“Con le mazzette coprivo in nero le spese di rappresentanza del sindaco Clemente Mastella”, la confessione dell’ex responsabile di gabinetto sulla Tangentopoli di Benevento
Il sovrano della Tangentopoli di Benevento Gennaro Santamaria, ex responsabile Gabinetto del sindaco Clemente Mastella (non indagato), sostiene di aver coperto coi soldi delle mazzette sugli appalti, e dei contributi al partito non registrati, anche le spese di rappresentanza del primo cittadino. “A Mastella era difficile dire di no…”. Dice questo, ed altro, come emerge dalla trascrizione integrale di due interrogatori investigativi, resi in Procura tra l’11 e il 13 maggio. Verbali che ilFattoquotidiano.it ha letto, in quanto desecretati nelle scorse settimane in vista degli incidenti probatori iniziati il 3 novembre per chiarir e le posizioni di 19 indagati.
Davanti al procuratore aggiunto di Benevento Gianfranco Scarfò, che lo incalza senza sosta, Santamaria – che in quel momento è in carcere con l’accusa di aver estorto somme a un imprenditore ostracizzandone le pratiche – sta vuotando il sacco del presunto sistema corruttivo nascosto dietro a decine di appalti e affidamenti pubblici. Elenca gli usi fatti delle somme che gli piovevano nelle tasche, manovrando illecitamente il suo potere di responsabile Gabinetto e superdirigente del Comune di Benevento, nonché quello derivatogli dalla autoproclamazione sul territorio sannita di organizzatore, coordinatore, finanziatore e tesoriere di fatto del partito mastelliano ‘Noi di Centro’.
Ruoli che Mastella, non indagato ed inconsapevole della provenienza di quei finanziamenti, come ribadito anche da Santamaria, ha disconosciuto. Mentre da ambienti mastelliani in queste settimane filtra una spiegazione maliziosa del superattivismo di Santamaria: forse voleva candidarsi a sindaco alle comunali del 2027 (Mastella è alla fine del secondo mandato).
L’ex dirigente comunale in quei verbali di maggio si sofferma sul suo ex incarico di responsabile gabinetto dell’ufficio del sindaco. Ovvero il professionista di Palazzo Mosti che doveva occuparsi delle spese di rappresentanza di Mastella. Una spina con cui ci si può ferire facilmente. Lo ricorda il pm Maria Colucci. “Era una voce sulla quale c’era l’attenzione della Corte” (Corte dei conti, ndr). A domanda Santamaria risponde: “Non è che c’è un plafond, però c’è un controllo molto rigido, quindi se lei, che ne so, fa tre mazzi di fiori per tre manifestazioni, casomai l’economo dice: no, ma sono troppe le spese… vanno rendicontate…”.
Poi Santamaria precisa che la sua generosità riguardava solo le spese non rendicontate. Questo che significa? Si capisce in un altro pezzo di un altro interrogatorio, quando Santamaria dice: “Il sindaco ha diritto alle spese di rappresentanza…(…) ma ne puoi fare un uso limitato, ma a Mastella era difficile dire no; è arrivato la compagnia di giro di Reggio Calabria, cinquanta persone e abbiamo offerto… che gli dicevi no?”. Per carità. Pensava a tutto Santamaria. In nero.
Santamaria pensava anche ad archiviare su pc e chiavette gli elenchi delle persone segnalate, e dei relativi segnalatori, per i concorsi pubblici di Benevento. Se ne discute, animosamente, durante l’interrogatorio del 12 maggio, nel momento in cui l’ex dirigente afferma due cose che è complicato tenere insieme: tra i nomi appuntati dei segnalatori c’è C. M., ovvero Clemente Mastella, però Santamaria precisa che “il sindaco diceva in queste cose non voglio… vinca il migliore, il migliore deve essere…”. Qui il luogotenente dei carabinieri interviene con la domanda che sarebbe sorta a chiunque. “Perché deve segnalarlo allora”? L’aggiunto Scarfò si inalbera. “Quindi mi sta dicendo che per un terzo (forse voleva dire un verso, ndr) dice tutto pulito e poi segnala! È questo che mi sta dicendo? (…) però lei permette, non è che stiamo attaccati all’albero”! Ovvero: non ci prenda in giro.
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