La richiesta, ha aggiunto, sarà esaminata “non appena risulteranno sciolti i fattori di incertezza”. Riguardo all’ultimo capitolo dell’indagine sulla gestione di ArcelorMittal e Acciaierie d’Italia, con i pm che hanno chiesto i domiciliari per l’ex ad Lucia Morselli, Mantovano si è detto “fiero del fatto che questo governo abbia estromesso il socio Mittal tre anni prima dei recenti sviluppi giudiziari, tenendo conto delle anomalie che hanno concorso a determinare i guai successivi”.
Le incognite al momento sono soprattutto due: la scadenza dell’8 novembre per la presentazione delle offerte vincolanti di acquisto e la decisione della Cassazione sul ricorso contro il provvedimento della Corte d’appello di Milano che impone la fermata dell’area a caldo. Nel frattempo, il decreto-legge consente di mantenere gli impianti in riscaldo fino al 15 dicembre. Ma senza una soluzione per il futuro industriale del gruppo, il governo non è in grado di fornire ai lavoratori una tabella di marcia per la trasformazione degli stabilimenti.
Intanto, accanto alla ricerca di un acquirente e alla gestione della produzione, l’esecutivo prova ad aprire una strada alternativa sul fronte occupazionale. Mercoledì ha incontrato i vertici di Leonardo, Rheinmetall, Fincantieri e Ferrovie chiedendo di valutare possibili investimenti nell’area di Taranto e percorsi di reimpiego per i dipendenti dell’ex Ilva. I commissari straordinari dovrebbero mettere a disposizione delle aziende i dati sulla forza lavoro, così da consentire una valutazione delle possibili esigenze occupazionali. Il governo ha ribadito anche l’intenzione di intervenire con incentivi all’esodo e agevolazioni per favorire nuovi insediamenti produttivi. Sul fronte degli ammortizzatori sociali, Mantovano ha chiarito che la richiesta di cassa integrazione straordinaria per 8.622 lavoratori indica una platea massima potenziale, non il numero degli addetti che saranno necessariamente sospesi. Sono previste rotazioni e i commissari stanno cercando ulteriori commesse per ridurre i periodi di inattività.
I commissari straordinari hanno presentato un programma delle attività produttive e manutentive che si estende fino a febbraio 2027. Il programma contempla un fermo generale delle attività produttive dal 19 dicembre al 10 gennaio, oltre a ulteriori interruzioni tra gennaio e febbraio. I commissari sono al lavoro per reperire nuove forniture di bramme e coils e ulteriori commesse, con l’obiettivo di prolungare la continuità produttiva oltre febbraio e contenere i periodi di fermata. Il calendario prevede una ripresa delle lavorazioni a Taranto tra il 10 e il 14 novembre, essendo arrivate le prime navi con le bramme. Le attività logistiche e manutentive proseguiranno fino al 19 dicembre. A Genova sono previste attività di logistica, manutenzione, laminazione e produzione di banda stagnata fino alla fine di novembre. La ripresa è programmata dall’11 gennaio, con il riavvio della banda stagnata nella terza settimana del mese. A Novi Ligure, invece, manutenzioni, logistica e lavorazioni di verticalizzazione dovrebbero ripartire indicativamente dalla seconda settimana di febbraio.
La ministra del Lavoro Marina Calderone ha confermato le tre direttrici degli interventi previsti dal decreto 185: tutela delle imprese dell’indotto, integrazione della cassa integrazione fino al 70%, secondo quanto illustrato al tavolo, e incentivi alla ricollocazione, con misure previste fino al 30 giugno 2027. Per le aziende che assumeranno lavoratori coinvolti nella crisi è previsto un contributo di 20mila euro, erogato in due tranche da 10mila euro. Calderone ha annunciato che il ministero sta studiando la platea potenziale e la fattibilità tecnica di una misura specifica per consentire il pensionamento anticipato dei siderurgici vista la natura usurante del lavoro. Non è stata però ancora presentata una proposta.
Resta aperto anche il confronto sui requisiti per accedere agli ammortizzatori destinati alle imprese dell’indotto. Il governo sta valutando se il requisito del 50% del fatturato legato ad ADI debba essere riferito alla singola unità produttiva e quale debba essere il relativo ambito territoriale. Meno disponibilità c’è invece sulla possibilità di abbassare la soglia percentuale.
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