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Thursday, October 29, 2026

Virus Shamonda, il ministero della Salute: «Ad oggi non ci sono casi umani in Italia»

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Sul territorio nazionale, allo stato attuale, non sono noti casi umani di infezione da virus Shamonda (Shav). A confermarlo è il ministero della Salute, che ha predisposto una circolare dopo l’identificazione in Francia del primo caso umano documentato. Il ministero mira però ad alzare il livello di attenzione e fornisce indicazioni per la sorveglianza umana e veterinaria, dato che in Italia, da questa estate, è stata segnalata la presenza del virus in diversi allevamenti di bovini.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il rischio per la salute pubblica

Il ministero della Salute precisa innanzitutto che, sulla base delle evidenze disponibili finora, non è semplice valutare il rischio per la salute pubblica che può presentare il virus, dato che permangono ancora «significativi elementi di incertezza». Il primo paziente colpito dal virus, che è deceduto in Francia, infatti, era gravemente immunocompromesso, dinamica che non consente di «concludere per l’esistenza di un rischio significativo per la popolazione generale». Il soggetto aveva un’età compresa tra 60 e 70 anni, risiedeva in un’area rurale della regione francese Rhone-Alpes ed era stato ricoverato ininterrottamente da metà agosto 2026 per la sua patologia di base.

Con le informazioni a disposizione al momento, poi, non è possibile valutare in quale misura il virus Shamonda infetti le persone o provochi malattie, tanto che risulta difficile «definire in maniera affidabile l’entità del rischio per la salute pubblica» o «stabilire la frequenza delle infezioni umane, il relativo spettro clinico e le possibili modalità di trasmissione».

La trasmissione del virus attraverso vettori del genere Culicoides, precisa il ministero, rappresenta un’ipotesi plausibile, ma questa modalità di trasmissione all’uomo non è stata finora dimostrata, mentre permangono «incertezze rispetto ad altre possibili vie di acquisizione dell’infezione, inclusa quella trasfusionale».

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