Mostra di Venezia, il direttore Barbera: 'Il cinema italiano? Vanno rinnovati temi e linguaggi'
"La selezione italiana nel suo complesso era la più forte degli ultimi anni, i film sono stati accolti molto bene dal pubblico, dagli spettatori e da una parte della critica forse meno capiti dalla critica internazionale e dalla giuria, e questo rivela una sorta di gap tra il cinema italiano e le nuove tendenze del cinema contemporaneo a livello mondiale impongono una riflessione. È evidente che il cinema italiano è meno capace di rinnovarsi di altre cinematografie e di lavorare su nuove tematiche". Così il direttore Alberto Barbera al Casinò del Lido fa un bilancio con l'ANSA di questa 83/esima edizione della Mostra del cinema di Venezia che si è chiusa con una debacle del cinema italiano: cinque film in concorso e nessun premio.
Cosa fare? "Rinnovare temi e linguaggi, visto che è cambiato enormemente il pubblico in gran parte composto oggi da giovani e giovanissimi, mentre si continua a fare un cinema nel solco della tradizione. Bisogna accelerare questo processo di rinnovamento, di ringiovanimento. Ci sono tanti giovani registi che sono bravissimi, gli va data fiducia. È vero la giuria del concorso non ha premiato film italiani, ma i premi sono arrivati ad Orizzonti, alle Giornate degli autori, perché lì ci sono autori giovani e autori emergenti".
Che ne pensa sulla polemica che si rinnova ogni anno sulle quote rosa? "Fare distinzione di genere è razzismo. Sono felice che la giuria abbia premiato il film di una donna ('Woman Unknown' della regista May El-Toukhy ndr.) e non certo per ragioni di genere. A conferma del fatto che quando c'è la qualità questa premia. Che senso avrebbe avuto avere più film di donne se poi queste non erano all'altezza della competizione?".
E 'Naza' di Yuval Abraham e Rachel Szor, docu messo in concorso con coraggio che raccoglie le testimonianze di ufficiali israeliani che raccontano le loro tecniche per perpetrare il genocidio a Gaza? "È un gran film che ha una qualità cinematografica evidente a chiunque. I timori erano legati alla sicurezza degli autori che tuttora sono molto preoccupati dalla reazione violentemente negativa che in pratica il film ha avuto. Nel senso che nessun altro ha contestato la validità del film delle testimonianze. Lo standing ovation alla premiazione di tutte le persone presenti in sala vuol dire che le persone hanno aderito completamente al valore del film, al significato del film. Quindi questo dovrebbe far un po' riflettere questa levata di scudi da parte di tutta la comunità ebraica che non ha ancora visto il film e che pregiudizialmente lo discuta".
Questa scelta potrebbe dar fastidio ad Hollywood, alle grandi grandi major? "Non credo, so addirittura che sono in trattativa con un importante distributore indipendente americano cosa che significa che anche in America c'è qualcuno che non teme Naza".
Ma sicuramente Naza non piace al vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, che attacca oggi il festival dicendo: "C'erano pro Pal ovunque e standing ovation per i pro Pal, io ricordo che il 7 ottobre 2023 c'è stata la più grande strage di ebrei dal dopoguerra a oggi, quindi occorre equilibrio. Anche perché la caccia agli ebrei nel 2026 ci riporta indietro a un passato drammatico".
"Le dichiarazioni del vicepremier e ministro Salvini sono imbarazzanti - gli risponde Irene Manzi, capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera - e dimostrano una concezione della cultura completamente sottomessa al giudizio politico. Dire oggi che la Mostra del Cinema di Venezia non sia stata una manifestazione culturale, ma una manifestazione 'pro-Pal', è non solo profondamente sbagliato, ma anche di cattivo gusto".
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